Transizione ecologica, gli esperti: il fondo sociale climatico dell’Ue è troppo piccolo per fare la differenza

Il vicepresidente della Commissione UE, Frans Timmermans, ha affermato di voler vedere sradicata la povertà energetica entro il 2030, ma alcuni temono che le proposte della Commissione possano peggiorare la situazione. [Christophe Licoppe / EC Audiovisual Service]

Questo articolo fa parte dello special report di EURACTIV sulla povertà energetica. Qui trovate tutti gli articoli (in inglese). 

La Commissione Europea ha proposto un “fondo sociale per l’azione per il clima” per proteggere le persone vulnerabili dai cambiamenti portati dalla transizione energetica. Tuttavia, il meccanismo non è adatto allo scopo, secondo ricercatori e responsabili politici del Parlamento europeo.

La proposta dell’esecutivo dell’UE è arrivata come parte del pacchetto di norme sul clima di luglio, ed è stata presentata come un modo per garantire che le famiglie più vulnerabili siano incluse nella transizione verde.

Ma il fondo è stato criticato per non essere all’altezza di fare ciò che è necessario per sostenere le famiglie europee più povere. Inoltre, il denaro con cui alimentarlo dovrebbe provenire da una proposta separata per introdurre un mercato della CO2 per il trasporto stradale e gli edifici, che secondo i critici rischia di alimentare la povertà energetica.

Secondo il Jacques Delors Institute, un think-tank, proprio questo sistema di scambio di quote di emissioni per i trasporti e i combustibili rischia di aggravare le sfide sociali associate alla transizione energetica.

Le bollette energetiche più elevate create dal prezzo delle emissioni in questi settori potrebbero avere conseguenze sociali significative per le famiglie europee, offrendo in cambio soltanto benefici limitati a livello di decarbonizzazione, ha affermato il think tank in un documento scritto dalla ricercatrice Camille Defard.

Defard sostiene che “il Fondo sociale per il clima come attualmente proposto non sarà sufficiente per mitigare gli effetti negativi e ingiusti dell’ETS II sugli europei, portando ad un alto rischio di disordini sociali”. Per questo, il Parlamento europeo e i paesi dell’UE, che attualmente stanno discutendo la legislazione, dovrebbero “mettere da parte” la proposta.

Parlando con EURACTIV, Defard ha affermato che la Commissione europea dovrebbe separare il fondo sociale per il clima dal secondo ETS, per evitare di compensare l’aumento dei prezzi. Invece, il fondo dovrebbe utilizzare le entrate aggiuntive dell’ETS originale, che quest’anno sono state molto più alte del previsto.

Il fondo sociale è una proposta per cui anche organizzazioni ambientali come Friends of the Earth hanno fatto campagne, ma il meccanismo di finanziamento proposto – legato al secondo ETS – li ha resi riluttanti a sostenerlo.

“La Commissione ha reso molto difficile per noi appoggiarla su questo, perché hanno inteso il fondo sociale per il clima come una sorta di misura in più per far passare una politica climatica molto regressiva”, ha detto Martha Myers di Friends of the Earth.

Il rischio è “che milioni di europei entrino in una situazione di povertà energetica e sperimentino il razionamento energetico, che è esattamente ciò di cui non abbiamo bisogno nell’ultima metà di questo decennio”, ha aggiunto.

Critiche simili sono arrivate da paesi dell’UE come la Polonia, la cui opposizione all’idea si è rafforzata dopo che la crisi dei prezzi dell’energia ha colpito i consumatori europei in autunno.

“Stiamo già osservando una situazione molto preoccupante per quanto riguarda l’aumento dei prezzi dell’energia, e le proposte della Commissione potrebbero peggiorare significativamente la situazione”, ha affermato il ministro polacco per il Clima e l’Ambiente, Adam Guibourgé-Czetwertyński in una riunione ministeriale di ottobre.

La creazione di un ETS separato per il trasporto e il riscaldamento degli edifici “potrebbe portare a un ulteriore aumento significativo dei prezzi dell’energia, soprattutto nei paesi in cui un’alta percentuale di famiglie fa affidamento su caldaie a carbone”, ha avvertito Guibourgé-Czetwertyński.

