Mobilità, l’Europa spinge gli investimenti sulle batterie elettriche

L'impianto di produzione di batterie al litio di Tesla in costruzione nei pressi di Berlino. [EPA-EFE/FILIP SINGER]

Con l’aumento delle vendite di auto elettriche, l’Europa ha iniziato a sviluppare la sua capacità di produrre batterie nel continente, ma è ancora lontana dal ridurre la sua dipendenza dall’Asia.

Attualmente, Cina, Giappone e Corea del Sud producono la maggior parte delle batterie per auto elettriche del mondo. Negli ultimi anni l’Europa ha varato progetti per costruire 38 GigaFactories (il termine inventato dal fondatore di Tesla, Elon Musk, per definire il suo primo impianto per produrre batterie agli ioni di litio, nel deserto statunitense del Nevada).

La produzione annua combinata di questi stabilimenti è stimata in 1.000 gigawattora (GWh), e il loro costo dovrebbe ammontare, secondo un recente report della ong Transport & Environment (T&E), a 40 miliardi di euro.

Questa fornitura annuale, ha spiegato all’AFP un portavoce di T&E, potrebbe essere raggiunta entro il 2029-2030, e sarebbe equivalente alla produzione di 16,7 milioni di veicoli elettrici a batteria.

A livello globale, secondo un’analisi di Standard & Poor’s (S&P), la domanda di batterie per l’alimentazione di veicoli elettrici leggeri (compresi quelli ibridi plug-in) potrebbe aumentare di otto volte entro il 2025, rispetto ai 139 gigawattora registrati nel 2020.

Tuttavia, secondo gli analisti di S&P, se gli incentivi e il quadro regolatorio hanno reso nel 2020 l’Europa il mercato più ampio per le batterie elettriche, la catena di approvvigionamento del nostro continente – così come quella degli USA – è ancora sottodimensionata rispetto alla richiesta, e ci vorranno anni per raggiungere i principali player globali.

In Europa, sono diversi i paesi che stanno incoraggiando la produzione di batterie per promuovere la propria industria domestica di veicoli elettrici. Come ha scritto Bloomberg lo scorso aprile: “alimentata da un sostegno statale di almeno 6,1 miliardi di euro e da piani di investimento che ammontano a dieci volte tanto in un solo anno, si è aperta la corsa per l’emergere di un campione regionale. I concorrenti includono le startup Northvolt in Svezia, Britishvolt e Automotive Cells in Francia, e gli impianti di Tesla e Volkswagen. Bloomberg stima che il continente [europe] potrebbe vedere la sua quota di produzione globale di batterie salire al 31% entro il 2030, da appena il 7% dell’anno scorso”.

Obiettivi in linea con gli annunci fatti a marzo dal vicepresidente della Commissione, Maroš Šefčovič, che ha detto di aspettarsi che l’Europa sia “in grado di coprire tutte le esigenze industriali delle nostre case automobilistiche per quanto riguarda le batterie entro il 2025”, diventando “il secondo produttore al mondo dopo la Cina” e aspettandosi che gli investimenti nella produzione di batterie possano generare fino a 4 milioni di posti di lavoro nei prossimi quattro anni.

“Dato il mostruoso aumento della domanda, c’è una grande posta in gioco per i produttori per rompere l’oligopolio” attuale, ha detto Eric Kirstetter, analista di settore della società di consulenza Roland Berger, aggiungendo che essi “dovranno anche garantire l’accesso ai materiali per gli elettrodi (anodo e catodo), i quali determineranno il prezzo e la disponibilità delle batterie”.

Uno dei produttori emergenti, la startup svedese Northvolt, prevede di raggiungere una produzione annua di 150 GWh in Europa entro il 2030. Il suo primo impianto è in costruzione a Skellefteå, nel Nord della Svezia, e dovrebbe iniziare l’attività entro la fine del 2021. Altri due, molto più grandi, sono in fase di progettazione. In una prima fase, l’azienda punta a produrre batterie per alimentare 300 mila veicoli all’anno, per poi salire a 600 mila (l’equivalente di 32 GWh) entro il 2024, con la potenzialità di aumentare questa cifra fino a un milione.

Nel frattempo, la società ha raccolto nuovi finanziamenti per 2,26 miliardi di euro, ha stretto o ha in programma accordi di fornitura con BMW, Volvo,il costruttore svedese di camion Scania, e Wolkswagen – che lo scorso marzo ha affidato alla startup una commessa decennale da 14 miliardi.

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Concorrenza asiatica

In un altro report, Transport & Environment ha affermato che i veicoli elettrici a batteria potrebbero rappresentare tutte le nuove vendite di unità nell’Unione Europea entro il 2035, se i politici introdurranno obiettivi di CO2 più rigorosi e un forte sostegno alle infrastrutture per caricare le auto.

Le case automobilistiche, sotto pressione per la transizione dai veicoli a combustibili fossili, stanno tutte investendo molto nella produzione di batterie.

Volkswagen, oltre alla partnership con Northvolt (nella quale ha anche investito direttamente), prevede anche di costruire autonomamente altri cinque impianti di batterie.

Stellantis, che possiede tra gli altri i marchi Alfa Romeo, Chrysler, Citroën, Dodge e Fiat, sta lavorando a due impianti, mentre il pioniere dell’elettricità Tesla vuole rendere la sua futura gigafactory vicino a Berlino una delle più grandi al mondo, con 250 GWh di capacità entro il 2030.

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I governi europei, dal canto loro, stanno sostenendo i progetti perché vogliono che il continente mantenga un ruolo importante nella futura produzione automobilistica.

Anche i produttori asiatici stanno investendo in Europa: il gruppo cinese AESC che prevede di lavorare con Toyota e Renault su impianti di batterie in Gran Bretagna e Francia. Due società sudcoreane, LG Chem e SKI, hanno invece già aperto stabilimenti in Polonia e Ungheria, e un’altra compagnia cinese, CATL, ne sta costruendo uno in Germania.

Ridurre l’inquinamento

Gli obiettivi fissati da Šefčovič sono difficili da raggiungere in così breve tempo, sostiene però Oliver Montique, analista di Fitch Solutions, secondo il quale la realizzazione di “una catena di approvvigionamento completamente chiusa in cui la stragrande maggioranza dei materiali delle batterie viene estratta, raffinata, lavorata e prodotta” in Europa non potrà compiersi prima del 2040.

L’Europa vuole costruire fabbriche che inquinano meno che in Asia o negli Stati Uniti, e i funzionari dell’Ue stanno lavorando per fissare degli standard stringenti su come ottenere le materie prime e riciclare le batterie usate.

Inoltre, l’Europa sta lavorando anche per sviluppare una nuova generazione di batterie meno dipendenti dalla tecnologia agli ioni di litio, dominata dalle aziende asiatiche. A questo scopo, la Commissione ha lanciato a gennaio un programma di ricerca e sviluppo da 2,9 miliardi di euro.

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Secondo le previsioni dell’esecutivo Ue, la domanda di litio aumenterà di 18 volte entro il 2030, e il settore delle batterie probabilmente avrà bisogno anche di cinque volte più cobalto di quello utilizzato oggi.

La Germania e la Repubblica Ceca hanno notevoli riserve di litio, ma Montique consiglia ai leader dell’Ue di garantirsi anche le forniture da partner affidabili: “Penso all’Australia, al Canada, al Brasile e al Cile, di modo che sia improbabile che l’offerta sia messa in pericolo da normali vincoli commerciali e/o da ragioni politiche”.