Tassonomia verde, gli ambientalisti sfidano l’Ue riguardo alle regole su bioenergia e plastica

Una fabbrica di pellet di legno a Ebavere, Estonia. Giovedì 3 febbraio l'ong ambientalista ClientEarth ha chiesto formalmente alla Commissione europea di rivedere le regole che consentono di definire gli investimenti in bioenergia come sostenibili. [Nordic Moonlight / Shutterstock]

Gli attivisti per il clima hanno avviato il processo per sfidare legalmente l’Unione Europea in merito alla scelta di definire gli investimenti nei settori della bioenergia e della plastica come ecologici nel suo regolamento di punta sulla finanza sostenibile.

La battaglia riguarda la tassonomia della finanza sostenibile dell’UE, un sistema che definisce gli investimenti che possono essere etichettati come rispettosi del clima, e che l’UE spera sia utilizzato dagli investitori per indirizzare più capitale verso progetti a basse emissioni di CO2.

Giovedì 3 febbraio l’organizzazione no profit per la legge ambientale ClientEarth ha chiesto formalmente alla Commissione europea di rivedere le regole che consentono di definire gli investimenti in bioenergie come sostenibili, il che, secondo alcuni documenti visionati dall’agenzia Reuters, viola la legge alla base della tassonomia dell’UE.

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Le regole per gli investimenti sulla bioenergia – derivata dalla combustione del legno o di altre biomasse come i residui delle colture e i rifiuti animali, che secondo i critici portano alle emissioni di CO2 e alla deforestazione – sono entrate in vigore a gennaio.

L’UE classifica la bioenergia come rinnovabile sulla base di ipotetici vantaggi per l’ambiente tra cui il fatto che piante e alberi assorbono CO2 mentre crescono, il che compensa almeno in parte quella emessa quando vengono bruciati come combustibile. La biomassa utilizzata nell’UE deve inoltre soddisfare dei criteri di sostenibilità per proteggere le foreste e gli habitat antichi.

La Commissione deve affrontare anche la minaccia di azioni legali da parte di alcuni paesi dell’UE per le altre norme sulla tassonomia, i cui contenuti sono stati ufficialmente presentati questa settimana ma devono ancora entrare in vigore, che definiscono ‘verdi’ gli investimenti nel gas e nel nucleare.

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Un gruppo di ong guidate da Partnership for Policy Integrity e da Lifescape Project  mercoledì ha chiesto alla Commissione di rivedere le regole sulla bioenergia.

La Commissione ha 16 settimane per rispondere alle richieste, dopodiché gli attivisti potrebbero presentare ricorso alla Corte di giustizia europea. L’esecutivo dell’UE finora non ha voluto commentare l’iniziava degli attivisti.

Circa il 10% dell’energia dell’UE è prodotta dalla bioenergia.

ClientEarth ha affermato che le regole sulla tassonomia si basano sulla politica europea sulle biomasse – che è attualmente in fase di revisione per includere criteri di sostenibilità più severi – piuttosto che su una valutazione scientifica, come richiesto dal regolamento sulla tassonomia dell’UE.

“La Commissione sta attualmente incoraggiando gli investimenti nelle biomasse garantendo una falsa etichetta di sostenibilità, e ignorando i chiari avvertimenti scientifici sui danni che ciò causerà al clima e alla biodiversità”, ha affermato l’avvocato di ClientEarth, Filippo Mattioli.

L’organizzazione afferma anche che l’attuale politica dell’UE sulle biomasse non riflette le ultime discussioni scientifiche sull’impatto climatico dell’energia da biomassa, che secondo loro produce significative emissioni di CO2.

La richiesta di revisione del regolamento europeo presentata dalle altre ong afferma inoltre che la Commissione non ha basato le regole sulla bioenergia su prove scientifiche. Anzi, le regole definita dalla Commissione, come quella sulla gestione forestale, secondo le associazioni ambientaliste non contribuirebbe sostanzialmente alla riduzione delle emissioni necessaria per frenare il riscaldamento globale, come concordato nell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Le domande di revisione sono state presentate nell’ambito della Convenzione di Aarhus, un accordo internazionale che consente alle associazioni della società civile di rivedere e contestare le politiche o le decisioni che non rispettano il diritto ambientale.

ClientEarth ha anche contestato l’etichetta verde dell’UE per la plastica a base biologica e alcune sostanze chimiche, sulla base del fatto che le sostanze chimiche sono prodotte da combustibili fossili e sono utilizzate principalmente per produrre plastica monouso che inquina l’ambiente.