Inquinamento dell’aria, la Corte di giustizia Ue condanna l’Italia per aver violato i limiti

Secondo la Corte, l’Italia ha "mancato agli obblighi che le incombevano omettendo anche di adottare, a partire dall'11 giugno 2010, le misure necessarie a garantire il rispetto del valore limite annuale di biossido di azoto" [EPA-EFE/FABIO FRUSTACI]

La Corte di Giustizia dell’Ue, giovedì 12 maggio, ha condannato l’Italia per un pluriennale superamento dei limiti delle emissioni, e per il mancato adempimento degli obblighi di riduzione dell’inquinamento dell’aria previsti dalla direttiva europea in materia.

La sentenza dà ragione alla Commissione europea, che aveva fatto ricorso presso la Corte nel luglio del 2019, dopo aver accertato alcune infrazioni da parte dell’Italia alla direttiva del 2008 sulla qualità dell’aria (2008/50/Ce).

I giudici di Lussemburgo hanno accertato che in alcune aree italiane – in particolare gli agglomerati urbani di Torino, Milano, Bergamo, Brescia, Firenze, Roma, Genova e Catania – dal 2010 in poi si è verificato un sistematico superamento del valore limite della concentrazione di biossido d’azoto (NO2), che la direttiva UE fissa in 40 microgrammi per metro cubo.

Secondo la Corte, l’Italia ha “mancato agli obblighi che le incombevano omettendo anche di adottare, a partire dall’11 giugno 2010, le misure necessarie a garantire il rispetto del valore limite annuale di biossido di azoto nell’insieme delle zone”. In particolare, non ha “provveduto affinché i piani per la qualità dell’aria prevedessero misure appropriate affinché il periodo di superamento di detto valore limite fosse il più breve possibile”.

Queste due inadempienze, hanno stabilito i giudici, costituiscono una violazione degli articoli 13 e 23 della direttiva europea.

“L’oggettivo superamento del valore limite annuale fissato per il biossido d’azoto è di per sé sufficiente per ritenere l’Italia inadempiente all’obbligo previsto dalla direttiva”, ha scritto la Corte, sottolineando poi che “non costituiscono valide giustificazioni quelle fatte valere dall’Italia, quali le difficoltà strutturali legate ai fattori socio-economici, gli investimenti di grande portata da mettere in opera, la tendenza al ribasso dei valori di diossido di azoto, i tempi di attuazione necessariamente lunghi dei piani adottati, le tradizioni locali, la presenza di cofattori causali esterni quali la configurazione orografica di certe zone e la circolazione dei veicoli diesel”.