Polonia, dalla Corte UE una multa da 500 mila euro al giorno per la mancata chiusura della miniera di Turów

Un'immagine della miniera e della centrale elettrica di Turów, in Polonia. EPA-EFE/MARTIN DIVISEK

500.000 euro al giorno: è questa la multa che la Polonia dovrà pagare per non aver rispettato una sentenza della Corte di giustizia europea che aveva imposto al paese di fermare l’estrazione di lignite dalla miniera di Turów, sul confine ceco-polacco. La decisione è arrivata lunedì 20 settembre sempre dalla Corte UE, che per la prima volta impone a uno stato membro il rispetto di un verdetto precedentemente emesso, perlopiù in un ambito delicato come quello ambientale.

La vicenda era iniziata lo scorso febbraio, quando il governo della Repubblica Ceca aveva annunciato di voler citare in giudizio davanti alla Corte UE quello polacco per le attività di estrazione della miniera di Turów, vicina al confine. Secondo Praga, l’estrazione di lignite dalla miniera – la cui attività, a marzo 2020, era stata prorogata da Varsavia fino al 2026 – avrebbe un impatto negativo sui cittadini cechi che vivono a poca distanza dal sito, in particolare per quanto riguarda gli approvvigionamenti idrici.

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La miniera di Turow continua a creare tensioni tra Varsavia e i Paesi confinanti. Martedì il Parlamento polacco ha discusso della causa presentata da Praga alla Corte di giustizia Ue per chiedere la chiusura dell’impianto.

Quando a marzo il governo ceco …

Il caso aveva suscitato interesse e attenzione in Europa perché per la prima volta metteva l’uno contro l’altro due Stati membri riguardo a una questione legata all’ambiente, come aveva confermato l’European Environmental Bureau. Inoltre, a contrapporsi erano due paesi che con posizioni comuni su diverse altre materie e alleati nel cosiddetto ‘gruppo di Visegrad’.

Dopo la presentazione della causa, peraltro, il governo polacco aveva deciso di prorogare ulteriormente fino al 2044 la concessione della miniera, scatenando le proteste degli ambientalisti.

A maggio, poi, era arrivato il giudizio della Corte UE, che aveva imposto la chiusura immediata del sito in via provvisoria, in attesa di una decisione definitiva in merito, scrivendo nella sua sentenza che non farlo avrebbe rischiato di causare “un danno grave e irreparabile agli interessi della ricorrente [la Repubblica Ceca]”.

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L’attività di estrazione nella miniera di Turow, in Polonia, deve cessare immediatamente. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Ue accogliendo la richiesta della Repubblica Ceca.

Nel 2020, la Polonia ha prorogato di sei anni il permesso di estrazione di lignite …

Il governo polacco aveva allora annunciato di voler portare “altri argomenti” davanti alla Corte, e nel frattempo si è sempre rifiutato di procedere alla chiusura del sito. Le trattative avviate con Praga, poi, si sono arenate senza arrivare a un compromesso. Lunedì, infine, è arrivata la nuova sentenza della Corte con la salata multa al governo di Varsavia.

Da parte sua, la Repubblica ceca considera la decisione un successo, ma preferisce concludere un accordo piuttosto che far pagare la Polonia. “Questa è una chiara prova che la Corte di giustizia europea considera [la miniera] un grave danno per l’ambiente. Mezzo milione di euro non è poco”, ha affermato il ministro dell’Ambiente ceco, Richard Brabec.

“Vogliamo – e spero che la Polonia voglia lo stesso – un accordo”, ha aggiunto: “Non si tratta solo di soldi, di alcuni compensi, ma di condizioni tecniche che devono essere soddisfatte prima di qualsiasi continuazione dell’attività mineraria”.

In particolare, Praga chiede che la Polonia copra le spese relative alla costruzione di nuove fonti di acqua potabile nelle regioni colpite sul lato ceco del confine. La Repubblica Ceca vuole anche che Varsavia fornisca tutte le informazioni disponibili sugli impatti ambientali dell’attività mineraria, e richiede controlli regolari nella miniera.

“Siamo pronti a continuare a negoziare, ma l’obiettivo principale resta. Da parte ceca, l’accesso all’acqua potabile non deve essere compromesso”, ha detto il ministro degli Esteri di Praga, Jakub Kulhánek.

Cattiva gestione della situazione

Tuttavia, la miniera di Turów – che attualmente è responsabile del 7% della produzione di energia in Polonia – non verrà chiusa, ha confermato Varsavia dopo la pubblicazione della sentenza della Corte Ue.

“[La chiusura] potrebbe minacciare la stabilità del sistema di potere polacco”, ha scritto in una nota il portavoce del governo Piotr Muller. “Nessuna decisione della Corte di giustizia può violare gli ambiti relativi alla sicurezza di base degli Stati membri. La sicurezza energetica appartiene proprio a quest’area”, ha detto Muller, aggiungendo che la sanzione pecuniaria decisa dalla Corte è “sproporzionata alla situazione” e “non giustificata dai fatti”.

Nel frattempo, gli esponenti dell’opposizione in Polonia hanno criticato il governo per non aver gestito adeguatamente la questione. “Le multe per il comportamento irresponsabile del governo sono pagate da ogni contribuente polacco”, ha affermato l’eurodeputata polacca Róża Thun (PPE).

Commenti simili sono arrivati ​​dai socialdemocratici: “500.000 euro al giorno, questo è il prezzo per il comportamento idiota del potere del PiS [il partito Legge e Giustizia che guida il governo] nelle sue relazioni con i nostri vicini meridionali”, ha detto l’eurodeputato Marek Belka (S&D).

Le multe potrebbero crescere

L’eurodeputato ceco Mikuláš Peksa del Partito pirata (Verdi/EFA) ha dichiarato invece a EURACTIV.cz di aver “aspettato a lungo questa sentenza” e di essere “lieto che alla fine la giustizia non sia cieca in Europa”.

“Quando i governi falliscono, le istituzioni non si schierano con la lobby mineraria e i suoi amici a Varsavia, ma stanno dalla parte dell’ambiente europeo e dei cittadini di Repubblica Ceca, Germania e Polonia”, ha aggiunto.

Tuttavia, le ong ceche hanno suggerito che le multe potrebbero aumentare ulteriormente, visto che Praga aveva precedentemente richiesto una sanzione da 5 milioni di euro al giorno.

“Temiamo che la sanzione sia piuttosto bassa considerando che la Polonia ha già iniziato settimane fa: sono pronti a pagare tasse dieci volte più alte e ignorano la sentenza del tribunale. Le persone continuano a subire danni ambientali e la loro fiducia nelle istituzioni dell’UE è messa a repentaglio in un momento importante per l’UE e il clima”, ha affermato Petra Urbanová, un avvocato ceco dello studio Frank Bold, che è stato coinvolto nel caso sin dall’inizio.

Secondo Urbanová, le sanzioni dovrebbero essere aumentate, e la Commissione europea potrebbe decidere di penalizzare la Polonia trattenendo i fondi dell’UE a essa destinati.