Ue, presto criteri di screening specifici per la definizione di investimenti “verdi”

La più grande centrale termica della Macedonia, la 'REK BITOLA'. EPA-EFE/GEORGI LICOVSKI

Nelle prossime settimane la Commissione europea dovrebbe specificare in dettaglio i criteri in base ai quali poter definire un’attività realmente “verde”. Si lavora ad una definizione tecnica che contribuirebbe a sbloccare i massicci investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi climatici che l’Ue si è data.

Il punto di partenza è l’accordo sulla cosiddetta tassonomia “verde”, definita nel dicembre 2019. Essa stabilisce i criteri per determinare quali attività potessero essere considerate “sostenibili”, attribuendo un marchio attraente per gli investitori di tutto il mondo, una sorte di “patente” di sostenibilità per quelle che attività che danno un contributo sostanziale rispetto ad uno dei sei obiettivi climatici e ambientali senza danneggiarne altri (secondo il principio del “do not Harm”) e che al contempo soddisfano i requisiti minimi delle Nazioni Unite sui diritti dei lavoratori e sui diritti umani.

La tassonomia è vista come uno strumento chiave per mobilitare i 350 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi che l’Europa necessita ogni anno per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Nell’ambito del regolamento sulla tassonomia, al TEG (il gruppo di esperti tecnici sulla finanza sostenibile) è stato chiesto di sviluppare raccomandazioni per criteri tecnici di screening per le attività economiche che possano dare un contributo sostanziale alla mitigazione o all’adattamento ai cambiamenti climatici, evitando al contempo danni significativi agli altri quattro obiettivi ambientali: uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine, transizione verso un’economia circolare, controllo della prevenzione dell’inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Ma questa metodologia richiede un ulteriore lavoro: bisogna stabilire dei criteri tecnici di screening dettagliati per determinare quando un’attività economica può essere etichettata come “verde”. Lo ha detto anche Andrea Beltramello, membro del gabinetto di Valdis Dombrovskis, vice-presidente esecutivo della Commissione responsabile dell’economia, nel corso di un evento organizzato da Euractiv. Il regolamento sulla tassonomia, infatti, non ha fornito un elenco esaustivo delle “attività verdi”, ma ha stabilito invece elencato le condizioni che devono essere soddisfatte.

I prossimi passaggi riguarderanno la definizione dei criteri di due dei sei obiettivi ambientali: la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento al clima. Per i restanti quattro (uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine; passaggio a un’economia circolare,   e riciclo dei rifiuti; controllo dell’inquinamento e protezione di ecosistemi) se ne parlerà l’anno prossimo. Prima di tutto ci sarà una consultazione pubblica di quattro settimane e poi il consueto iter che prevede l’approvazione del Parlamento e del Consiglio, con l’obiettivo di garantirne la piena applicazione entro la fine del 2021.

La Commissione intanto ha selezionato 50 membri e 10 osservatori speciali per far parte della Piattaforma sulla finanza sostenibile sulla base delle loro competenze in materia di ambiente, finanza sostenibile o diritti sociali e umani. Saranno loro a lavorare allo sviluppo di criteri tecnici di screening per la tassonomia dell’UE.

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