Il rilancio dell’Euratom per il Green Deal

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“L’espansione degli scambi di merci e la circolazione delle persone richiedono lo sviluppo congiunto delle principali linee di comunicazione finora oggetto di piani nazionali separati.  A tal fine, un’autorità comune dovrebbe essere autorizzata ad avviare lo studio di piani di sviluppo incentrati sulla creazione di una rete europea di canali, autostrade, ferrovie e sulla standardizzazione delle infrastrutture. Per la loro attuazione, l’autorità comune disporrà di un fondo per le infrastrutture di trasporto finanziato dai contributi degli Stati. Avrà il potere, attraverso una dichiarazione d’interesse europeo, di impegnare i governi nelle azioni necessarie alla realizzazione delle grandi vie di comunicazione.

Riconoscendo che le loro reti aeree separate non offrono le condizioni di costo né di servizio necessarie per un funzionamento moderno, i governi hanno deciso di creare una Società Europea Air-Europe fondendo, in condizioni adeguate, le principali compagnie esistenti o emergenti. La fusione delle reti permetterà e richiederà la messa in comune dell’industria di produzione aeronautica.

Il maggior contributo al progresso delle economie europee è la fornitura di energia. Per questo motivo, si dovrebbe attuare ogni disposizione per lo scambio di gas, elettricità e prodotti petroliferi raffinati, in modo da ridurre il costo degli investimenti e delle forniture. Le istuituzioni europee sono abilitate a stabilire prospettive comuni di sviluppo del consumo di energia e a tracciare le linee generali di una politica globale. A tal fine, sono informate dei programmi nazionali e possono esprime un parere sulla loro adeguatezza. Possono avviare l’elaborazione congiunta di piani di sviluppo per tutti i paesi, in modo che, nell’interesse dei necessari scambi energetici, l’installazione degli impianti sia realizzata nel miglior modo economico possibile.

L’unione degli sforzi per lo sviluppo dell’energia atomica a scopi pacifici aprirà la prospettiva di una nuova rivoluzione industriale su una scala mai vista negli ultimi cento anni.

I governi hanno quindi deciso di istituire una nuova autorità per lo sviluppo pacifico dell’energia atomica, alla quale trasferiranno la responsabilità e i mezzi per lo sviluppo pacifico di tale energia. Questi mezzi includono: la creazione di un bilancio comune coperto da contributi crescenti di ciascuno dei paesi partecipanti, e che si farà carico del finanziamento degli impianti e delle ricerche in corso o da intraprendere; il libero scambio di conoscenze e di tecnici di materie prime, sottoprodotti e strumenti specializzati; la messa a disposizione, senza discriminazione, dei risultati ottenuti e la concessione di aiuti finanziari per il loro sfruttamento pratico; cooperazione con i paesi non membri e assistenza tecnica ai paesi sottosviluppati.

I governi hanno convenuto di convocare una conferenza per preparare testi di trattati per soddisfare questi obiettivi immediati nei settori dei trasporti, dell’energia in generale e in particolare dell’energia atomica e, come secondo passo, per definire il programma e le condizioni di un’integrazione generale delle loro economie”.

Potrebbe essere il testo di un innovativo documento appena uscito dalla Commissione Europea per attrezzare l’Unione ad affrontare le sfide del futuro. Invece è stato estrapolato e tradotto dal francese dal Memorandum del 13 Aprile 1955 redatto da Pierre Uri su indicazione di Jean Monnet dal titolo “Projet de déclaration sur l’intégration progressive des marchés nationaux”; affrontava il tema dell’integrazione industriale, energetica, atomica, dei trasporti in una prospettiva unitaria, continentale. Poi dimenticato in un cassetto in vista dell’effettiva partenza dei Trattati di Roma.

Peccato; avremmo potuto essere 70 anni avanti. E non dovremmo discutere oggi di come individuare una prospetiva industriale ed energetica in ottica europea. Magari rilanciando l’Euratom (come chiesto pochi giorni fa dall’Austria), un  sistema giuridicamente già pronto, in attesa di essere scongelato ed aggiornato con l’obiettivo di affrontare la transizione ecologica, energetica e il contrasto ai cambiamenti climatici, come suggerito in questo paper (pag. 69). E il gioco sarebbe (quasi) fatto.