L’Ue offrirà alle centrali a gas un’etichetta di finanza sostenibile, ma solo a certe condizioni

L’Unione europea prevede di considerare alcune centrali a gas come investimenti sostenibili, dopo che la proposta iniziale di negare loro l’etichetta verde ha suscitato la reazione di dieci Stati membri.

La nuova proposta della Commissione europea, condivisa sabato 20 marzo con i paesi dell’Ue, classificherebbe gli impianti alimentati a gas che generano energia elettrica più riscaldamento o raffreddamento come un investimento verde, ma solo se soddisfano rigide condizioni sulle emissioni e se saranno operativi entro il 2025.

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La proposta aggiornata dell’UE per gli impianti a gas è parte della nuova tassonomia finanziaria sostenibile, che definisce quali attività economiche, a partire dal prossimo anno, potranno essere commercializzate in Europa come investimenti sostenibili. Il testo integrale della proposta è stato pubblicato online dal sito di notizie specializzato Contexte.

La Commissione, che prevede di mettere a punto le regole sulla finanza sostenibile entro il 21 aprile, ha rifiutato di commentare il testo.

 

L’obiettivo dell’UE è indirizzare più capitali verso progetti ecocompatibili, come parte dello sforzo per realizzare il suo piano di abbattimento delle emissioni di gas serra che causano il cambiamento climatico.

La nuova tassonomia green, però, si è impantanata nelle controversie tra i paesi dell’Unione su come trattare gli investimenti nel gas naturale, che hanno costretto la Commissione a riscrivere la sua proposta originale resa nota lo scorso novembre.

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Il gas naturale, un combustibile fossile, produce circa la metà delle emissioni di anidride carbonica del carbone quando viene bruciato in una centrale elettrica: per questo paesi come Polonia e Germania pianificano di utilizzarlo per fare a meno del combustibile più inquinante.

Tuttavia, il gas non è privo di emissioni e ci sono crescenti preoccupazioni che le perdite di metano – un potente gas serra –  dalle infrastrutture di stoccaggio, trasformazione e trasporto possano annullare i vantaggi del passaggio dal carbone al gas.

Condizioni rigorose

Secondo il progetto dell’UE, gli impianti a gas che generano energia e forniscono anche riscaldamento o raffreddamento possono essere classificati come investimenti verdi se sostituiscono un impianto basato su combustibili fossili ad alte emissioni, e comportano una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 50% per chilowattora (kWh) di energia prodotta.

L’impianto a gas deve essere operativo entro il 2025, avere il potenziale per utilizzare combustibili a basse emissioni di carbonio in futuro, ed emettere non più di 270 grammi di CO2 equivalente per kWh di energia.

Per gli impianti che producono solo energia, o quelli che forniscono anche riscaldamento o raffreddamento ma non sostituiscono un impianto più inquinante, la Commissione si è invece  attenuta al suo piano originale, che prevedeva di limitare l’etichetta verde a quelli con emissioni inferiori a 100 g di CO2 equivalente per kWh, scrive la bozza del documento. Ciò significa che, per rientrare tra gli impianti ‘verdi’, le centrali a gas attualmente operanti avrebbero bisogno di tecnologie aggiuntive per catturare le loro emissioni.

Per Sean Kidney, amministratore delegato della Climate Bonds Initiative, il fatto che la Commissione non abbia indebolito il limite dei 100 g per kWh di emissioni è stata una grande vittoria per l’azione per il clima. “Questo è un indicatore chiave per la generazione di elettricità che dobbiamo diffondere a livello globale”, ha detto Kidney, che fa parte del gruppo consultivo dell’UE sulla tassonomia della finanza sostenibile.

James Watson, segretario generale del gruppo Eurogas, ha rifiutato di commentare il progetto di proposta, ma ha detto che il limite di 100 g costituisce un ostacolo al passaggio al gas dal carbone. “La tassonomia”, secondo Watson, “deve sfruttare tutte le tecnologie praticabili, comprese soluzioni alimentate a gas altamente efficienti e unità predisposte per l’utilizzo di gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio”.

La nuova proposta mira a placare i paesi divisi sulle regole finanziarie, poiché ci vorrebbe la maggioranza dei 27 membri dell’Unione per porre il veto sul progetto. Un gruppo di 10 paesi dell’UE, tra cui Bulgaria e Polonia, aveva sollecitato la Commissione a classificare l’energia a gas come verde, assegnando agli impianti una soglia realizzabile che potevano raggiungere. Altri stati tra cui Danimarca e Spagna, invece, avevano chiesto a Bruxelles di non indebolire il suo piano iniziale di negare al gas l’etichetta verde.

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