Reati ambientali, la Commissione Ue propone una stretta: fino a 10 anni di reclusione per crimini gravi

La Commissione europea ha presentato una direttiva che prevede nuove fattispecie di eco-reati e sanzioni più severe.

La proposta di direttiva, che dovrà essere discussa dal Parlamento e dal Consiglio, aggiorna l’elenco degli eco-reati e prevede sanzioni più dure.

Stretta Ue sui reati ambientali. Per rafforzare la tutela dell’ecosistema la Commissione europea ha presentato una direttiva che prevede nuove fattispecie di eco-reati, tra cui il commercio illegale di legname, il riciclaggio illecito di navi o l’estrazione illegale di acqua, e sanzioni minime più severe, che potranno arrivare fino a 10 anni di reclusione nel caso di crimini che causino o possano causare morte o lesioni gravi alle persone.

La proposta di legge prevede l’obbligo per gli Stati membri di sostenere e assistere le persone che denunciano i reati ambientali e cooperano con l’applicazione della legge e chiarisce le definizioni esistenti dei reati ambientali, fornendo una maggiore certezza del diritto.

“I crimini ambientali causano danni irreversibili e a lungo termine alla salute delle persone e all’ambiente. Eppure, sono difficili da indagare e da portare davanti alla Corte, mentre le sanzioni tendono ad essere deboli – ha evidenziato il commissario per l’ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius -. Ecco perché abbiamo bisogno di rafforzare il nostro diritto penale ambientale. In un momento in cui la comunità internazionale discute il crimine di ecocidio, un alto livello di protezione ambientale è importante non solo per le generazioni presenti ma anche per quelle future, mentre raddoppiamo i nostri sforzi per combattere il degrado ambientale”.

La direttiva prevede ulteriori sanzioni per chi commette reati ambientali, tra cui il ripristino dell’ambiente violato, l’esclusione dall’accesso ai finanziamenti pubblici e alle procedure di appalto o la revoca delle autorizzazioni amministrative.

“La distruzione intenzionale del nostro ambiente naturale minaccia la nostra stessa sopravvivenza come umanità. Lasciare agire impunemente i trasgressori mina i nostri sforzi collettivi per proteggere la natura e la biodiversità, combattere la crisi climatica, ridurre l’inquinamento ed eliminare i rifiuti. Gli abusi gravi devono essere accolti con una risposta seria e la proposta odierna pone le basi per questo”, ha dichiarato il vicepresidente dell’esecutivo Ue con delega al Green Deal, Frans Timmermans.

Uno degli obiettivi del disegno di legge è quello di rendere più efficaci le indagini e i procedimenti penali pertinenti, rafforzando il coordinamento e la cooperazione a livello Ue, nonché favorendo una migliore raccolta di dati e statistiche. La Commissione propone che ogni Stato membro sviluppi strategie nazionali che garantiscano un approccio coerente a tutti i livelli di applicazione. Infine, poiché i reati ambientali sono un fenomeno globale, la Commissione continuerà a promuovere la cooperazione internazionale in questo settore.

Secondo il commissario alla Giustizia Didier Reynders la direttiva rappresenta “un altro strumento forte” per proteggere l’ambiente e il pianeta. “La proposta di oggi si basa sulle lezioni apprese e sull’esperienza acquisita negli ultimi anni  – ha aggiunto – e affronterà direttamente le cause profonde che hanno impedito alla protezione dell’ambiente di essere così efficace come dovrebbe essere”.

La direttiva proposta dalla Commissione dovrà essere discussa e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio per poter entrare in vigore.

Parlando alla fine di una visita in Italia, il 13 dicembre, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle sostanze tossiche e diritti umani, Marcos Orellana, pur riconoscendo i progressi compiuti dal nostro Paese in ambito di giustizia ambientale, in particolare l’adozione della legge n. 68/2015 sui reati ambientali, ha espresso preoccupazione per l’inquinamento di alcune zone, in particolare quello prodotto dal Pfas in Veneto, quello legato allo sversamento dei rifiuti tossici nella Terra dei fuochi, in Campania, e quello relativo all’ex Ilva di Taranto.

Il relatore Onu ha espresso anche preoccupazione per i possibili effetti della riforma Cartabia sui tempi di prescrizione dei reati ambientali. Una preoccupazione condivisa da Legambiente, che attraverso il suo presidente Stefano Ciafani, chiede che al governo Draghi di “non abbassare la guardia contro gli ecocriminali, rivedere i termini di improcedibilità previsti dalla riforma della giustizia, approvata dal Parlamento, come chiesto da Legambiente, Libera, Greenpeace, Wwf, Focsiv, completare e rafforzare il sistema normativo e alzare il livello qualitativo dei controlli pubblici ambientali in tutta Italia, a partire dal Centro-Sud, soprattutto ora che il Paese spenderà le ingenti risorse pubbliche previste dal Pnrr”.