Investimenti verdi, i produttori di biocarburanti protestano contro le regole Ue

[Greg Montani / Pixabay]

I biocarburanti ricavati da colture alimentari e mangimi non soddisfano i criteri della tassonomia verde dell’Ue, secondo una proposta della Commissione europea. Questa mossa secondo i produttori di biocarburanti ostacolerà la capacità dell’Europa di raggiungere gli obiettivi relativi al cosiddetto “trasporto verde”.

La proposta di tassonomia verde, pubblicata il 21 aprile, segnala ai mercati finanziari che investire nei biocarburanti di prima generazione va contro gli obiettivi ambientali dell’Ue.

Mentre altre forme di biomassa, compresi i biocarburanti ricavati da residui forestali e rifiuti alimentari, ricevono il via libera, i biocarburanti per il trasporto derivati da colture adatte al consumo umano e animale – come grano e mais – sono esclusi dalla tassonomia.

La decisione è contenuta nel progetto di legge delegata sulla tassonomia, una misura che autorizza la Commissione europea ad aggiornare la legislazione esistente con nuove conoscenze tecniche o scientifiche. Il testo non è ancora in vigore, poiché deve ancora essere approvato – o respinto – dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei ministri che rappresentano i 27 stati membri dell’Ue.

Pur non essendo un obbligo legale, la tassonomia “descrive quali attività economiche sono in linea con l’accordo di Parigi” e aiuta gli investitori “a sapere se i loro investimenti e le loro attività sono davvero verdi”, ha detto la Commissione europea.

“I trasporti consumano un terzo di tutta l’energia nell’Unione e rappresentano più di un quarto delle emissioni totali di gas serra nell’Unione. La decarbonizzazione dei trasporti e delle infrastrutture può quindi svolgere un ruolo centrale nella mitigazione del cambiamento climatico”.

Il trasporto marittimo e l’aviazione non sono inclusi nella bozza di tassonomia dal momento che è in corso uno studio per determinare criteri separati di finanziamento sostenibile per i due settori in questione.

Le critiche dell’industria

L’industria dei biocarburanti ha reagito con forza a tale definizione della tassonomia, dicendo che la decisione è basata su un approccio sbagliato. “Ancora una volta, l’Ue sta cercando di ridefinire ciò che dovrebbe essere considerato sotto l’etichetta di biocarburante sostenibile – anche dopo che la direttiva aggiornata sulle energie rinnovabili ha chiaramente distinto i biocarburanti buoni e cattivi e ha reso irrilevante il vecchio dibattito ‘cibo contro carburante'”, ha dichiarato Emmanuel Desplechin, segretario generale di ePURE, l’associazione europea per l’etanolo rinnovabile.

“Con un attacco ingiustificato ai biocarburanti basati sulle colture con un riferimento a ‘colture alimentari e mangimi’, la Commissione sta ostacolando la sua capacità di raggiungere gli obiettivi del Green Deal”, lamenta l’associazione in una dichiarazione.

Nell’ambito del Green Deal, l’Ue mira a un taglio del 55% delle emissioni entro il 2030, per arrivare allo zero netto entro il 2050. Farm Europe, un think tank con sede a Bruxelles, ha detto che l’esclusione “manda in frantumi il potenziale dei biocarburanti sostenibili per decarbonizzare il trasporto” e ha sostenuto che la decisione non ha “alcuna base scientifica o fattuale”.

James Cogan di Ethanol Europe ha sostenuto che la decisione della Commissione è basata su una falsa percezione del danno derivante dai biocarburanti piuttosto che su un’analisi ragionata. “La Commissione si è trincerata in una posizione indifendibile e irresponsabile e le persone coinvolte dovrebbero essere sostituite”, ha spiegato a Euractiv via e-mail. “Nessuna delle loro argomentazioni vagamente implicite contro i biocarburanti da coltura regge all’esame (tranne l’olio di palma che giustamente sta per essere eliminato)”, ha aggiunto.

Le preoccupazioni per l’impatto dei biocarburanti sulla resa dei terreni agricoli – accusa comune da parte degli ambientalisti – sono esagerate secondo Cogan, poiché “il cibo non è mai stato così economico e abbondante come oggi”.

“L’obesità e lo squilibrio sono i problemi principali, non la carenza di offerta”, ha detto, aggiungendo che la produzione agricola europea sta aumentando nonostante l’aumento dei terreni agricoli abbandonati.

Ma non tutte le reazioni dell’industria sono state negative. Xavier Noyon, segretario generale dell’European Biodiesel Board (EBB), ha detto che l’attenzione sul rifiuto delle colture alimentari e da foraggio nella tassonomia green rischia di far perdere quella che in fondo è una notizia positiva per l’industria: essenzialmente tutti i biocarburanti sono approvati per gli investimenti verdi o come attività di mitigazione del clima o attività di adattamento al clima. “Personalmente, vedrei il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto – anche tre quarti pieno”, ha detto a EURACTIV.

“Non è la prima volta che noi [l’industria dei biocarburanti] non otteniamo esattamente quello che vogliamo. Dobbiamo accettare la situazione politica e il compromesso. Ma in larga misura, quasi tutto quello che facciamo è ammissibile.Abbiamo qualcosa con cui penso si possa vivere”.

Mentre Noyon concorda sul fatto che sarebbe stato nell’interesse dell’Europa includere i biocarburanti basati su alimenti e mangimi nella tassonomia, dice che la bozza conferma che l’industria dei biocarburanti ha un ruolo importante da svolgere nel soddisfare la domanda energetica dell’Europa in modo sostenibile.

“Molto più rigorosa”

Il Wwf sostiene che l’analisi dell’industria dei biocarburanti è “completamente sbagliata”. “Il punto fondamentale, a cui non si può sfuggire, è che l’uso della terra per le colture energetiche è controproducente in termini climatici. Non fare nulla [alla terra] darebbe un risultato migliore per il clima”, ha detto a EURACTIV Alex Mason, senior policy officer dell’Ufficio politiche europee del Wwf.

Mentre i biocarburanti consentono di risparmiare circa una tonnellata di CO2 per ettaro rispetto ai combustibili fossili, lasciare la terra a produrre vegetazione naturalmente comporterebbe un risparmio di circa tre tonnellate per ettaro, sostiene Mason.

Pur accogliendo favorevolmente l’esclusione dei biocarburanti basati su alimenti e mangimi, Mason ritiene che la tassonomia dovrebbe essere “molto più rigorosa”. “Non dovrebbe escludere soltanto le colture relative agli alimenti – e all’alimentazione – dovrebbe escludere tutte le colture inerenti, perché rischiano di essere tutte controproducenti per il clima”, ha concluso.