Germania, emissioni dannose ed equità intergenerazionale

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La Germania, sulle emissioni di gas serra, sembra aver intenzione di fare davvero sul serio. Non può essere letta in altro modo la sentenza della Corte Costituzionale del 29 aprile che ha rispedito al mittente (ossia al governo) la legge sulla riduzione delle emissioni di CO2, la Klimaschutzgesetz. La sentenza sostiene che la legge pesa in maniera eccessiva ed iniqua sulle generazioni future, rispetto a quelle presenti.

Fino ad oggi, si è sempre data per scontata la progressiva, invitabile erosione dei beni pubblici, sulla base del fatto che le generazioni future (le quali si ritrovano con i benefici, ma anche i danni, di ciò che fanno le generazioni presenti) non votano. E non possono, ad esempio, scegliere di rinunciare a godere della ricchezza generata da industrie pesanti ed altamente inquinanti in nome di un diritto alla salute ed all’aria pulita. Da qui il sovra-sfruttamento dei beni collettivi.

La Corte ha invece stabilito che posticipare al 2030 la maggior parte dei tagli alle emissioni dannose è iniquo dal punto di vista intergenerazionale. Perché implica che, mentre oggi i tedeschi possono continuare a portare avanti modelli di consumo altamente inquinanti, spostandosi (tanto per fare un esempio) su SUV da 400 cavalli, i giovani di domani, quando fra dieci anni potranno forse permettersi l’acquisto di un SUV, non potranno più farlo per rispettare le leggi sul clima.

Una buona idea, naturalmente. Soprattutto per il fatto, quasi rivoluzionario, che tutela le generazioni future come se fossero già oggi rappresentate, come se avessero un diritto di voto per le scelte attuali. Ma è anche una sentenza un po’ inquietante. Perché presuppone che il benessere dipenda, di fatto, dal consumo. E che, se non si può consumare come oggi, necessariamente ciò determini una diminuzione di possibilità e di soddisfazioni per i giovani di domani.

Temi che non intaccano la portata storica della sentenza. Ma sui quali credo dovrebbe essere urgente riflettere, se vogliamo davvero avviare un percorso sensato di riduzione delle emissioni e delle esternalità negative verso la neutralità climatica; soprattutto se intendiamo costruire un domani completamente diverso dai riferimenti culturali di ieri.