Il dovere storico dell’Europa: costruire un’economia più competitiva, inclusiva e sostenibile

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"Dobbiamo investire in un’economia pulita, competitiva, resiliente e inclusiva" scrivono Frans Timmermans, vice-presidente della Commissione europea, e Fatih Birol, direttore dell'Agenzia internazionale dell'energia. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

“Non possiamo uscire dal lockdown e tornare alle tecnologie e ai modelli di business superati del secolo scorso. Dobbiamo investire in un’economia pulita, competitiva, resiliente e inclusiva” scrivono Frans Timmermans e Fatih Birol.

Frans Timmermans è vice-presidente esecutivo della Commissione europea. Fatih Birol è direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia.

La pandemia di Covid-19 ha creato il più grande shock economico e sociale delle ultime generazioni. Mentre stiamo iniziando a tenere sotto controllo l’emergenza sanitaria, dobbiamo affrontare l’immensa sfida di ricostruzione della nostra economia e riparazione del devastante danno alle nostre comunità, lavoratori e imprese.

La crisi del coronavirus si è diffusa all’improvviso, prendendo molti alla sprovvista. Ma lo stesso non può essere detto delle grandi sfide a livello climatico e di biodiversità che ci troviamo ad affrontare: da tempo la scienza ha fatto presente la necessità di un’azione più urgente e significativa. Mentre i Paesi europei e non si stanno riprendendo dalla crisi attuale, dovremmo pensare a risanare sia le nostre economie che il nostro pianeta. La nostra salute e il nostro benessere dipendono da questo.

Dobbiamo assicurarci di non uscire dal lockdown e ritornare al dannoso “lock-in” delle tecnologie ormai obsolete e inquinanti e dei modelli di business superati del secolo scorso. Se andremo a spendere trilioni di euro per la ripresa, facciamolo nel modo giusto e investiamo in un’economia pulita, competitiva, resiliente e inclusiva nel ventunesimo secolo.

Lo slancio c’è già. Prima della crisi del Covid-19, le città europee chiedevano investimenti sostenibili, le aziende li stavano progettando e le persone scendevano in strada invocandoli a gran voce. L’Europa ha fatto del Green Deal la sua priorità pochi mesi fa e ora sta promettendo una ripresa ecologica. Non si tratta di un lusso ma di un concetto chiave della risposta alla crisi. Ma come e perché?

Semplicemente, perché ha ancora senso dal punto di vista economico e ambientale. In Europa, così come in diverse altre parti del mondo, investire in tecnologie energetiche, trasporti e industrie pulite è il modo per creare posti di lavoro ben pagati in loco e dare quindi una spinta alla crescita economica. Investimenti di questo tipo ci permetteranno di avvicinarci ai nostri obiettivi globali a livello climatico e ambientale e renderanno le nostre economie più resistenti a eventuali shock futuri.

Nella mente di molti in Europa, l’eredità del tracollo economico del 2008 e 2009 è che le banche sono state salvate e le persone non ci hanno guadagnato nulla. Questa volta dobbiamo ottenere qualcosa in più del puntellamento di un vecchio sistema; è necessario costruirne uno nuovo, che vada direttamente a beneficio dei nostri cittadini e dei loro figli. Dobbiamo investire le nostre risorse in progetti sostenibili che portino vantaggi sia immediati che a lungo termine, come il rinnovamento dell’edilizia, infrastrutture energetiche pulite e trasporti a basse emissioni.

Gli edifici sono ancora responsabili di un terzo delle emissioni di gas serra in Europa e troppi cittadini faticano a pagare le bollette per le loro case dotate di scarso isolamento termico e sistemi di riscaldamento inquinanti. Il settore edilizio – con i suoi 15 milioni di lavoratori diretti e indiretti – può essere risollevato con una spinta innovatrice che renda case ed edifici pubblici più ecologici. I progetti di rinnovamento possono essere realizzati rapidamente e circa il 60% della spesa per l’ammodernamento dell’efficienza energetica domestica andrebbe direttamente ai lavoratori locali del settore, secondo l’analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia. Concentrarsi sul’’edilizia popolare, le scuole, gli ospedali e altre infrastrutture ad alto impatto aiuterebbe molto le comunità più colpite e garantirebbe un grande contributo alla ripresa economica.

Un altro esempio è il settore dei trasporti. Piani di rottamazione che contribuiscano all’acquisto di veicoli ecologici, affiancati da investimenti in una rete europea di punti di ricarica elettrica, darebbero una spinta notevole al settore dell’industria automobilistica, gravemente colpito dalla crisi, ma anche al passaggio definitivo verso una mobilità più pulita. Investimenti in sistemi di trasporto urbano sicuri ed ecologici, come autobus e tram a idrogeno, insieme a un aumento dei viaggi in treno aiuterebbero chi non si può permettere un veicolo privato, o non lo considera più necessario.

Mentre usciamo dalla crisi, dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per aiutare le regioni minerarie ricche di carbone a preparare il loro futuro in un sistema energetico sempre più ecologico e decarbonizzato. La ripresa green a livello europeo non dovrebbe lasciare indietro nessuno. Gli investimenti nell’energia pulita devono essere al centro del piano di ripresa se vogliamo mantenere lo slancio sul clima e supportare l’industria europea. L’energia solare ed eolica dovrebbero beneficiare di un supporto significativo da parte dell’Unione Europea. E due elementi importanti che stanno emergendo in questo periodo del processo energetico pulito, gli elettrolizzatori a idrogeno e le batterie agli ioni di litio, diventeranno presto le tecnologie di punta di questo decennio. Il loro impiego dovrebbe recitare un ruolo chiave nel rafforzamento dei trasporti e delle industrie a livello europeo, mentre il continente si riprende dalla crisi e punta a sviluppare una nuova produzione avanzata per l’esportazione. Se l’UE sfrutta questa opportunità, si garantirà un vantaggio sui mercati globali.

Per riuscirci, i leader, le imprese e i cittadini europei dovranno essere coraggiosi. Abbiamo dimostrato che possiamo adattarci a nuove realtà durante la crisi del Covid-19. Ora è venuto il momento di far vedere che possiamo anche costruirle. Guardiamo oltre il mondo come lo conoscevamo e impegnamoci per realizzare il mondo che vorremmo vedere. È giunto il momento.