Sostenibilità, accordo UE su un nuovo modello di rendicontazione aziendale per combattere il greenwashing

"Il greenwashing è finito", ha detto Bruno Le Maire, il ministro dell'Economia francese che ha negoziato l'accordo a nome dei 27 Stati membri dell'UE. [Copyright: Unione Europea]

L’Unione europea ha raggiunto un accordo sui requisiti di rendicontazione della sostenibilità aziendale per le grandi aziende a partire dal 2024, ha annunciato martedì 21 giugno la presidenza francese dell’UE.

Le autorità di regolamentazione sono diventate più preoccupate per le aziende impegnate nel greenwashing o che fanno affermazioni esagerate sui propri impegni in merito al rispetto del clima per attirare denaro degli investitori.

Per contrastare questi fenomeni, i membri del Parlamento europeo e i governi dell’UE hanno raggiunto un accordo provvisorio sulle nuove regole di rendicontazione per le grandi aziende, ha detto Bruno Le Maire, ministro dell’Economia francese che ha rappresentato i 27 Stati membri dell’UE nei colloqui.

“Questo accordo è un’ottima notizia per tutti i consumatori europei. Ora saranno meglio informati sull’impatto delle imprese sui diritti umani e sull’ambiente”, ha affermato Le Maire in una nota.

“Il greenwashing è finito”, ha aggiunto, spiegando che l’accordo significa maggiore trasparenza per cittadini, consumatori e investitori.

La commissione per gli affari legali del Parlamento, che ha preso parte ai negoziati, ha affermato che il nuovo regolamento “mira a porre fine al greenwashing e a gettare le basi per degli standard di rendicontazione della sostenibilità a livello globale”.

Le società quotate o non quotate con oltre 250 dipendenti e un fatturato di almeno 40 milioni di euro dovranno rendere pubblici i rischi e le opportunità ambientali, sociali e di governance (ESG) e l’impatto delle loro attività sull’ambiente e sulle persone.

Alcune società quotate più piccole saranno soggette a una serie più leggera di obblighi di rendicontazione, a cui tuttavia potranno rinunciare fino al 2028, ha affermato il comitato.

“D’ora in poi, il rispetto dei diritti umani sarà importante tanto quanto avere un bilancio in ordine”, ha affermato Pascal Durand, che ha guidato i negoziati per il Parlamento.

Le informazioni devono essere verificate in modo indipendente, ha affermato Durand, aggiungendo che le regole aprono spazi per nuovi player che offrano questo servizio così da “non lasciarlo solo nelle mani dei… Big Four”, un riferimento a EY, KPMG, Deloitte e PwC, le compagnie che da decenni dominano il settore della revisione finanziaria.

Le regole fanno parte di un pacchetto che include una ‘tassonomia’ di ciò che costituisce un investimento verde, e delle informative ESG per i gestori patrimoniali per aiutare la transizione verso un’economia climaticamente neutra.

Per ratificare l’accordo ora sarà necessario un voto formale da parte degli stati e del parlamento dell’UE.

L’UE è destinata a diventare la forza guida nella definizione di standard globali di rendicontazione sulla sostenibilità, ha affermato la commissione del Parlamento.

Anche la US Securities & Exchange Commission ha proposto informative sul clima per le aziende, e il nuovo International Sustainability Standards Board ha proposto regole di divulgazione che si concentrano principalmente sul clima. Ma a differenza dell’UE, nessuno dei due enti richiede informazioni sull’impatto di un’azienda sull’ambiente.

Il Partito popolare europeo (PPE), la famiglia politica di centrodestra che ha la maggioranza al Parlamento europeo, ha espresso soddisfazione per l’accordo.

“Siamo riusciti a evitare pesanti oneri burocratici per le aziende europee”, ha affermato l’eurodeputato Daniel Buda, che ha negoziato il fascicolo per conto del gruppo del PPE.

L’accordo prevede che la sostenibilità e i rapporti finanziari non debbano essere oggetto di audit separati. “Abbiamo spinto per questo fin dall’inizio. Un audit comune farà risparmiare molti soldi alle imprese europee. In questi tempi difficili causati dalla pandemia, dalla crisi energetica e dalla guerra in Ucraina, non dobbiamo gravare ulteriormente su di loro”, ha affermato Buda in una nota.

In base all’accordo, il CSRD (Corporate sustainability reporting directive – direttiva sull’informativa di sostenibilità) sostituirà l’attuale direttiva sull’informativa non finanziaria (NFRD).