Il Parlamento Ue propone una direttiva per obbligare le aziende a proteggere l’ambiente e i diritti umani

Un gruppo di lavoratori bambini. Fonte: ILO Child Labour Photo Contest 2012. [ILO Asia-Pacific / Flickr]

L’Europa fa un altro passo avanti sul terreno della responsabilità allargata delle aziende. Mercoledì 27 gennaio, infatti, la commissione per gli affari legali del Parlamento europeo ha adottato una relazione che invita l’Unione europea a richiedere legalmente alle imprese di proteggere i diritti umani e l’ambiente lungo tutta la loro catena di approvvigionamento (supply chain). Obiettivo: aumentare il controllo dell’Ue sull’impatto che le operazioni delle aziende hanno sull’ambiente e sulle persone a livello globale, non solo all’interno dei confini comunitari.

Nel report si esorta la Commissione europea a proporre dei requisiti obbligatori di due diligence (verifica e raccolta delle informazioni) sui rischi ambientali e per i diritti umani per tutte le società e i settori economici che operano nell’Unione, comprese le imprese pubbliche e quelle del settore finanziario.

“Attualmente – ha spiegato la deputata olandese del gruppo dei Socialisti che ha redatto il documento, Lara Wolters – non esiste un insieme di regole europee comuni che ritenga le aziende responsabili per i danni arrecati ai diritti umani e all’ambiente nei vari passaggi delle loro catene di approvvigionamento”. Le nuove norme contenute nel progetto di iniziativa legislativa appena approvato “considereranno le imprese legalmente responsabili di evitare e limitare i rischi lungo l’intera filiera, daranno alle vittime il diritto legale di ottenere risarcimenti e garantiranno equità, parità di condizioni e chiarezza giuridica per tutte le imprese, i lavoratori e i consumatori”.

Il Parlamento europeo in seduta plenaria si esprimerà sulla proposta il prossimo marzo. Il progetto mira a dare forma alla legislazione sul governo societario sostenibile che la Commissione proporrà nel secondo trimestre di quest’anno. La relazione adottata dal comitato legale propone la stesura di una legge dell’Unione che imponga alle società di monitorare, identificare, prevenire e porre rimedio ai rischi per i diritti umani, l’ambiente e la governance nelle loro operazioni e relazioni commerciali, inclusi fornitori e subappaltatori: sarebbero compresi anche i diritti del lavoro, come i requisiti di età minima e le norme di sicurezza. Alcuni eurodeputati hanno poi chiesto di inserire misure aggiuntive, compreso il divieto di importare prodotti legati a gravi violazioni dei diritti umani come il lavoro forzato o minorile.

Secondo la proposta, inoltre, tutte le aziende che vogliono accedere al mercato comune dell’Ue, comprese quelle che hanno sede fuori dai suoi confini, dovrebbero dimostrare di rispettare gli obblighi di due diligence in materia di ambiente e diritti umani. E se un fornitore di una società dell’Ue causasse una fuoriuscita di petrolio all’estero – ha spiegato Wolters – l’impresa potrebbe essere ritenuta responsabile per non aver esercitato un adeguato controllo sulla propria catena di approvvigionamento.

In presenza di rischi, raccomanda poi il rapporto, un’azienda dovrebbe rendere pubblici i dettagli insieme alle misure per affrontarli. Le vittime di violazioni dei diritti umani avrebbero il diritto di citare in giudizio le società dell’Ue, ed esse sarebbero tenute a consultare sindacati, i popoli indigeni e società civile sui loro piani di due diligence. A controllare l’applicazione delle regole da parte delle aziende dovranno essere le autorità nazionali, che potranno imporre sanzioni e indagare sui reclami.