Mobilità sostenibile: in Europa occorre maggiore coraggio

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Un bus elettrico a Parigi. [EPA-EFE/CHRISTOPHE PETIT TESSON]

I sindaci di 4 importanti città europee (Bonn, Bruxelles, Dublino e Milano) hanno inviato una lettera alla Commissione Europea nella quale lamentano perdite significative sui ricavi dai trasporti pubblici. E chiedono un fondo da 3,5 miliardi di euro per veicoli a zero-emissioni, sostegno alla mobilità pedonale e ciclistica, un generale impegno all’ammodernamento digitale dei mezzi e delle reti.

Richieste legittime e comprensibili. Volte a migliorare la qualità del trasporto pubblico, elemento essenziale del benessere di una comunità. Quello che ci si chiede è se sia sufficiente, perché la sensazione è che, una volta terminata la pandemia, il problema si dimostrerà decisamente più ampio. Di parecchi ordini di grandezza…

Sono proprio le grandi aree metropolitane a dover assumere il ruolo di protagonisti nella transizione verde auspicata dalla Commissione. E non sarà certo con qualche spicciolo (certo, 3,5 miliardi non sono esattamente ‘spiccioli’) che potrà aumentare la componente green e la resilienza delle grandi comunità in Europa.

Quando abbiamo scritto con Alfonso Iozzo che, nella trasformazione verso la quale inevitabilmente si muoverà il MES, una buona idea sarebbe di trasformarlo in un Fondo per gl’investimenti green sul piano europeo, pensavamo alla possibilità, tramite quello strumento, di mobilitare in 10 anni 4 trilioni di euro.

Una proposta che nasceva da recenti pressioni della società civile e dai sindaci di oltre trenta altre grandi città per investimenti di lungo periodo, da implementare concretamente sotto forma infrastrutture materiali ed immateriali: sistemi innovativi di assistenza sociale, formazione e fruizione culturale, trasporto, infrastrutture digitali, innovativi sistemi sanitari integrati, riciclo dei rifiuti ed economia circolare, etc.

Insomma, una somma congrua, se si intende davvero fare sul serio nei confronti della transizione verde. Se si intende procedere a gambe levate sul sentiero della sostenibilità, della maggiore resilienza delle comunità locali agli shock esogeni, dell’innovazione nella programmazione integrata del territorio. Ed utilizzare l’occasione del Covid-19 per una trasformazione profonda che modifichi permanentemente l’efficienza dei sistemi territoriali locali e la qualità della vita di chi ci vive.

Altrimenti, possiamo anche accontentarci; e baloccarci con 3,5 miliardi per cambiare qualche autobus.