Plastica: il coronavirus ha rilanciato l’usa e getta. L’allarme della Corte dei conti Ue

Per ogni chilogrammo di plastica contenuto in imballaggi non riciclati sarà introdotto un tributo nazionale di 80 centesimi.

Senza un cambio di rotta, l’Ue non raggiungerà gli obiettivi del 50% di riciclo degli imballaggi in plastica entro il 2025 e del 55% entro il 2030. A dirlo è un’analisi della Corte dei Conti europea.

La pandemia Covid-19, spiega il rapporto, ha fatto “rinascere le abitudini dell’usa e getta” e “dimostra che la plastica continuerà ad essere un pilastro delle nostre economie, ma anche una minaccia ambientale sempre più grave”. L’Unione europea ha il tasso di riciclo complessivo di plastiche più alto tra le economie avanzate. Ma per quanto riguarda gli imballaggi, quasi un terzo di questa percentuale rappresenta le quantità spedite in Paesi non-Ue per essere riciclate. Tuttavia per effetto dei metodi di rendicontazioni più rigorosi introdotti con la direttiva europea sugli imballaggi e la Convenzione di Basilea, che fissa condizioni più rigide per l’invio di rifiuti di plastica all’estero, il tasso di riciclaggio degli imballaggi di plastica europei potrebbe addirittura diminuire nel breve termine, passando dal 42% attuale al 30% circa. A partire dal gennaio 2021, infatti, gran parte delle spedizioni di rifiuti in plastica saranno proibite.

I rischi

Il rischio è che alcuni Stati membri non raggiungano i nuovi valori-obiettivo di riciclaggio degli imballaggi di plastica, mettendo a repentaglio anche l’obiettivo generale dell’Ue. Questo potrebbe finire per alimentare il traffico illegale di rifiuti in Europa. “In alcuni Stati membri i rifiuti spariscono”, spiega  Samo Jereb, membro della Corte dei conti Ue e responsabile dell’analisi Secondo il rapporto, il 13 % di tutti i rifiuti non pericolosi scompare dal mercato legale. Mentre per i rifiuti pericolosi, la percentuale sale al 33%. “Guardando i dati sull’import ed export, Paesi come la Slovenia si presentano come un classico paese di transito – prosegue Jareb – ma anche Germania, Regno Unito, Olanda sono grandi traders e a volte non è chiaro dove vadano a finire i rifiuti”.

Le opportunità

L’Ue ha fissato per i 27 Paesi membri i seguenti obiettivi di riciclaggio degli imballaggi di plastica: 50% per il 2025 e 55% per il 2030. “Il raggiungimento di questi valori-obiettivo costituirebbe un importante progresso verso la realizzazione dei traguardi che l’Ue si è posta nel campo dell’economia circolare”, spiega il report. Norme più rigorose sulla raccolta differenziata e la responsabilità estesa del produttore dovrebbero aumentare la quantità e migliorare la qualità dei prodotti riciclabili. In particolare la modulazione dei contributi dei regimi di responsabilità estesa del produttore dà occasione di promuovere gli imballaggi riciclabili. L’ulteriore sviluppo dell’industria del riciclaggio e l’adattamento del mercato a princìpi di circolarità più rigorosi potrebbero creare nuovi posti di lavoro e consentire all’Ue di guadagnare una posizione dominante in alcuni settori.