Clima, l'Ue crea un fondo sociale per proteggere i cittadini vulnerabili dall'aumento dei prezzi della CO2

La Commissione europea istituirà un fondo per sostenere le famiglie vulnerabili, se le loro bollette per il combustibile dovessero aumentare per effetto dell’estensione della tariffazione delle quote di emissione di CO2 ai sistemi di trasporto e quelli di riscaldamento degli …

Ma la Commissione Europea ha chiarito che il fondo sociale per il clima rimarrà collegato all’ETS. “Niente ETS, niente fondi sociali per il clima, quindi dovremmo cercare altri modi per aiutare i nostri cittadini”, ha detto il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans.

L’esecutivo dell’UE sostiene che il fondo sociale per il clima aiuterà i cittadini, anche se rimarrà legato al nuovo ETS.

Interpellato da EURACTIV in merito alle preoccupazioni sollevate dal meccanismo, un portavoce della Commissione ha dichiarato che “la Commissione è consapevole che la transizione verso un’economia climaticamente neutra può avere un impatto diverso su diverse regioni e gruppi. Pertanto, equità e solidarietà sono i principi chiave del Green Deal europeo”.

“Attraverso il nuovo Fondo sociale per il clima, la Commissione fornirà 72,2 miliardi di euro a prezzi correnti per il periodo 2025-2032 nel bilancio dell’UE, utilizzando in linea di principio il 25% delle entrate aggiuntive derivanti dall’estensione dell’ETS. La proposta è di combinare questo con contributi nazionali di almeno il 50%. Ciò consentirebbe al Fondo di mobilitare 144,4 miliardi di euro per una transizione socialmente equa”, hanno spiegato.

Troppo poco e troppo tardi

Ma pure la quantità di denaro disponibile è oggetto di critiche. Anche tralasciando la controversa connessione al secondo ETS, secondo Cornelia Ernst, deputata tedesca al Parlamento europeo per la sinistra, il fondo sociale per il clima arriverà troppo tardi e non fornirà abbastanza soldi per porre fine alla povertà energetica in Europa.

“Vediamo un grosso problema: un Fondo sociale per il clima da 72 miliardi di euro in sette anni, a partire dal 2025. È davvero molto, molto conservativo. Pensiamo di aver bisogno di un inizio anticipato e pensiamo che i soldi non siano [abbastanza]”, ha detto Ernst a EURACTIV, aggiungendo che il Parlamento europeo dovrebbe spingere per un’attuazione anticipata del fondo.

Anche Defard mette in guardia sul ritardo nella partenza dei finanziamenti, dicendo che la protezione per le famiglie vulnerabili avverrà solo all'”undicesima ora”.

Un’altra preoccupazione è che il fondo non sia abbastanza grande per alleviare l’impatto del secondo ETS e fornire fondi per programmi di ristrutturazione degli edifici o soluzioni di mobilità verde.

Secondo un portavoce della Commissione europea, “Il fondo consentirà agli Stati membri di fornire un sostegno diretto al reddito alle famiglie vulnerabili a basso e medio reddito, agli utenti dei trasporti e alle microimprese, nonché a sostenere gli investimenti verdi, compresi gli investimenti nell’efficienza energetica e nel rinnovamento di edifici, riscaldamento e raffreddamento puliti, integrazione delle energie rinnovabili e accesso a una mobilità a zero e a basse emissioni”.

Tuttavia, molti sono convinti che il fondo non riuscirà a raggiungere tutti questi obiettivi.

“Anche se esaminiamo solo i costi di ristrutturazione, [il fondo] non riuscirà a scalfire nemmeno la superficie di ciò che deve coprire. E questo prima ancora di affrontare i temi della proprietà dell’energia comunitaria, dell’accesso alle energie rinnovabili, delle pompe di calore. E infine, ovviamente, del trasporto ecologico, che è di per sé un cambiamento infrastrutturale estremamente costoso”, ha concluso Myers.