Uno studio invita l’Ue a non trascurare il nucleare, mentre crescono gli investimenti negli impianti eolici

Le torri di raffreddamento della centrale nucleare di Temelin, In Boemia. [FILIP SINGER / EPA]

Le fonti rinnovabili non saranno sufficienti a raggiungere l’obiettivo europeo della neutralità climatica (ossia delle zero emissioni di CO2) entro il 2050, fissato dalla Commissione: lo afferma un gruppo di eurodeputati centristi e conservatori che, riferendosi a un nuovo studio sulla politica climatica dell’UE, ritengono che per favorire l’uscita dalle fonti fossili l’Unione debba ricominciare a sviluppare il nucleare.

Il rapporto, dal titolo Road to Eu Climate Neutrality by 2050, è stato pubblicato lo scorso 5 febbraio ed è stato commissionato dai gruppi centrista (Renew Europe) e conservatore (ECR) al Parlamento europeo. La sua analisi si concentra sui costi e sugli spazi richiesti dagli impianti eolici e solari da un lato, e nucleari dall’altro, in due paesi: Repubblica Ceca e Paesi Bassi.

I piani attuali non bastano

Nel documento, redatto da un gruppo di esperti in diverse materie – e sottoposto a peer review – vengono fortemente criticati i piani di riduzione delle emissioni varate finora, giudicati non in grado di raggiungere i target fissati dagli accordi di Parigi del 2015 (limitare a 1,5 °C il riscaldamento globale rispetto a prima dell’età industriale).

Secondo gli autori, per riuscirci occorrerebbe “una enorme riduzione delle emissioni entro il 2030 e la carbon neutrality entro, all’incirca, il 2050. Ciò richiederebbe delle trasformazioni senza precedenti dei sistemi energetici, industriali, urbani e agricoli, oltre a misure per raggiungere ‘emissioni negative’ togliendo CO2 dall’atmosfera”. Oggi, tuttavia, “non esiste un piano o un percorso plausibile” per farcela.

“Se si guarda a tutte le emissioni correlate all’uso di energia (e quindi non solo alla produzione di elettricità) – si legge ancora nel report – è chiaro che raggiungere le emissioni zero in pochi decenni utilizzando le tecnologie attualmente disponibili è un obiettivo impraticabile”. Inoltre, le fonti rinnovabili non sarebbero sufficienti a soddisfare la domanda energetica di tutti i paesi europei.

La convenienza del nucleare

Analizzando le situazioni della Repubblica Ceca e dei Paesi Bassi, il rapporto giunge alle conclusioni che la produzione di energia nucleare è più economica di quella prodotta dal sole e dal vento, sia in termini di spazi richiesti che di costi. Su quest’ultimo aspetto aveva puntato il dito il vicepresidente della Commissione con delega alla transizione ecologica, Frans Timmermans, che lo scorso ottobre aveva detto che i paesi che vogliono puntare sul nucleare “devono essere consapevoli dei massicci livelli di investimenti di cui avranno bisogno, e dei costi lungo l’intero ciclo di vita” degli impianti.

Lo studio mette in dubbio queste affermazioni. “In quasi tutti gli scenari realistici”, scrive infatti, “l’energia nucleare è più economica dell’energia eolica e solare in termini di euro per MWh, sia nella Repubblica Ceca che nei Paesi Bassi, sia a tassi di interesse di mercato che a tasso di interesse zero”. Inoltre, il vantaggio economico dell’energia nucleare aumenta una volta che all’equazione vengano aggiunti i costi di sistema, e cresce ulteriormente quando ci sono tassi di penetrazione più elevati dell’energia eolica e solare.

Un sostegno Ue al nucleare?

Le energie rinnovabili, ha spiegato a EURACTIV l’estensore del documento Lucas Bergkamp, sono soggette a grande variabilità e talvolta possono produrre energia non necessaria, che attualmente viene ridotta quando la domanda è inferiore all’offerta. Secondo Bergkamp, le politiche previste dalla Commissione Ue per immagazzinare l’energia rinnovabile in eccesso nelle batterie o utilizzarla per produrre idrogeno si basano su scoperte tecnologiche che devono ancora avvenire: “Non è possibile, almeno nel prossimo futuro, avere un sistema di accumulo di energia che consenta di alimentare un intero paese attraverso le batterie”, e per questo – a suo giudizio – per garantire una fornitura base di elettricità continuerà a essere necessaria un’altra fonte di energia, come i combustibili nucleari o fossili.

Fin qui, la Commissione ha adottato un approccio indiretto all’energia nucleare, affermando che spetta agli Stati membri dell’Ue decidere il proprio mix energetico. Nonostante riconosca che l’energia nucleare ha “basse emissioni di carbonio”, da parte dell’Unione non c’è alcun sostegno politico a questa fonte di energia, a causa della feroce resistenza di paesi come l’Austria. Secondo Robert Roos, un parlamentare olandese del gruppo Ecr, ora però la Commissione dovrebbe “riconsiderare il modo in cui vuole raggiungere la neutralità climatica”, reintroducendo il nucleare nel suo mix di politiche. “Mi piace l’idea di eliminare gradualmente i combustibili fossili”, ha spiegato Roos, “ma non credo che la direzione in cui stiamo andando sia buona e la Commissione deve riconsiderare la sua strategia”.

Crescono gli investimenti sull’eolico

Una strategia che invece sulle rinnovabili punta moltissimo, come dimostrano i dati diffusi da WindEurope, l’associazione che riunisce le aziende europee attive nel settore dell’eolico. Nonostante la pandemia di Covid-19, infatti, nel 2020 in Europa sono stati investiti 26,3 miliardi di euro nella costruzione di nuovi impianti eolici che verranno ultimati nei prossimi anni.

Si tratta, secondo l’amministratore delegato di WindEurope, Giles Dickson, di “un enorme voto di fiducia nell’eolico offshore. Gli investitori vedono che è un’infrastruttura economica, affidabile e resistente e che i governi ne vogliono di più. Questi investimenti creeranno posti di lavoro e crescita: ogni nuova turbina genera 15 milioni di euro di indotto. Ci aspettiamo che le 77.000 persone che oggi in Europa lavorano in questo settore diventeranno 200.000 entro il 2030″.

Oggi, in Europa vengono prodotti 25 GW all’anno di energia eolica, da 116 impianti offshore in 12 paesi: il 40% del totale è nel Regno Unito. Numeri ancora lontani dagli obiettivi fissati dall’UE, che prevedono di raggiungere i 60 GW entro il 2030 e i 300 GW nel 2050, ma i segnali sono incoraggianti.

Diversi paesi, tra cui Polonia, Grecia, Spagna, Irlanda e le nazioni baltiche hanno varato piani per nuovi parchi eolici, e sempre nel 2020 sono stati firmati sei importanti accordi di acquisto di energia prodotta dall’eolico offshore da parte di grandi corporation tra cui Nestlé, Amazon e Deutsche Bahn.

“Ora occorre mantenere lo slancio”, conclude Dickson: “Per liberare il pieno potenziale dell’eolico in Europa abbiamo bisogno di tre cose: un quadro legislativo coerente per i progetti offshore, una migliore pianificazione dello spazio marittimo, e di procedure di autorizzazione semplificate”.