Il piano di ripresa e resilienza green dell’Ue potrà finanziare anche autostrade e centrali a gas

Un impianto a gas a Swinoujscie, Polonia [Mike Mareen / Shutterstock]

Le sovvenzioni e i prestiti forniti ai paesi dell’UE nell’ambito del piano Next Generation EU non escluderanno finanziamenti per le infrastrutture del gas o le autostrade, a condizione che facciano parte di una strategia nazionale di decarbonizzazione coerente e con obiettivi chiari, hanno affermato alcuni funzionari dell’UE.

Martedì 9 febbraio Il Parlamento europeo voterà sul Fondo di recupero e resilienza da 672,5 miliardi di euro, il pilastro centrale del piano di ripresa dell’Unione dalla crisi del coronavirus.

Diciotto paesi hanno già presentato i propri ‘Piani nazionali di recupero e resilienza’ alla Commissione europea, che li sta attualmente valutando. Ottenere l’approvazione dei piani nazionali a livello europeo è una precondizione per accedere ai fondi dell’UE, e sarà “molto importante vista l’enorme quantità di denaro”, ha detto lunedì alla stampa un alto funzionario europeo.

Nell’ambito dell’accordo sul bilancio raggiunto a dicembre dai leader dell’UE, il 37% dei finanziamenti erogati dal meccanismo di recupero sarà destinato a raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica dell’UE entro il 2050.

Tuttavia, hanno aggiunto i funzionari dell’Unione, ciò non esclude necessariamente che vengano finanziate tecnologie “di transizione” come il gas naturale o persino le autostrade. Se gli investimenti in carbone e lignite saranno “certamente” esclusi dai finanziamenti del fondo, “la situazione per il gas è ovviamente più difficile”, perché esso “in alcune regioni dell’UE è un carburante necessario per la transizione”.

Riferendosi alla Polonia, dove l’80% dell’energia elettrica è prodotta da centrali a carbone, uno dei funzionari ha spiegato che “non si può portare un sistema energetico basato sul carbone e la lignite alle energie rinnovabili da un giorno all’altro”. Il gas, quando viene bruciato in una centrale elettrica, emette circa la metà dell’anidride carbonica del carbone.

La Commissione Europea sta preparando un ‘documento orientativo’ su come applicare il cosiddetto principio ‘Do No Significant Harm’ (DNSH), che si applica all’intero fondo. In base a questa regola, il denaro dell’UE non potrà essere destinato a tecnologie inquinanti e dannose per l’ambiente. Nel documento guida, ha detto il funzionario, saranno indicate le “condizioni che possono essere associate agli investimenti nel gas” e che li renderanno “compatibili con quel principio”.

Tra le condizioni c’è l’assicurazione che il gas faccia parte di un più ampio piano di transizione verso le energie rinnovabili, e garanzie che gli investimenti in impianti a gas siano compatibili con la transizione: ad esempio “accertandosi che le infrastrutture siano adatte anche per l’uso di gas puliti”. Tutto ciò deve far parte di “un piano molto credibile per la decarbonizzazione”, con tappe e scadenze chiare, ha sottolineato il funzionario.

Per le autostrade si applicherebbe la stessa logica. Secondo il funzionario, “ovviamente, le strade non sono verdi, e costruirne una potrebbe sollevare problemi con il principio DNSH”. Tuttavia, ci sono modi per affrontare questi problemi mettendo in campo “un sistema di trasporto sostenibile e un piano per la mobilità; disponendo di infrastrutture per decarbonizzare i trasporti” come stazioni di ricarica per veicoli elettrici; e “investendo anche in altri mezzi di trasporto meno dannosi per il clima”.

La procedura per il rilascio dei fondi integrerà inoltre delle clausole di salvaguardia, e la decisione finale sull’erogazione di finanziamenti agli Stati membri sarà presa dai paesi dell’UE a maggioranza qualificata.

“La prima cosa da ricordare è che questo programma è basato sui risultati. Se gli obiettivi non saranno rispettati” i fondi non saranno erogati, ha spiegato un altro funzionario dell’UE: “Questo costituisce di per sé è già una forte assicurazione”.

Per essere ammissibili, i piani nazionali devono contenere risultati intermedi e obiettivi da raggiungere lungo tutta la durata complessiva del periodo di spesa. E i paesi dell’UE dovranno in atto un sistema di audit e controllo interno per garantire che il denaro vada nella giusta direzione. Inoltre, il principio DNSH si applicherà all’intero fondo.

“Non si tratta di dichiarare semplicemente che ‘Nessuna misura nel mio piano danneggerà il clima’”, ha spiegato il primo funzionario dell’UE. Piuttosto, i governi degli stati membri dovranno “disporre di una metodologia chiara per dimostrare che nessuna delle misure d loro previste metterà a repentaglio il raggiungimento dell’obiettivo di neutralità climatica per il 2050”. Lo scopo – ha aggiunto –  è evitare di ripetere gli errori commessi dopo la crisi finanziaria del 2008, quando miliardi di euro sono andati a finanziare l’industria dei combustibili fossili.

Gli ambientalisti, da parte loro, hanno messo in guardia sul fatto che gli investimenti nelle infrastrutture per il gas sono altamente rischiosi, e potrebbero non resistere alla prova del tempo.

“Qualsiasi nuova infrastruttura per il gas ha un alto rischio di diventare uno stranded asset, una risorsa immobilizzata”, ha detto Julian Popov, ex ministro dell’ambiente bulgaro e ora membro della Ong European Climate Foundation: “Questo è il motivo per cui i fondi pubblici non dovrebbero essere investiti nei combustibili fossili, e in particolare i fondi che dovrebbero sostenere la rapida ripresa economica dell’Europa”.

Secondo Popov, “l’idea del gas naturale come combustibile di transizione è fuorviante e apre la porta a una spesa pubblica ingiustificata. Suggerisce che il gas è un passaggio obbligatorio tra carbone e energie rinnovabili: questo semplicemente non è vero. Nella maggior parte dei casi, infatti, il calo della produzione di carbone è sostituito dall’efficienza energetica, dalle energie rinnovabili e dall’integrazione del mercato. Sarebbe più corretto che il gas fosse chiamato carburante di ultima istanza, piuttosto che carburante di transizione”.

Questa non è però l’opinione dei 27 leader dell’UE. Dopo un vertice notturno a dicembre, i capi di stato e di governo hanno concordato obiettivi climatici più severi per il 2030, ma hanno insistito sul fatto che spetta ai governi nazionali “decidere il loro mix energetico e scegliere le tecnologie più appropriate per raggiungere collettivamente l’obiettivo climatico 2030, comprese le tecnologie di transizione come il gas”.

La menzione esplicita del gas come tecnologia di transizione è stata inserita su richiesta dei paesi dell’Europa centrale e orientale, secondo cui esso è ideale come combustibile di transizione per i paesi dipendenti dal carbone che, come la Polonia, hanno fatto della decarbonizzazione una priorità.