Recovery Fund, la politica climatica è la grande sconfitta

Ursula von der Leyen e Charles Michel all'incontro del Consiglio europeo. [Foto: Consiglio europeo]

I leader dell’Ue hanno accettato di tagliare i finanziamenti per le politiche di transizione energetica in un summit cruciale sul bilancio, martedì 21 luglio, e hanno anche ridimensionato una serie di condizioni ‘green’ che potrebbero ostacolare gli sforzi a lungo termine del blocco per il clima.

Dopo quasi cinque giorni di negoziati, i capi di Stato e di governo hanno mediato un compromesso sul prossimo bilancio a lungo termine dell’Ue di 1.800 miliardi di euro, che comprenderà un fondo di recupero di 750 miliardi di euro per aiutare i Paesi più colpiti dalla pandemia di coronavirus.

Per far sì che tutti i 27 leader si trovassero d’accordo è stato necessario raggiungere un compromesso significativo, che è passato da tagli consistenti ad alcuni programmi dell’Ue, all’aumento degli sconti per i contribuenti netti e a una percentuale minore di sovvenzioni nell’ambito del Recovery Fund.

Aree come lo schema di ricerca del blocco, Horizon Europe, uno strumento di solvibilità che era stato proposto, il denaro per la politica di vicinato e la politica sanitaria, sono state tutte private parzialmente o completamente dei finanziamenti nell’accordo finale.

Anche il fiore all’occhiello della Commissione europea, il Just Transition Fund (Jtf), progettato per aiutare le economie ad alta intensità di carbonio ad abbandonare i combustibili fossili, non è stato risparmiato dai tagli. Il suo budget totale è sceso da 40 a 17,5 miliardi di euro dopo che il gruppo dei Frugali – Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Finlandia – ha spinto per una ripartizione più equilibrata tra sovvenzioni e prestiti, mossa che ha diminuito la quantità di fondi disponibili.

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Nel lungo negoziato del Consiglio europeo i capi di Stato e di governo hanno scelto di sacrificare alcune dei punti più innovativi della proposta della Commissione per garantire maggiori risorse alle capitali.

L’accordo raggiunto dal Consiglio europeo è una svolta storica, …

La Commissione europea non ha ancora reagito in modo sostanziale all’accordo, anche se gli alti funzionari non sono soddisfatti dell’entità di alcuni dei tagli effettuati dai leader e della loro scelta dei programmi da sacrificare.

La presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato in una conferenza stampa post-summit che “la ripresa dell’Europa sarà sostenibile. Il nuovo bilancio alimenterà il Green Deal europeo”.

In quello che ha definito un “punto difficile”, von der Leyen ha anche riconosciuto che “nella ricerca di un compromesso, i leader hanno fatto aggiustamenti di vasta portata al nuovo Qfp e al fondo per la ripresa, intervenendo per esempio nella sanità, nell’azione esterna e in InvestEu”.

Anche se la presidente ha definito “deplorevoli” questi tagli, non ha menzionato i cambiamenti al Just Transition Fund. Da allora gli alti funzionari dell’Ue hanno insistito sul fatto che il risultato netto dei negoziati è positivo.

Secondo la proposta iniziale della Commissione, il fondo avrebbe avuto un valore di soli 7,5 miliardi di euro. Dopo ulteriori analisi, è stato integrato con 30 miliardi di euro dal Recovery Fund e 2,5 miliardi di euro di liquidità dal Qfp. 

Un parere pubblicato dalla Corte dei conti europea mercoledì (22 luglio) ha avvertito che la Commissione non ha condotto una valutazione d’impatto preliminare sul suo piano da 40 miliardi di euro e che è necessario un migliore collegamento tra finanziamenti e performance.

L’esperto della Corte dei conti Nikolaos Milionis ha affermato che “la Commissione dovrebbe assicurarsi che la nuova proposta legislativa, insieme ai piani di transizione territoriali che approverà, abbia un solido quadro di performance per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’Ue”.

Il Parlamento europeo si appresta a “sfidare il Consiglio a giustificare la massiccia riduzione” di alcuni programmi, tra cui il Jtf, nell’ambito di una risoluzione sull’accordo di bilancio che sarà votata giovedì 23 luglio.

Gli eurodeputati voteranno nel corso dell’anno anche l’accordo sul Qfp nel suo complesso. L’approvazione del Parlamento è necessaria prima che l’accordo possa essere finalizzato.

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Condizioni climatiche

Una prima bozza dell’accordo di bilancio stabiliva che solo i Paesi che si erano impegnati a raggiungere l’obiettivo nazionale di azzerare le loro emissioni di carbonio entro il 2050 avrebbero avuto accesso ai fondi del Just Transition Fund. Una modifica successiva ha cambiato l’obiettivo, che  dovrà essere raggiunto a livello di blocco europeo.

