Rinnovabili, la revisione della direttiva europea apre le porte alla geotermia

Una centrale geotermica situata nella penisola di Reykjanes, in Islanda. [Johann Ragnarsson / Shutterstock]

Una bozza non ufficiale del piano di revisione della legislazione europea sull’energia rinnovabile sembra essere di buon auspicio per l’energia geotermica, ma non si spinge ancora abbastanza lontano da supportare un pieno sviluppo della tecnologia, secondo l’industria del settore.

La Commissione europea sta rivedendo la sua direttiva sulle energie rinnovabili, aggiornata l’ultima volta nel 2018, per allinearla ai nuovi piani sul Clima. Ciò include l’aggiornamento degli obiettivi sulla quantità di energie rinnovabili nel mix energetico dell’UE per soddisfare la nuova ambizione climatica dell’Europa.

Comprende inoltre anche un focus sul riscaldamento e raffreddamento, che sono responsabili della metà dell’energia consumata dagli europei. Molte energie rinnovabili, come l’energia solare ed eolica, si concentrano sulla produzione di elettricità, ma anche la geotermia, che utilizza il calore sotterraneo per produrre energia, è un attore chiave per il riscaldamento e raffreddamento rinnovabile. Tuttavia, questa tecnologia è costosa da installare a causa dei costi di esplorazione e perforazione.

“Nulla cambierà a meno che i politici non rimuovano le barriere” alla geotermia, ha detto a EURACTIV Sanjeev Kumar, head of policy del Consiglio europeo per l’energia geotermica, un’associazione di imprese del settore: “È fantastico che ora la Commissione stia cercando di affrontarle”.

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Derisking degli investimenti

Due parti del progetto di direttiva sulle energie rinnovabili potrebbero contenere la risposta per superare almeno in parte queste barriere, sottolineando il ruolo delle misure di derisking e degli accordi sull’acquisto di calore, che aiutano entrambi a far fronte ai costi elevati.

“Abbiamo grandi costi tecnologici iniziali, e c’è un rischio ad essi associato”, ha affermato Kumar: “Se questi verranno affrontati, questo segnerà il punto in cui il mercato del geotermico decollerà e i consumatori potranno trarre vantaggio dal riscaldamento, dal raffreddamento e dall’elettricità a bassissimo costo”.

La bozza ipotizza che i paesi dell’UE possano utilizzare un “quadro di mitigazione del rischio per ridurre [il] costo del capitale per i progetti di riscaldamento rinnovabile”.

Tuttavia, l’industria preferirebbe che i programmi di riduzione dei rischi (derisking schemes) siano implementati a livello europeo, sia perché l’aumento di scala potrebbe ridurre i costi, sia perché creerebbe condizioni di parità tra i paesi dell’UE.

“La condivisione del rischio tra gli Stati membri e lo sfruttamento delle potenzialità convenienti riduce i costi”, si legge nella valutazione d’impatto riguardo a come la cooperazione regionale possa aiutare a mobilitare progetti più grandi e più rischiosi.

Alcuni paesi dell’UE hanno già programmi di derisking. Ad esempio, la Francia ne ha gestiti diversi negli ultimi decenni, e ha visto un aumento dei progetti di geotermia ogni volta che sono stati messi in atto.

Tuttavia, altri paesi potrebbero non avere le competenze finanziarie per realizzarli. La Slovacchia, ad esempio, vede uno scollamento tra le ambizioni del suo piano nazionale per l’energia e il clima, che è positivo nei confronti della geotermia, e il numero di progetti realizzati, ha affermato Kumar.

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Contratti di acquisto di calore

Il progetto affronta anche la necessità di sostenere accordi di acquisto di calore, per aumentare l’uso del geotermico in Europa e per risolvere il divario infrastrutturale tra gli impianti geotermici e coloro che desiderano utilizzare questo tipo di energia.

Gli accordi di acquisto di energia e calore vengono utilizzati attraverso la tecnologia rinnovabile e il lavoro dello sviluppatore che la installa e mantiene gratuitamente. Il consumatore si impegna a pagare allo sviluppatore l’energia prodotta per la durata del contratto, normalmente un una ventina d’anni, dopodiché può acquistare la tecnologia, estendere il contratto o farla revocare.

Mentre gli accordi di acquisto di energia erano già stati trattati nella direttiva sulle energie rinnovabili del 2018, questa è la prima menzione di accordi specifici per il calore.

La direttiva del 2018 afferma che i paesi dell’UE “valuteranno gli ostacoli normativi e amministrativi agli accordi di acquisto di energia rinnovabile a lungo termine, rimuoveranno gli ostacoli ingiustificati e faciliteranno la diffusione di tali accordi”.

Tuttavia, queste linee guida non sono state sufficienti, perché la normativa “non fornisce esplicite indicazioni aggiuntive” sugli accordi di acquisto di energia, secondo la bozza dell’aggiornamento della direttiva. Infatti, “solo 8 dei 27 Stati membri hanno descritto misure per facilitare l’adozione dei PPA”, secondo i piani nazionali per l’energia e il clima presentati finora dai paesi dell’UE.

Ora, gli accordi per l’acquisto di calore sono elencati nella bozza come un modo per aumentare la quantità di energia rinnovabile negli edifici. Possono essere “uno strumento importante per supportare la creazione di mercati del calore, e sono attualmente utilizzati molto meno frequentemente degli accordi di acquisto di energia”.

Gli obiettivi non sono abbastanza ambiziosi

Accanto a ciò, la bozza propone di rendere vincolante l’attuale aumento di 1,1 punti percentuali come ‘proiezione di base’, ma secondo Kumar il target deve essere molto più alto.

La proiezione di base si appoggia infatti sul precedente obiettivo dell’UE per l’utilizzo di energie rinnovabili entro il 2030. Però, per raggiungere i nuovi target sul clima che l’UE si è data lo scorso dicembre, esso dovrà crescere dal 32% al 38-40%.

“La bozza di valutazione d’impatto che accompagna questo documento mostra chiaramente che è necessario raggiungere almeno il 40% di riscaldamento e raffreddamento da fonti rinnovabili entro il 2030″ per conseguire gli obiettivi climatici dell’UE per il 2030, ha avvertito Kumar, spiegando che il target di 1,1 punti percentuali “deve essere raddoppiato per soddisfare i modelli della Commissione”.