Il programma di stoccaggio francese apre la strada all’utilizzo del 100% di gas rinnovabile

Il meccanismo normativo per lo stoccaggio del gas naturale in Francia dovrebbe aiutare il settore nella sua transizione verde. [noomcpk/Shutterstock]

Il via libera della Commissione europea al regime di aiuti allo stoccaggio del gas naturale in Francia è stato accolto con favore dall’operatore di infrastrutture Storengy, secondo cui il programma consentirà la transizione verso il 100% di gas rinnovabile. Lo racconta EURACTIV Francia.

“La nostra strategia è basata sul gas verde”, dice il direttore generale di Storengy Pierre Chambon, che ha espresso soddisfazione per la decisione presa dalla Commissione il 28 giugno, con cui autorizza il regime di sostegni francese a seguito di un’indagine su possibili aiuti di Stato durata 16 mesi.

“Inizialmente, sarà una miscela di gas verde e gas naturale”, ha spiegato Chambon a EURACTIV, ma “l’obiettivo finale è arrivare al 100% di gas verde. La riforma lo renderà possibile”.

Il meccanismo francese, introdotto nel dicembre 2017, mira a mantenere in funzione le capacità di stoccaggio del gas esistenti ritenute necessarie per garantire la sicurezza di approvvigionamento del Paese. Il programma prevede la vendita all’asta delle capacità di stoccaggio del gas e la copertura dei costi sostenuti dai gestori dello stoccaggio. Se le loro entrate sono inferiori al benchmark fissato dall’autorità francese di regolamentazione dell’energia (CRE), gli ricevono una compensazione, mentre se superano il benchmark, sono loro a dover rimborsare l’eccedenza.

Secondo Chambon, la decisione della Commissione darà al settore la visibilità a lungo termine di cui ha bisogno: “Questo è molto positivo e importante. Ci consentirà di trasformare e adattare la nostra rete”.

In Francia, il programma dovrebbe sostenere lo sviluppo di infrastrutture di stoccaggio per il biometano prodotto dai residui agricoli. Ma prima di diventare completamente verde, Storengy prevede che lo stoccaggio riguarderà innanzitutto un “mix di gas verde, principalmente da biometano e idrogeno, e gas naturale”.

“Lo sviluppo del biometano in Francia è una realtà: ci sono più punti di iniezione a livello di vettore e distributore. La nostra rete di stoccaggio deve adattarsi a questo ‘rinverdimento’ del gas”, ha spiegato Chambon.

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Una misura necessaria

Soprattutto durante le ondate di freddo invernali, gli impianti di stoccaggio sotterraneo di gas naturale possono immagazzinare energia a lungo termine per continuare a soddisfare la domanda.

L’approfondita indagine della Commissione ha mostrato che il metodo di remunerazione, fissato autonomamente dal CRE, è “proporzionato” e non favorisce i fornitori di gas francesi rispetto alle società estere, poiché le aste sono aperte a tutti.

“La misura è necessaria e proporzionata per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico ai suoi cittadini e alle sue imprese, garantendo allo stesso tempo la riduzione al minimo di eventuali distorsioni della concorrenza”, ha affermato la vicepresidente esecutiva della Commissione Margrethe Vestager a proposito del regime francese.

Secondo Chambon, la decisione “appoggia semplicemente un sistema che funziona bene” e apre la strada all’immissione in rete di più gas rinnovabili e sintetici. Anche se la quota di gas verde dovesse aumentare, la produzione di gas sintetico non è ancora abbastanza redditizia rispetto al gas naturale.

“Il costo di produzione del syngas rispetto al gas naturale è ancora più alto. La sfida è ridurre questo costo per diventare competitivi a lungo termine”, ha spiegato Chambon.

Entro la fine del 2024, la Francia dovrà presentare alla Commissione una relazione sull’impatto della misura di regolamentazione sulla concorrenza nell’UE, in particolare in relazione agli operatori di infrastrutture dei paesi vicini. Fino ad allora, il settore del gas francese intende sviluppare un’economia rurale e aumentare la produzione di biometano generato da rifiuti e residui agricoli.

Il governo francese ha fissato l’obiettivo di iniettare il 10% di biometano nella rete del gas del Paese entro il 2030, in modo simile a quanto sta già facendo la Danimarca. Engie, la società madre di Storengy, vuole portarlo al 100% entro il 2050, aggiungendo al mix altri gas a basse emissioni, come l’idrogeno.

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