Tesla, la prima GigaFactory europea divide la Germania a causa dei rischi ambientali  

Il Ceo di Tesla Elon Musk. [EPA-EFE/ALEXANDER BECHER]

Industria contro ambiente: non è un dilemma nuovo, basta pensare – solo per citare il caso più eclatante per il nostro Paese – alle acciaierie Ilva di Taranto. La questione, tuttavia, riguarda anche i settori ritenuti il fulcro della green economy e dell’impegno per abbattere l’utilizzo di combustibili fossili e le emissioni di CO2. È il caso dell’azienda simbolo della mobilità elettrica, la Tesla di Elon Musk, il cui nuovo stabilimento europeo – che dovrebbe entrare in attività la prossima estate a Grünheide, a pochi chilometri a Sud-Est di Berlino –  ha acceso un forte dibattito tra i cittadini e le associazioni ambientaliste, come ha raccontato qualche giorno fa il Guardian

La prima GigaFactory europea

Il magnate statunitense aveva annunciato la costruzione dell’impianto – con un investimento previsto di 4 miliardi di euro – nel novembre 2019, promettendo almeno 10 mila posti di lavoro e la realizzazione, una volta a regime, di 500 mila vetture all’anno, a partire dall’‘economico’ Model Y. IL sito sarà la prima GigaFactory europea, in cui Tesla produrrà, oltre alle auto, batterie, celle e altri componenti. Una grandissima occasione per il Brandeburgo, un’area fin qui abbastanza marginale per il sistema industriale tedesco: lo stabilimento di Tesla è infatti il più grande insediamento produttivo costruito nella zona nell’ultimo secolo, che secondo il ministro dell’Economia del land, Jörg Steinbach, consentirà alla regione di “diventare un punto di riferimento per la rivoluzione energetica in Germania e in Europa”. Anche il partito dei Verdi – la vera forza emergente della politica tedesca degli ultimi anni, membro della coalizione che governa il Brandeburgo – sono favorevoli al progetto perché offrirà un’alternativa ai motori diesel e creerà posti di lavoro nell’area.

Gli oppositori, dal canto loro, hanno avanzato fin da subito motivazioni legate all’ambiente e al territorio, a partire dall’abbattimento di porzioni consistenti del bosco che circonda la cittadina per far posto all’impianto, e timori per la conservazione della biodiversità dell’area. Finora, per la costruzione dell’impianto di Grünheide Tesla è stata autorizzata ad abbattere 92 ettari di pini – l’equivalente di 13 campi da calcio – a cui ne potrebbero seguire altri 86, dopo il verdetto favorevole di un tribunale arrivata il mese scorso. “Grünheide è solo un paese di novemila abitanti, al confine con un’area protetta”, ha detto alla testata britannica Werner Klink, membro del Grünheide’s citizens’ initiative, un’associazione di cittadini contraria al progetto: “I piani di Musk lo trasformeranno in una città di 40.000 persone. Diventerà come Wolfsburg” – la città a Ovest di Berlino nata negli anni ’30 attorno all’enorme stabilimento Volkswagen. 

I rischi per l’ambiente 

La fabbrica di Tesla sorge a poca distanza dalla riserva naturale della Naturschutzgebiet Löcknitztal, un habitat importantissimo per animali come il colubro liscio (Coronella austriaca), un piccolo serpente non velenoso, la lucertola degli arbusti (Lacerta agilis, presente anche in Italia sulle Alpi), alcune specie di uccelli e di pipistrelli, e un particolare tipo di formiche rosse in via d’estinzione: proprio la difesa di queste specie è stata il punto centrale della lotta contro il progetto, guidato dall’Unione tedesca per la protezione della natura (NABU). Durante i lavori di costruzione, poi, per Tesla non sono poi mancati altri inconvenienti: come la sospensione della fornitura di acqua al cantiere per una fattura non pagata, o il fermo del cantiere decretato dal tribunale a dicembre 2020 per il mancato saldo di una garanzia richiesta dal ministero per l’Ambiente. 

Musk non si mostra preoccupato: occasionalmente posta dei tweet incoraggianti (come a Natale, quando ha ringraziato il Brandeburgo e la città di Grünheide), e nel corso della sua ultima visita in Germania, lo scorso settembre, ha detto di essere “fiducioso che questo impianto sarà il più rispettoso dell’ambiente al mondo”, e che in ogni caso “siamo aperti alle critiche e ai suggerimenti su cosa possiamo fare meglio”. Parole che però non convincono gli ambientalisti: “Musk – ha concluso Klink – è un amante del rischio, e conta sul fatto che non gli diranno mai di demolire il suo complesso, specialmente quando ci sono in gioco così tanti posti di lavoro”.