Tassonomia verde, la Commissione offre ai paesi del’Ue più voce in capitolo

Nathan Fabian è presidente della Piattaforma della Commissione europea sulla finanza sostenibile, che fornisce consulenza all'UE sulle regole della finanza verde. [European Union, 2019. Source: EC - Audiovisual Service]

La Commissione europea ha offerto agli Stati membri dell’UE un ruolo maggiore nel decidere quali tecnologie possono essere considerate un investimento sostenibile in Europa, dopo che lo scorso anno aveva evitato per poco una sconfitta umiliante sulla bozza delle regole di classificazione del gas in base alla nuova tassonomia della finanza verde.

Il 21 aprile l’esecutivo dell’UE ha presentato una prima serie di norme di attuazione del nuovo quadro europeo della finanza sostenibile, che precisano le soglie di emissione dettagliate che le aziende devono rispettare per ottenere il riconoscimento di investimenti rispettosi del clima.

Le norme riguardano 13 settori, tra cui quelli delle energie rinnovabili, dei trasporti, della silvicoltura, della manifattura, dell’edilizia, delle assicurazioni e persino delle arti, che insieme rappresentano quasi l’80% delle emissioni di gas serra dell’UE, ha affermato la Commissione europea.

La proposta avrebbe dovuto essere pubblicata prima del 31 dicembre scorso, ma è stata ritardata dopo che un gruppo di 10 Stati membri dell’UE aveva minacciato di porre il veto, perché preoccupati dal fatto che nella bozza al gas naturale fosse stato negato lo status di carburante “di transizione”.

La Commissione sembra aver accolto questa critica, affermando che d’ora in poi i paesi dell’UE saranno consultati più da vicino. Una proposta di classificazione degli investimenti per il gas e il nucleare, i due aspetti più controversi della tassonomia, è ancora in sospeso e dovrebbe beneficiare del nuovo approccio della Commissione.

“Le idee di base necessitano ancora di ulteriori discussioni”, ha affermato Nathan Fabian, presidente della Piattaforma sulla finanza sostenibile, un gruppo di esperti della Commissione europea che fornisce consulenza all’UE sulle nuove regole di finanza verde.

La scorsa settimana, la Commissione europea ha risposto alla richiesta degli esperti di maggiore chiarezza su come verranno fissate le soglie di emissione nell’ambito della tassonomia. La proposta dell’Esecutivo UE, visionata da EURACTIV, prevede di dare ai paesi membri un ruolo maggiore nello sviluppo di criteri che definiscano quali attività possono essere considerate sostenibili dal punto di vista ambientale. Prevede inoltre di dare più voce in capitolo anche al Parlamento europeo, se esprime interesse all’idea.

“Una delle cose che la Commissione propone è che ci sia uno scambio tecnico più profondo tra la Piattaforma e gli Stati membri” in modo che ci sia “molto più scambio” di dati prima che le proposte raggiungano le fasi finali del negoziato politico, ha detto Fabian a EURACTIV.

“Gli Stati membri saranno in grado di illustrare alcune delle sfide della transizione economica che stanno affrontando” e “consigliare su come il quadro regolatorio può sostenerle”, ha spiegato ancora Fabian, dicendo che ciò avverrà “approfondendo il ruolo del gruppo di esperti degli Stati membri”, che già esiste.

Le nuove regole della finanza verde dell’UE si sono impantanate in operazioni di lobbismo e controversie tra gli Stati membri, che non sono d’accordo sul fatto che il gas naturale, la bioenergia e la silvicoltura meritino un’etichetta green.

Mentre è probabile che gli Stati membri dell’UE accolgano la proposta di un loro maggiore coinvolgimento, non è chiaro se ad essa saranno favorevoli anche il Parlamento europeo o gli esponenti della società civile presenti nel board della Piattaforma, che hanno già criticato l’eccessiva politicizzazione del processo decisionale.

