Tassonomia green, nuovo rinvio: le regole su gas e nucleare arriveranno a gennaio 2022

L'impianto nucleare di Tihange, in Belgio. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Da lungo attesa, la proposta definitiva della Commissione europea sulla tassonomia degli investimenti verdi viene rinviata ancora una volta: la decisione sarà presa a gennaio 2022. Al centro dello scontro, che continua da mesi e vede schierati su posizioni opposte diversi Stati membri, c’è il tema cruciale dell’inserimento del gas e dell’energia nucleare all’interno dello schema.

Nonostante la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, avesse promesso che la decisione finale sarebbe arrivata entro la fine dell’anno, la spinosa questione che riguarda il gas e il nucleare ha spinto l’esecutivo Ue a un nuovo rinvio.

Il primo regolamento delegato, in cui sono fissati i criteri che determinano le condizioni a cui un’attività economica può essere considerata sostenibile (nel senso che contribuisce al contrasto ai cambiamenti climatici e non arreca danno ad altri obiettivi ambientali), è stato pubblicato lo scorso 9 dicembre, ma il gas e il nucleare erano stati lasciati fuori per permettere ulteriori valutazioni.

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La Commissione europea ha adottato il regolamento sulla tassonomia della finanza verde, che ha lo scopo di determinare quali investimenti possono essere considerati utili ai fini del contrasto ai cambiamenti climatici e quindi definiti ‘sostenibili’.

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A dare la notizia del nuovo rinvio, lunedì 20 dicembre, è stato il commissario per l’Ambiente, Virginijus Sinkevičius, secondo cui “molto probabilmente avremo una discussione [martedì 21] al collegio [dei commissari], che poi porterà all’approvazione l’anno prossimo”.

Il portavoce della Commissione, Eric Mamer, ha aggiunto che l’obiettivo dell’esecutivo Ue è avviare le – obbligatorie – consultazioni con gli Stati membri e la piattaforma della finanza sostenibile (un gruppo di consulenti esperti della finanza, dell’industria e dei gruppi della società civile) entro fine anno, il che significa che la proposta finale non sarà pubblicata fino a gennaio 2022.

Anche Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno, ha detto al quotidiano tedesco Die Welt di  sperare “che saremo in grado di presentare la nostra proposta finale a metà gennaio”, e che essa “includerà al contempo il gas e il nucleare”.

Il progetto della Commissione di adottare la sezione sul clima della nuova tassonomia entro quest’anno è naufragato davanti alla profonda divisione tra gli Stati membri riguardo al gas e al nucleare, e al modo in cui classificarli all’interno dello schema. Anche a causa di questa spaccatura, il vertice Ue del 16 dicembre non è riuscito a concordare un testo comune sui temi energetici.

Una volta che le nuove regole saranno pubblicate, la maggioranza dei paesi dell’Ue o il Parlamento europeo potrebbero bloccarle, ma non modificarle.

Negli ultimi mesi, la Commissione ha dovuto affrontare pressioni di ogni tipo. Alcuni paesi, come la Polonia, affermano che sono necessari investimenti nel gas come “combustibile di transizione”, che li aiuti  a smettere di usare il carbone per produrre energia, e che per questo il gas dovrebbe essere incluso tra gli investimenti verdi: una posizione condivisa anche dai socialdemocratici tedeschi, il partito del nuovo cancelliere Olaf Scholz.

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Altri invece – spalleggiati da attivisti, organizzazioni ambientaliste e diversi deputati europei – avvertono che etichettare un combustibile fossile come verde minerebbe la credibilità delle regole e la leadership dell’Ue nella lotta ai cambiamenti climatici.

Molto duro è anche il dibattito sul nucleare, che vede contrapposti due fronti: da un lato paesi come Francia (che sta per avere la presidenza di turno del Consiglio europeo), Repubblica Ceca, Polonia e Bulgaria, che affermano che le basse emissioni di CO2 dell’atomo lo rendono un modo di produrre energia essenziale nella transizione verso un’economia verde.

Dall’altro, uno schieramento che vede in testa Germania e Austria – che ha minacciato di citare in giudizio l’Ue se il nucleare venisse incluso nella tassonomia – si oppone in maniera decisa a quest’ipotesi, adducendo preoccupazioni per i rifiuti radioattivi.

Proprio sul nucleare potrebbe verificarsi uno scontro tra i due paesi leader dell’Ue, Francia e Germania, che in materia hanno posizioni radicalmente diverse: la Francia che vuole continuare a usarlo e costruire nuovi impianti, la Germania – dopo la decisione di Angela Merkel di chiudere le centrali tedesche in seguito alla catastrofe di Fukushima, e vista la presenza dei Verdi nel nuovo governo – radicalmente contraria.

Energia, il nucleare verso l'inclusione nella tassonomia della finanza verde dell'UE

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“I termini del discorso sull’energia …

Stando alle recenti dichiarazioni pubbliche di diversi esponenti della Commissione – dalla presidente Von der Leyen alla commissaria per l’Energia, Kadri Simson, a  quello al Commercio, Valdis Dombrovskis – sembra che sia il gas che il nucleare verranno inclusi nella tassonomia, e che le discussioni ruoteranno attorno al modo in cui verranno considerati.

“Penso che dobbiamo trovare un modo per riconoscere che queste due fonti svolgono un ruolo nella transizione energetica, non classificarle come ‘verdi’, ma prendere atto del fatto che il nucleare è molto importante per ridurre le emissioni e che il gas naturale sarà essenziale per passare dal carbone alle rinnovabili”, aveva detto il 9 dicembre scorso il vicepresidente della Commissione con delega al Clima, Frans Timmermans.

Una posizione che tuttavia è radicalmente contestata dai movimenti ambientalisti e dagli attivisti che si battono contro la crisi climatica, che in un appello pubblicato su EURACTIV lunedì 20 dicembre citano proprio Timmermans. “Al vertice sul Clima COP26 di Glasgow, il vicepresidente – si legge nell’appello – “ha chiuso il suo discorso parlando di noi, la nuova generazione che subirà le conseguenze della loro avidità e inerzia. ‘Non ci perdoneranno se li deludiamo oggi’, ha detto. (…)  Proporre di aggiungere il gas e il nucleare nella tassonomia significa una cosa e una cosa sola: i nostri politici non hanno intenzione di trattare la crisi climatica come una crisi. E Timmermans ha ragione: non li perdoneremo”.