Nucleare e gas, un documento non ufficiale propone di includerli nella tassonomia della finanza verde dell’Ue

Il non-paper stabilisce i criteri tecnici per qualificare le centrali elettriche a gas come 'attività transitorie' ai sensi delle regole della finanza verde dell'UE. [Statkraft / Flickr]

Una proposta non ufficiale per introdurre sia l’energia nucleare che il gas naturale nella tassonomia della finanza verde dell’Unione ha iniziato nei giorni scorsi a circolare negli ambienti di Bruxelles. Il documento è stato bollato come una “vergogna scientifica” dagli ambientalisti, secondo cui danneggerebbe la credibilità dell’UE sulla finanza verde.

Il non-paper, che EURACTIV ha ottenuto in anteprima, stabilisce criteri tecnici dettagliati per qualificare il gas come attività transitoria ai sensi delle regole sulla finanza sostenibile dell’UE.

Per essere qualificate come investimento ‘sostenibile’, secondo la bozza, le centrali elettriche a gas o gli impianti di cogenerazione non devono emettere più di 100 grammi di CO2 equivalente per ogni chilowattora prodotto.

Il documento arriva sulla scia delle dichiarazioni del presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha affermato che l’esecutivo dell’UE presenterà presto proposte su gas e nucleare come parte del regolamento sulla finanza verde del blocco.

“Servono più rinnovabili. Sono più economiche, prive di emissioni di carbonio e prodotte in casa”, aveva scritto von der Leyen su Twitter due settimane fa dopo un incontro al vertice dell’UE in cui i leader hanno discusso la risposta dell’Unione all’aumento dei prezzi dell’energia.

“Abbiamo anche bisogno di una fonte stabile, il nucleare e, durante la transizione, del gas. Questo è il motivo per cui presenteremo la nostra proposta di tassonomia”, aveva aggiunto la presidente della Commissione.

Il gas come ‘attività di transizione’

Il criterio dei 100g di CO2 per kWh è lo stesso delle proposte circolate lo scorso anno, che sono state respinte in quanto troppo rigorose da un gruppo di 10 paesi dell’UE pro-gas che avevano minacciato di porre il veto alla proposta.

Per placare le preoccupazioni dei critici, il non-paper stabilisce ulteriori criteri per la qualificazione degli impianti a gas come ‘attività transitoria’, accompagnati da una clausola di caducità (fino al 31 dicembre 2030) per la messa in attività di nuovi impianti.

Per le centrali a gas, i criteri per essere qualificate come ‘attività transitoria’ sono:

  • generare emissioni dirette inferiori a 340g di CO2 per kWh;
  • emissioni annue inferiori a 700 kg di CO2 per kW.

Per gli impianti di cogenerazione, invece, i criteri sarebbero i seguenti:

  • emissioni del ciclo di vita inferiori a [250-270] g di CO2e per kWh;
  • risparmio di energia primaria del 10% rispetto alla produzione separata di calore ed elettricità.

Gli attivisti ambientali hanno affermato però che questi criteri sono “radicalmente più deboli” rispetto ai precedenti piani elaborati dalla Commissione europea.

“Questa proposta è una vergogna scientifica che infliggerebbe un colpo fatale alla tassonomia”, ha scritto in una nota Henry Eviston, portavoce per la finanza sostenibile dell’European Policy Office del WWF: “Danneggerebbe gravemente l’agenda della finanza sostenibile dell’UE e il Green Deal. Deve essere fermamente respinta dalla Commissione e osteggiata da tutti gli Stati membri”.

Gli attivisti non sono sicuri di quale sia l’origine del non-paper. Ma alcuni diplomatici con cui EURACTIV ha potuto parlare al vertice UE di due settimane fa hanno affermato che la Francia ha lavorato dietro le quinte per raggiungere un compromesso sulla tassonomia tale da soddisfare i sostenitori del gas e dell’energia nucleare.

Il 18 ottobre, su iniziativa di Parigi, i rappresentanti dei paesi dell’UE che la pensano allo stesso modo hanno tenuto un incontro per discutere del nucleare e del gas naturale nel contesto della tassonomia, hanno detto i diplomatici contatti da EURACTIV.  All’incontro hanno partecipato rappresentanti di Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia.

Secondo la stessa fonte diplomatica, i partecipanti hanno discusso proposte di compromesso sui criteri tecnici per valutare la sostenibilità delle centrali a gas e nucleari.

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La questione del nucleare

Sul nucleare, il non-paper si basa sulle raccomandazioni del Centro comune di ricerca (JRC) dell’UE, che ha concluso in un rapporto pubblicato a luglio che l’energia nucleare è sicura e quindi ammissibile tra quelle verdi all’interno della tassonomia.

Il documento – che arriva dopo che la scorsa settimana 12 ministri dell’Energia dell’UE si sono espressi a favore dell’inclusione del nucleare nella tassonomia – non propone criteri di sostenibilità dettagliati in questa fase, e divide semplicemente le attività di produzione di energia nucleare in quattro categorie:

  • esercizio di centrali nucleari: produzione di elettricità, compresa la costruzione, la messa in servizio, il funzionamento e lo smantellamento delle centrali;
  • stoccaggio o smaltimento di scorie radioattive o combustibile nucleare esaurito (attività abilitante);
  • estrazione e lavorazione dell’uranio (attività abilitante);
  • ritrattamento del combustibile nucleare esaurito (attività abilitante).

Tra i più accesi critici dell’inclusione del gas e del nucleare nella tassonomia c’è Elise Attal, responsabile della policy UE di Principles for Responsible Investment (PRI), una rete internazionale di investitori sostenuta dalle Nazioni Unite.

“I fautori dell’inclusione dell’elettricità prodotta dal gas e dell’energia nucleare nella tassonomia sostenibile dell’UE sosterranno che queste attività economiche hanno un ruolo da svolgere nella transizione energetica”, ha scritto in un recente editoriale pubblicato su EURACTIV. “Questo argomento è fuori luogo: il progetto della tassonomia sostenibile dell’UE mira a definire quali attività economiche sono verdi, non quali settori economici sono necessari per la transizione verso un’economia zero entro il 2050”.