Lotta alla plastica monouso: la crisi rischia di frenare il cambiamento in Europa

L'Europa genera circa 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all'anno, ma meno del 30% di questi viene raccolto per il riciclaggio. [EPA/ANGELIKA WARMUTH]

Gli impianti di riciclaggio hanno drasticamente ridotto le loro attività durante la pandemia e la domanda di plastica riciclata continua a diminuire.

L’emergenza coronavirus rischia di vanificare gli sforzi fatti finora per ridurre la plastica monouso. L’uso sistematico di dispositivi di protezione individuale come mascherine e guanti usa e getta, che finiscono nell’indifferenziato quando non vengono addirittura abbandonati per strada, sta contribuendo ad aumentare l’inquinamento, come denunciano da tempo le associazioni ambientaliste. A questo si aggiunge il fatto che la domanda di plastica riciclata continua a diminuire. Il calo del prezzo del petrolio, infatti, fa sì che la plastica prodotta da idrocarburi risulti molto più economica delle alternative “green”.

Le aziende europee hanno segnalato che i loro impianti di riciclaggio hanno drasticamente ridotto le loro attività e, in molti casi, hanno chiuso per mesi. I ricavi di Micronipol, un grande impianto di riciclaggio nel Portogallo centrale, sono diminuiti del 40% e il futuro continua a essere incerto.

“Se non siamo più competitivi e se perdiamo denaro abbiamo due opzioni: o qualcuno ci deve sovvenzionare per poter continuare a lavorare o dobbiamo chiudere”, ha spiegato il direttore della società, Carlos Bento, alla Reuters.

L’impatto della pandemia sul settore è ancora più preoccupante se si tiene conto del fatto che il consumo di plastica dovrebbe raddoppiare fino a 600 milioni di tonnellate all’anno nei prossimi due decenni, secondo le previsioni di un rapporto della Ong Zero Waste Europe.

L’Europa genera circa 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all’anno, ma meno del 30% di questi viene raccolto per il riciclaggio. Gli esperti dicono che per come stanno oggi le cose gli obiettivi di riduzione della plastica monouso dell’Unione europea potrebbero non essere raggiunti.

La soluzione di Bruxelles: tassare la plastica

La crisi tuttavia non può essere una scusa per indebolire gli sforzi per proteggere l’ambiente aveva sottolineato a giugno il commissario europeo all’Ambiente Virginijus Sinkevičius in un’intervista a EURACTIV Italia, nella quale ha difeso la scelta di Bruxelles di introdurre una plastic tax per disincentivare l’uso di imballaggi in plastica monouso.

Questa tassa, che sarà introdotta e applicata a decorrere dal 1º gennaio 2021, potrebbe contribuire a compensare il divario di prezzo tra la plastica monouso e quella riciclabile. Per ogni chilogrammo di plastica contenuto in imballaggi non riciclati sarà introdotto un tributo nazionale di 80 centesimi. In base ai calcoli contenuti nel piano della Commissione europea del 2018 questa tassa potrebbe generare circa 7 miliardi di euro di ricavi all’anno.

Da gennaio dovrebbe entrare in vigore anche la tassa sulla plastica italiana che prevede il pagamento di 45 centesimi ogni chilo di plastica di prodotti monouso venduti. L’entrata in vigore di questa imposta inizialmente era prevista per luglio di quest’anno, ma è stata rinviata a causa della crisi generata dalla pandemia di coronavirus. Il timore di una sovrapposizione tra le due tasse ha suscitato le proteste dell’industria della plastica. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, nel corso di un’audizione in Parlamento, ha chiarito: “Non ci sarà una duplicazione della plastic tax ma sarà attuata, attraverso la prossima legge di Bilancio, una razionalizzazione onde evitare oneri eccessivi a carico delle imprese”.