Legge sul clima: il Parlamento Ue chiede di ridurre le emissioni del 60% entro il 2030

Un volatile vola sopra la centrale a lignite di Boxberg dell'azienda energetica LEAG a Boxberg, Germania, 28 gennaio 2019. EPA-EFE/FILIP SINGER

In 30 anni la crisi climatica potrebbe causare 1,2 miliardi di persone sfollate nel mondo; 3,5 miliardi e mezzo di persone che soffrono di insufficienza alimentare e 5,4 miliardi di persone che vivono in aree con estrema carenza idrica. In questo quadro di emergenza climatica, nell’UE prende forma la legge europea sul clima.

La commissione per l’ambiente del Parlamento europeo ha votato un nuovo obiettivo a livello europeo per ridurre le emissioni di carbonio del 60% entro il 2030, ponendo le basi per duri negoziati con i paesi dell’UE e la Commissione europea, che dovrebbe proporre un obiettivo del 55% la prossima settimana: secondo la Commissione un taglio delle emissioni in dieci anni di “almeno il 55%” rispetto ai livelli del 1990 è “realizzabile” sul piano economico e “vantaggioso per l’Europa”. Il documento che dovrebbe essere presentato dalla Commissione Von Der Leyen suggerisce interventi in tutti i settori, in particolare i trasporti, l’energia, ma anche l’agricoltura e l’edilizia.

La proposta del Parlamento europeo

Ma il legislatore europeo ha alzato la posta, votando per l’obiettivo climatico del 60% per il 2030. Con 40 voti a favore e 37 contrari, ieri (10 settembre) la Commissione Envi del Parlamento europeo, che si occupa dei temi ambientali, ha infatti concordato un nuovo obiettivo UE per il clima per il 2030.
Naturalmente il voto della Commissione deve prima essere approvato dall’intera assemblea e poi dai rappresentanti degli Stati membri nel Consiglio ma il segnale è forte: se confermato dalla sessione plenaria plenaria di ottobre, l’obiettivo del 60% porrebbe il Parlamento in rotta di collisione con la Commissione europea e gli Stati membri dell’UE. Anche se le organizzazioni ambientaliste avevano fatto pressioni per arrivare al 65%.

La relatrice svedese Jytte Guteland (S&D) aveva proposto l’obiettivo del 65%, con il sostegno dei Verdi e della sinistra; nel corso delle negoziazioni però i gruppi liberali Renew e i Socialisti hanno concordato un obiettivo del 60%. La resistenza maggiore sull’obiettivo del 65% è venuta dal gruppo del PPE di centro-destra, che considera irrealistico un obiettivo di oltre il 55% e che ha sconsigliato di partecipare ai negoziati con gli Stati membri dell’UE con un obiettivo di partenza troppo alto.

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Il 10 settembre la commissione per l’ambiente del Parlamento europeo voterà la legge europea sul clima. Gli ambientalisti chiedono di approvare una riduzione delle emissioni del 65% nel 2030, perché solo così sarà possibile raggiungere l’impatto zero nel 2050.

L’azione per …

Gli eurodeputati hanno anche stabilito di istituire un Consiglio indipendente dell’UE sui cambiamenti climatici che sarà composto da 15 esperti incaricati di proporre ulteriori adeguamenti agli obiettivi di riduzione delle emissioni dell’Unione, in linea con gli ultimi studi scientifici. I legislatori hanno anche votato a favore dell’interruzione di tutti i sussidi alle attività ancora basate sui combustibili fossili a partire dal 2025 e della possibilità per i cittadini dell’UE  di citare in giudizio i governi nel caso in cui non rispettino i loro obiettivi.

La proposta della Commissione si ferma al 55%

Dopo il voto in plenaria nel Parlamento Europeo, i capi di Stato dell’UE discuteranno poi la proposta a metà ottobre per raggiungere un accordo in occasione dell’ultima riunione dei ministri dell’ambiente di quest’anno, programmata per il 17 dicembre.

Uno degli strumenti principali con cui la commissione vuole raggiungere l’obiettivo della riduzione delle emissioni del 55% è il mercato delle emissioni (Ets). La commissione vuole estenderlo al settore marittimo, ridurre le quote gratuite di cui gode attualmente il settore dell’aviazione, fino a “includere il trasporto su gomma e gli edifici”, con l’ipotesi di applicare il concetto anche ai distributori di carburante. Un ruolo importante per la mobilità a emissioni zero avranno anche nuovi limiti sulla CO2 imposti ai produttori.

Il primo pacchetto di misure dell’UE per il clima e l’energia è stato concordato nel 2008 e fissa va gli obiettivi per il 2020, con la strategia Europa 2020 che prevedeva una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 20% (rispetto al 1990), un aumento al 20% della quota di energie rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica del 20%.
Nel 2014, poi, è stato concordato il quadro 2030 per il clima e l’energia, che stabiliva l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Ma le recenti pressioni e una sempre maggiore consapevolezza da parte dei cittadini rispetto all’urgenza di contrastare i cambiamenti climatici ha spinto gli attori istituzionali europei ad un’azione più incisiva. In questo senso sono stati fissati obiettivi giuridicamente vincolanti per il riciclo e il divieto dei prodotti di plastica monouso.

Quello che verrà deciso da qui a dicembre sarà decisivo per rendere possibile che l’Europa doventi un continente a impatto climatico zero entro il 2050, in linea con l’accordo di Parigi.