Il settore navale si oppone all’ingresso nel sistema di scambio delle emissioni europeo

Una nave porta container al porto tedesco di Bremerhaven. [EPA-EFE/FOCKE STRANGMANN]

L’industria navale si è opposta ai piani di espansione del mercato del carbonio dell’Ue al settore marittimo in vista di una votazione cruciale al Parlamento europeo martedì (15 settembre) che rischia di mettere i legislatori ai ferri corti con gli operatori navali.

A differenza delle centrali elettriche, dei siti industriali e dei voli all’interno dell’Ue, le navi sono attualmente esenti dalle tariffe sull’inquinamento prodotto nell’ambito del sistema di scambio delle quote di emissione (Ets) del blocco, ma la proposta di inclusione è in fase avanzata di discussione.

Gli eurodeputati voteranno se sostenere o meno un’iniziativa che mira ad espandere i settori coinvolti dall’Ets, mentre la Commissione europea ha ripetutamente indicato che fa parte della sua agenda sul clima.

Il settore marittimo ha un problema di inquinamento: nel 2018 rappresentava il 3,7% delle emissioni totali di CO2 dell’Ue e quest’anno la Mediterranean Shipping Company (Msc) si è classificata al settimo posto nella classifica dei dieci maggiori emettitori del blocco. Le altre nove sono centrali a carbone e Ryanair.

Ma il World Shipping Council (Wsc), che annovera tra i suoi membri giganti come Maersk, Hapag-Lloyd e Msc, ha avvertito che l’espansione del mercato del carbonio potrebbe mettere a repentaglio gli sforzi globali per ridurre l’impronta ambientale del settore navale.

In un documento, il Wsc ha spiegato che “le tensioni internazionali causate da un Ets dell’Ue con effetto extraterritoriale danneggerebbero le prospettive per una soluzione globale globale attraverso l’Organizzazione marittima internazionale (Imo)”.

“L’UE vuole guidare lo sforzo di decarbonizzare il trasporto marittimo, e questa leadership deve essere canalizzata attraverso l’Imo, che è l’unico posto dove si può raggiungere una soluzione globale”, ha detto il Ceo John Butler.

Butler ha detto a EURACTIV che l’inclusione del settore nell’Ets potrebbe avere una “esclation diplomatica” nel processo dell’Imo e influenzare le negoziazioni in corso, come i piani per l’implementazione di un divieto del petrolio pesante artico o la creazione di un fondo per l’innovazione del trasporto marittimo.

Il Wsc sostiene che il mercato del carbonio sarebbe “extraterritoriale”, dato che regolerebbe e riscuoterebbe tasse sulle le navi che entrano ed escono dalla giurisdizione dell’Ue.

Ma Faïg Abbasov, un esperto di trasporti marittimi del il gruppo di mobilità pulita Transport & Environment (T&E), ha sottolineato che la regolamentazione dell’UE che sosterrà l’iniziativa si basa su un principio di diritto internazionale chiamato port-state control (Psc), che permette ai porti di stabilire le regole per tutte le navi che attraccano nelle loro acque.

Ciò si oppone al coastal state control (Csc), che consente alle autorità di regolamentare solo le navi che transitano nelle loro Zone economiche esclusive (Zee) e come tale non costituirebbe una base giuridicamente valida per l’espansione dell’Ets.

Trasporto marittimo nel mercato delle emissioni? Il Parlamento europeo ci riprova

Martedì (7 luglio) la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha approvato l’inserimento del trasporto marittimo all’interno dell’Emissions trading system (Ets). Il settore, finora, è rimasto al di fuori dello schema di tassazione dell’inquinamento. Il regolamento finale verrà steso a settembre.

L’inclusione …

L’eurodeputata dei Verdi tedeschi Jutta Paulus, autrice della relazione del Parlamento sulle modifiche proposte, ha anche confutato il suggerimento che la politica dell’Ue ostacolerebbe il lavoro dell’Imo.

“L’Imo non è riuscita a trovare una soluzione globale vincolante dopo il Protocollo di Kyoto, per non parlare di una soluzione che sia in linea con l’Accordo di Parigi. Le misure di mercato sulle emissioni di gas serra sono in discussione dal 2006 senza risultati concreti”, ha detto Paulus a EURACTIV.

Ha aggiunto che l’espansione dell’Ets darebbe al settore “dati reali che potrebbero essere utilizzati per convalidare le valutazioni d’impatto” e che l’Ue sostiene gli obiettivi dell’Imo, che includono parametri di riferimento per il miglioramento dell’efficienza.

Il Wsc è anche preoccupato che se i piani dell’Ue si realizzeranno, saranno “un invito al resto del mondo ad adottare misure unilaterali, creando un mosaico di schemi normativi che si sovrappongono e creano incertezza”.

La relazione dell’eurodeputata Paulus, che secondo le fonti ha un’alta probabilità di approvazione in plenaria, è però solo una parte del processo legislativo: i duri colloqui con la Commissione e il Consiglio degli Stati membri saranno il prossimo punto di riferimento.

Sarà difficile vendere l’idea ai governi nazionali, dato che paesi come Danimarca, Cipro e Grecia hanno interessi radicati nella redditività del settore.

Tuttavia, i diplomatici dell’Ue ammettono che l’idea è inevitabile, dato che la Commissione ha inserito il lancio del sistema Ets marittimo tra le sue priorità green.

Jutta Paulus vorrebbe dare il via al sistema il più presto possibile e insiste sul fatto che l’analisi approfondita della Commissione del 2013 è ancora valida, mentre l’ala conservatrice del Parlamento e diversi Stati membri vorrebbero un’ulteriore analisi dei numeri.

Gli operatori del settore marittimo e i legislatori sono d’accordo almeno su una cosa: il miglioramento dell’efficienza non sarà sufficiente per arrivare ai tagli alle emissioni del 50% che l’Imo si è impegnata ad apportare entro il 2050.

A tal fine, il rapporto Paulus include un fondo di ricerca e sviluppo dedicato che verrebbe integrato con le entrate Ets All’Imo, sono in corso trattative per la creazione di un fondo simile, mentre il gigante dell’industria Maersk ha stanziato milioni di euro a giugno per aiutare a creare un centro di ricerca dedicato.

Il settore è ancora diviso sul futuro delle navi ecologiche e non sono stati costruiti prototipi funzionanti su larga scala alimentati da idrogeno o ammoniaca. In Danimarca è stata sperimentata l’alimentazione elettrica a batteria per i traghetti, mentre Maersk si è impegnata a mettere in acqua una nave a emissioni zero entro il 2030.

La settimana scorsa, un nuovo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia ha previsto un’enorme domanda di ammoniaca come combustibile navale entro il 2050, mentre l’80% del fabbisogno del settore sarà soddisfatto dall’ammoniaca entro il 2070.

Nasce il primo sistema di cattura della CO2 per le navi

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Il settore marittimo ha una grande …