Investimenti sostenibili: solo le auto a zero emissioni avranno il marchio green

Una serie di auto a Bruxelles, Belgio. EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ

Sembra essere in arrivo una verra e propria rivoluzione nel mercato europeo delle auto. Da gennaio 2026, tutte le auto vendute in Europa dovranno emettere zero grammi di CO2 per chilometro per poter essere considerate “sostenibili” secondo le regole della tassonomia finanziaria verde dell’UE, secondo Euractiv.com.

La Commissione europea nelle prossime settimane dovrebbe presentare una proposta specifica sul tema degli investimenti green nel mercato automobilistico. Al cuore della questione c’è il tentativo di definire quale soglia di emissioni si possa effettivamente  considerare green, in modo da spingere i finanziamenti privati verso i veicoli elettrici e accelerare la transizione verso una mobilità pulita. tutto il sistemi degli attuali ecoincentivi nel settore potrebbe essere ridefinito e si dovrebbe effettivamente bloccare il greenwashing, fornendo agli investitori una guida chiara su ciò che è sostenibile per l’ambiente e ciò che non lo è. Le vendite di veicoli elettrici stanno aumentando lentamente. Nel 2018 le vendite di veicoli elettrici ibridi plug-in e di veicoli elettrici a batteria hanno continuato a crescere, ma la loro quota sul totale delle vendite è aumentata solo di mezzo punto percentuale rispetto all’1,5% del 2017, probabilmente anche perchè nei vari ecobonus sono previsti contributi anche per altre tipologie di veicoli.

Finanza verde e mercato automobilistico: un connubio possibile?

Le auto sono responsabili di circa il 12% delle emissioni totali di CO2 dell’UE, secondo l’ufficio statistico di Eurostat. I trasporti in generale sono responsabili di quasi il 30% delle emissioni totali di CO2 dell’UE, ma di questo 30% il 72% proviene dal trasporto su strada.

Ecco perché da gennaio 2026, tutte le auto vendute in Europa dovranno emettere zero grammi di CO2 per chilometro per avere la patente di sostenibilità secondo le regole della tassonomia finanziaria verde dell’UE. Il passaggio intermedio dovrebbe essere quello prendere che le vetture emettano meno di 50gCO2/km per raggiungere la soglia del “non fare danni significativi” fino alla fine del 2025. Si tratta di un principio alla base della tassonomia verde che per determinare quali attività possono essere considerate “sostenibili”, attribuisce un marchio attraente per gli investitori di tutto il mondo, una sorte di “patente” di sostenibilità per quelle che attività che danno un contributo sostanziale rispetto ad uno dei sei obiettivi climatici e ambientali senza danneggiarne altri (secondo il principio del “non fare danni”).

“Al momento, se un investitore vuole investire in veicoli elettrici, c’è una sola azione da acquistare – quella di Tesla”, ha detto Bonaccorsi della ONG Transport and Environment, ma “L’impatto della tassonomia sarà pervasivo”, per spingere i finanziamenti privati verso auto a zero emissioni.
Anche se dall’altro lato le case automobilistiche temono che l’impatto economico dovuto dalla pandemia da COVID-19 renderà ancora più difficile conformarsi ai nuovi standard UE e ritengono che alzare così in alto l’asticella potrebbe essere controproducente.

Barcellona potrebbe essere la prima città senza auto

Nel frattempo, Barcellona, una delle città più densamente popolate e inquinate d’Europa, si prepara a diventare la prima città senza automobili, puntando su  una mobilità interamente green e su un progetto urbanistico d’avanguardia. È stato lanciato un ambizioso piano decennale per liberare le strade della città dalle auto e ridurre l’inquinamento aumentando invece gli spazi verdi e le piazze pubbliche, attraverso un piano di investimenti di 37,8 milioni di euro per i prossimi 10 anni.
La proposta è la continuazione del progetto visionario di Salvador Rueda che ha ispirato la costruzione di “superbcocchi” o “superillas”, di nove isolati ciascuno, all’interno dei quali è privilegiata la mobilità pedonale e ciclabile, mentre i percorsi per le auto tendenzialmente sono confinati lungo il perimetro dei superblocchi.

La prima antenata delle “superillas” fu costruita nel 1993 nel quartiere El Born, in centro, tra la Barceloneta e il Barrio Gótico: quella che all’inizio sembrava poco più che la creazione di un’area pedonale ha ispirato poi un progetto urbanistico che rimette al centro il verde pubblico e una mobilità che non siamo abituati a vedere nelle metropoli, sempre più inquinate e sempre più piene di auto e motorini. Ad oggi i superbcocchi sono sei ma altri undici sono già stati pianificati.
Così, la città che oggi ha circa 6000 auto per kmq si prepara a non averne più, con un progetto che in qualche modo è già iniziato: da quando è stato imposto il lockdown a marzo, la città ha approfittato per creare 29 km di piste ciclabili e 12 km di marciapiedi per i pedoni e eliminando almeno 1.300 posti auto.

 

Ue, presto criteri di screening specifici per la definizione di investimenti "verdi"

Nelle prossime settimane la Commissione europea dovrebbe specificare in dettaglio i criteri in base ai quali poter definire un’attività realmente “verde”. Si lavora ad una definizione tecnica che contribuirebbe a sbloccare i massicci investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi climatici …