Ad aprile, le ONG ambientaliste hanno sospeso la loro partecipazione al gruppo di finanza verde della Commissione in segno di protesta contro le regole sulla silvicoltura e sulla biomassa della tassonomia, che secondo loro erano state “fortemente influenzate dalle pressioni squilibrate di Finlandia e Svezia” ed erano “in contrasto con la scienza ambientale”.

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Politiche basate sull’evidenza

Fabian ha riconosciuto che la proposta darà agli Stati membri dell’UE più voce in capitolo nel processo decisionale, ma che i loro contributi dovranno essere basati su evidenze provate, rafforzando il carattere scientifico della Piattaforma.

“Non stiamo affatto minimizzando il rischio, ma stiamo cercando di gestirlo con processi interni e requisiti sulle prove”, ha detto a EURACTIV. “Penso che affronteremo la questione con gli occhi ben aperti”, ha spiegato, aggiungendo che l’obiettivo della proposta è riconfermare l’approccio scientifico della Piattaforma.

Un primo esempio di ciò, a suo giudizio, è il lavoro attualmente in corso per definire una “tassonomia sociale”. Una proposta in questo senso sarà presentate a luglio, insieme a nuove categorie che definiscono le attività economiche “significativamente dannose” e quelle con “impatto non significativo” sull’ambiente.

“Ad esempio, è altamente improbabile che alcune attività economiche possano essere migliorate e diventare sostenibili”, ha sottolineato Fabian, affermando che “l’energia dal carbone è una di quelle”.

Altre tecnologie come il gas, però, possono essere notevolmente migliorate se vengono forniti i giusti incentivi, ha aggiunto: “L’idea che il gas sia un combustibile di transizione non regge. Il gas non è una tecnologia di transizione e il gas senza abbattimento è insostenibile”. [Per gas senza abbattimento si intendono le centrali elettriche a gas non dotate di tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) per fermare le emissioni risultanti dall’emissione di CO2 e dalla sua combustione nell’atmosfera, ndt].

“Se però l’energia alimentata a gas utilizza sia la miscelazione del carburante che la CCS, allora dovremmo guardare alle prestazioni ambientali di questi processi”, ha detto ancora Fabian: in questi casi “c’è l’idea di uscire da un danno significativo”, e “stiamo cercando di identificare questa idea di miglioramento”.

Le riserve delle ONG ambientaliste

Non è ancora chiaro se queste proposte saranno sufficienti per convincere le ONG ambientaliste a rientrare nella Piattaforma. Contattato da EURACTIV, il WWF ha affermato di non essere in grado di commentare la proposta fino a quando non sarà resa pubblica. Sandrine Dixson-Declève, presidente del Club di Roma e una delle consigliere del gruppo di esperti della Commissione sulla finanza sostenibile, ha detto invece di sentirsi rassicurata.

“Sono soddisfatta della nuova proposta di governance e vorrei anche ringraziare la Commissione europea per aver accolto le preoccupazioni espresse da Nathan come presidente della piattaforma, e da me stessa in molte occasioni per garantire principi di governance più forti”, ha detto a EURACTIV.

“Garantire uno scambio più equilibrato tra gli esperti della piattaforma, gli Stati membri e il Parlamento europeo fin dall’inizio del processo è fondamentale se vogliamo provare a muoverci insieme in sintonia verso una tassonomia ambiziosa”, ha aggiunto.

Una maggiore consultazione con gli Stati membri impedirà inoltre che le raccomandazioni basate sulla scienza siano sostituite da “baratti politici”, ha detto Dixson-Declève, aggiungendo che questo è stato il caso di settori come la silvicoltura e la biomassa.

All’inizio di quest’anno, inoltre, Fabian aveva messo in guardia anche sul rischio di pressioni politiche sul gruppo di finanza sostenibile della Commissione, da lui presieduto. “La mia speranza è che le ONG vedano queste come il giusto tipo di riforme” e si uniscano nuovamente alla Piattaforma, ha concluso Fabian: “In definitiva, però, sarà una loro decisione, e io non voglio anticiparle”.

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