Nucleare, secondo gli esperti Ue può essere inserito nella tassonomia finanziaria green

La centrale nucleare di Biblis, in Germania, operata da Rwe. [EPA-EFE/RONALD WITTEK]

I consulenti della Commissione europea incaricati di stabilire l’idoneità dell’energia nucleare all’inclusione nella tassonomia della finanza verde europea dovrebbero definirla sostenibile, secondo un documento visionato da Euractiv.

La Commissione europea sta lavorando su una tassonomia della finanza verde, che definisca compiutamente quali attività economiche possano essere definite ‘sostenibili’ nell’Ue sulla base del rispetto di determinati criteri ambientali molto restrittivi.

I consulenti dell’Ue si sono divisi sull’inserimento dell’energia nucleare all’interno degli investimenti ritenuti ‘green’: sebbene ne fosse riconosciuta la bassa produzione di emissioni di CO2, sarebbero state necessarie ulteriori analisi riguardo l’impatto delle scorie radioattive. La Commissione ha chiesto al Centro di ricerca comune (Jrc), il suo organo specifico destinato alla ricerca scientifica, di stilare un report proprio su questo.

Nella bozza di questo documento, visionata da Euractiv e altri media e che dovrebbe essere pubblicata la prossima settimana, il nucleare viene inserito tra le energie considerate sostenibili.

“Le analisi non hanno rivelato nessuna evidenza scientifica secondo cui l’energia nucleare sia più dannosa per la salute umana o dell’ambiente rispetto a qualsiasi altra forma di produzione di elettricità”, si legge nel report.

Lo stoccaggio dei rifiuti nucleari in formazioni geologiche profonde è considerato “appropriato e sicuro”, anche se il rapporto evidenzia la mancanza di esperienza operativa a lungo termine perché le tecnologie e le soluzioni sono ancora in fase sperimentale.

Il report cita Paesi come Francia, Svezia e Finlandia, che sono in fase avanzata di implementazione delle loro strutture di stoccaggio in profondità, che dovrebbero diventare operative entro la fine del decennio.

“Per i rifiuti radioattivi di alto livello e il combustibile nucleare esaurito, larga parte della comunità scientifica ritiene che lo stoccaggio in profondità sia la soluzione più sicura ed efficiente tra quelle praticabili, assicurando così che non ci siano danni per l’uomo e l’ambiente”, si legge nel report.

Nonostante il rischio di gravi incidenti nucleari non possa essere azzerato del tutto, si tratta di eventi con una probabilità molto bassa, secondo l’analisi. Negli ultimi 15 anni, infatti, sono stati commissionati in tutto il mondo solo reattori di terza generazione in seguito al disastro di Chernobyl.

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Ulteriori pareri di esperti

Altri due comitati di esperti analizzeranno per tre mesi  il report del Jrc, prima che la Commissione europea prenda una decisione definitiva.

“Questo è un primo passo nel processo”, ha dichiarato un portavoce della Commissione a Euractiv, aggiungendo che l’analisi del Jrc sarà ora visionata da esperti di protezione dalle radiazioni e gestione dei rifiuti radioattivi secondo l’articolo 31 del trattato Euratom, oltre che da esperti di impatto ambientale della commissione scientifica su Salute, ambiente e rischi emergenti. La valutazione sarà rigorosa, ha ribadito il portavoce, perché “la credibilità di questa analisi è cruciale”.

I Paesi europei sono divisi sul nucleare. Prima del Consiglio europeo di giovedì 25 marzo, un gruppo di sette Stati membri, tra cui Francia, Ungheria e Polonia, aveva chiesto alla Commissione di supportare il nucleare nelle sue politiche, compresa la tassonomia.

Altri Stati, come l’Austria, e i gruppi ambientalisti si sono dichiarati contrari per via del rischio causato dai rifiuti tossici, dei ritardi  e dei costi sempre in aumento dei progetti più recenti. “L’industria nucleare è disperatamente alla ricerca di fondi, perché l’energia nucleare è troppo costosa e i nuovi progetti stanno evaporando”, ha dichiarato Silvia Pastorelli di Greenpeace Eu.

Foratom, il gruppo delle industrie nucleari europee, ha accolto positivamente il report, sostenendo che evidenzia come il nucleare non causi più danni alla salute umana o dell’ambiente di qualsiasi altra forma di energia che viene attualmente considerata sostenibile dalla tassonomia.

“Ora che questo report è disponibile, ci auguriamo che la Commissione arrivi presto a un’indicazione chiara di come e quando intende includere il nucleare nella tassonomia della finanza sostenibile”, ha dichiarato il direttore generale di Foratom Yves Desbazeille.

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Le critiche al Jrc

Greenpeace ha messo in dubbio l’indipendenza del report pubblicato dal  Jrc, definito un “servizio della Commissione strutturalmente a favore del nucleare”, aperto nel 1957 secondo l’articolo 8 del trattato Euratom per “creare le condizioni necessarie per una rapida crescita delle industrie nucleari”.

Sebbene il Jrc si sia poi espanso per coprire altre aree, secondo Greenpeace la ricerca sul nucleare rappresenta tuttora il 25% della sua attività, con Euratom che fornisce 532 milioni di euro al centro di ricerca nel periodo 2021-2025.

La Commissione europea ha tuttavia minimizzato su queste accuse, dichiarando che il Jrc ha acquisito “un grande expertise tecnico sull’energia nucleare” sin dalla sua creazione nel 1957. “Al Jrc è stato richiesto di fornire un report completo, indipendente e basato su prove concrete sull’energia e la tecnologia nucleare che, insieme alle opinioni delle due commissioni di esperti, assicuri un rigoroso processo in cui siano considerate tutte le prospettive rilevanti”, ha dichiarato un portavoce della Commissione a Euractiv.

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I Paesi europei sono divisi anche su come la tassonomia dovrebbe trattare gli investimenti sul gas naturale. Dopo che un piano iniziale di esclusione era stato contrastato dai Paesi più favorevoli al suo uso, la Commissione ha presentato questo mese una bozza per definire alcuni tipi di gas come ‘sostenibili’, dividendo ulteriormente gli Stati membri tra chi lo supporta come combustibile alternativo ad altri fossili più inquinanti e chi teme che la costruzione di nuove centrali a gas blocchi la transizione ecologica per i  prossimi decenni.