Tassonomia verde, un gruppo di investitori con 50 trilioni di euro chiede di escludere il gas

Sia il gas che l'energia nucleare sono stati inclusi dalla Commissione UE tra gli investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale nella nuova tassonomia. [Factory Easy / Shutterstock]

Il gas fossile dovrebbe essere escluso dalla tassonomia europea degli investimenti sostenibili, chiede un gruppo di investitori sul clima che rappresentano asset per un valore di 50 trilioni di euro. Il gruppo ha aggiunto che sta ancora valutando se considerare il nucleare come un investimento sostenibile.

In una lettera aperta, l’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC), una potente coalizione di fondi pensione e gestori patrimoniali, ha avvertito che definire il gas fossile come investimento sostenibile rischia di convogliare capitali verso attività incompatibili con le ambizioni climatiche dell’Europa.

La tassonomia è progettata per fornire agli investitori una guida alle tecnologie sostenibili nel tentativo di evitare il greenwashing, in cui le aziende affermano di spendere soldi per attività verdi che sono effettivamente inefficaci o dannose per l’ambiente.

Tuttavia, l’ultimo elenco degli investimenti sostenibili, visionato da EURACTIV, è stato ampiamente criticato per aver incluso progetti di impianti nucleari e a gas, che alcuni ambientalisti ritengono  possano minare l’ambizione climatica della legislazione.

Etichetta ‘ingannevole’

L’IIGCC aveva già avanzato la richiesta che la tassonomia fosse allineata con l’ambizione di raggiungere emissioni nette zero, e voleva che adottasse un approccio basato sulla scienza (science-based).

Nella lettera aperta si sostiene che la bozza dei criteri affinché gl impianti a gas ottengano un’etichetta verde – una soglia di emissioni del ciclo di vita di 270 g di CO2/kWh per i progetti con autorizzazioni concesse prima del 2030 – significherebbe che le società energetiche potrebbero essere conformi alla tassonomia anche se non sono allineate con l’obiettivo di emissioni nette zero dell’Europa.

Sebbene il gas fossile possa svolgere un ruolo da ‘ponte’ tra il carbone e le energie rinnovabili, esso non può soddisfare i requisiti stabiliti per un’attività transitoria ai sensi della legislazione sulla tassonomia, sostiene la lettera, affermando che la sua inclusione sarebbe “fuorviante”.

“Come pietra angolare dell’agenda della finanza sostenibile dell’UE, l’inclusione del gas minerebbe la credibilità della tassonomia e l’impegno dell’UE per la neutralità climatica entro il 2050″, ha affermato Stephanie Pfeifer, amministratrice delegata di IIGCC.

“In un momento in cui abbiamo bisogno di chiarezza, l’inclusione del gas crea un precedente inutile e confonde le acque per gli investitori che cercano di fare la cosa giusta. L’inclusione del gas rischia anche di incanalare capitali verso iniziative che minano un futuro sostenibile e e zero emissioni nette”, ha aggiunto.

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Ancora nessuna decisione sul nucleare

L’altro aspetto controverso della bozza della tassonomia è la prospettiva di un’etichetta verde concessa all’energia nucleare.

Alla domanda sull’inclusione del nucleare nella tassonomia, un portavoce dell’IIGCC ha detto a EURACTIV: “Ci siamo concentrati sul gas poiché questo problema è la priorità per i nostri membri ed è stato al centro del nostro precedente impegno con la Commissione in merito alla tassonomia”.

“Sebbene il gas sia il nostro focus, continuiamo a esplorare la questione dell’inclusione del nucleare nella tassonomia con i nostri membri, e potremmo scegliere di impegnarci su questo argomento in futuro”, ha aggiunto il portavoce.

Altri si sono affrettati a criticare l’inclusione dell’energia nucleare. Il Club di Roma, un think tank composto da noti scienziati, economisti, imprenditori ed ex politici, ha criticato l’inclusione di progetti sia sul gas che sul nucleare.

La proposta della Commissione sulla tassonomia “non tiene conto di quattro anni di rigorose analisi scientifiche, finanziarie e di dialogo con le parti interessate, che avevano lo scopo di sostenere la mobilitazione di capitali lontano da attività non recuperabili verso alternative economiche veramente sostenibili e a basse emissioni di carbonio”, ha affermato Sandrine Dixson-Declève, co-presidente del Club di Roma e membro della Piattaforma della Commissione Europea sulla Finanza Sostenibile.

“Le mosse per etichettare il gas naturale e il nucleare come ‘verdi’ in quanto ‘attività di transizione’, sono completamente fuorvianti”, ha aggiunto, indicando l’esempio della Cina, che ha sviluppato una tassonomia che esclude il gas fossile, e la tassonomia della Corea del Sud, che esclude il nucleare.

Le organizzazioni ambientaliste sono rimaste costernate dalla bozza, con l’ong che si occupa di mobilità pulita Transport and Environment (T&E) che ha affermato che l’UE è “destinata a uccidere le proprie regole di finanza sostenibile facendo greenwashing sul gas naturale”.

Greenpeace ha detto invece che non è ancora stata trovata una soluzione commercialmente valida a lungo termine per lo smaltimento delle scorie nucleari, e che dare al gas fossile una classificazione green “non farebbe che aggravare il suo devastante impatto sul clima”.

Nel frattempo, l’organizzazioneche riunisce le aziende dell’industria nucleare, Foratom, ha accolto con favore l’inclusione del nucleare nella tassonomia, ma ha avvertito che una formulazione ambigua presente nella bozza potrebbe portare alcune centrali nucleari che sarebbero idonee a perdere l’etichetta verde.

L’organizzazione dell’industria del gas, Eurogas, è stata più esitante nell’accogliere la bozza, affermando che le turbine a gas sono fondamentali per mettere fine rapidamente alla produzione di energia a carbone.

“Eurogas ha l’ambizione di decarbonizzare completamente la rete del gas subito dopo il 2045. Le soglie progressivamente decrescenti, come previsto nella tassonomia, aiuteranno a guidare questo processo, ma avere dei punti di partenza realistici è un must”, sostiene il gruppo industriale.

Per raggiungere questo obiettivo, Eurogas afferma che la tassonomia dovrebbe includere una soglia iniziale di 350 g di CO2/kWh per la produzione di energia utilizzando turbine a gas a ciclo combinato. Per la cogenerazione, la tecnologia migliore della categoria è attualmente di circa 270 g di CO2/kWh, osserva Eurogas.

La soglia di 270 g CO2/kWh è anche il massimo accettato dalla tassonomia. Al di sopra di tale livello, si ritiene che le tecnologie di generazione di energia arrechino “danni significativi” all’ambiente.