La Polonia è l’unico Paese che non ha ancora sottoscritto l’obiettivo dell’Ue, quindi si è trovata a rischio di perdere miliardi di finanziamenti per progetti sostenibili. Ma nell’accordo finale, i criteri sono stati nuovamente allargati, in modo che il 50% sia disponibile anche per chi non ha sottoscritto il piano,

Ma l’accordo ha confermato ancora una volta che l’Ue aggiornerà i suoi obiettivi climatici per il 2030 “entro la fine dell’anno”, cosa che in precedenza era stata osteggiata da molti in Consiglio. Anche la Germania – l’attuale detentore della presidenza di turno dell’Ue – si è schierata nelle ultime settimane in favore di questa proposta.

Il capo della commissione per l’Ambiente del Parlamento, Pascal Canfin (Renew Europe), ha detto che è un peccato che il criterio delle emissioni zero sia stato abbandonato, ma ha insistito sul fatto che la decisione del Consiglio di blindare il 30% del budget per le politiche climatiche è una nota positiva.

Altri sono meno ottimisti su questa cifra. Il partito olandese dei Verdi ha accolto con favore l’aumento dal 25% al 30%, ma ha avvertito che “i dettagli esatti non sono ancora chiari”.

L’eurodeputato olandese dei Verdi Bas Eickhout ha detto che “è un segnale positivo che la percentuale sia stata aumentata, ma non c’è garanzia che il restante 70% non danneggi il clima”.

Queste preoccupazioni sono state rafforzate all’inizio di luglio da un’altra analisi della Corte dei conti, secondo la quale la spesa per il clima rischia di essere sopravvalutata senza un adeguato metodo di tracciamento.

“Tutti vogliamo un bilancio Ue realmente più green”, ha detto Joëlle Elvinger della Corte dei conti, che ha aggiunto che “sono stati fatti dei progressi, ma il rischio di sopravvalutare l’azione Ue per il clima rimane. Abbiamo bisogno di un rendiconto affidabile sulle spese legate al clima”.

L’inchiesta della Corte ha riguardato principalmente le politiche agricole, dove la Commissione è stata criticata per aver conteggiato i pagamenti di sussistenza effettuati agli agricoltori come parte della sua spesa per il clima.

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Come spiega Euractiv.com, l’esecutivo ha suggerito che l’ETS potrebbe essere esteso per includere …

Monetizzare il clima

La Commissione prenderà in prestito i 750 miliardi di euro per il fondo di recupero sui mercati dei capitali – una novità assoluta per l’esecutivo dell’Ue – ma la questione di come rimborsare i fondi è ancora aperta.

Secondo la proposta iniziale, l’intera somma potrebbe essere pagata senza mettere mano ai futuri bilanci attraverso lo sviluppo di nuove fonti di entrate, note come “risorse proprie”.

Tra queste sono incluse una tassa digitale sulle grandi aziende tecnologiche, una serie di trattenute sul mercato delle emissioni di carbonio e l’imposizione di una tassa sulle importazioni di prodotti non sostenibili. Nel suo accordo finale sul bilancio, il Consiglio si è impegnato a prendere in considerazione la maggior parte delle opzioni che gli sono state date.

Von der Leyen ha detto ai giornalisti di essere “contenta che siamo riusciti a salvaguardare questo risultato durante l’intero negoziato” e ha confermato che i suoi servizi continueranno a lavorare sulle proposte, che saranno pubblicate l’anno prossimo.

Il Parlamento afferma nella sua risoluzione che “non darà il suo consenso al Qfp senza un accordo sulla riforma del sistema delle risorse proprie dell’Ue, compresa l’introduzione di un paniere di nuove risorse proprie”.

I progressi sono in corso. L’anno prossimo entrerà in vigore una tassa sui rifiuti non riciclati e la Commissione è ora impegnata a rivedere in modo significativo il sistema di scambio delle quote di emissione e a progettare una tassa sulle emissioni di carbonio alle frontiere.

Gli alti funzionari dell’Ue affermano che la tassa sui confini – altrimenti nota come Meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (Cbam) – è “la più interessante dal punto di vista politico e fiscale” e hanno apprezzato che il Consiglio abbia menzionato una data, il 2023, per la sua attuazione.

Come tutti i piani fiscali, la questione richiederà probabilmente l’approvazione unanime, il che rende alcune risorse proprie più fattibili di altre. Il Cbam ha già alcuni sostenitori cruciali, tra cui il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire.

“Sono a favore di una carbon tax alle frontiere il più rapidamente possibile a maggioranza qualificata”, ha detto martedì (21 luglio) alla televisione francese, aggiungendo che “è ora di abbandonare la regola dell’unanimità” per le questioni fiscali.

La politica ambientale può già essere trattata a maggioranza qualificata piuttosto che con il voto unanime del Consiglio, quindi se c’è abbastanza sostegno e base giuridica per un rapido monitoraggio del Cbam, il meccanismo potrebbe essere implementato in tempo.

L’insistenza del Parlamento nel formalizzare il ruolo delle nuove entrate nell’accordo sul bilancio e il potenziale veto che gli eurodeputati detengono sul processo potrebbe rivelarsi decisivo per far passare i poteri di riscossione delle imposte dell’UE, che solo pochi mesi fa molti analisti ritenevano impossibili.