Il Parlamento Ue adotta una risoluzione sulla Carbon border tax: cos’è e come funziona

La tassa sul carbonio alla frontiera servirà a compensare le maggiori emissioni di prodotti provenienti dall'estero. [EPA-EFE/SASCHA STEINBACH]

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione  per introdurre un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, che deve rispettare gli standard imposti dall’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto).

In seguito alla relazione presentata al Parlamento europeo dall’eurodeputato dei Verdi Yannick Jadot, l’Eurocamera ha votato a favore di gran parte dei paragrafi ed emendamenti. Il nuovo meccanismo diventerà quindi il complemento del sistema di scambio delle quote di emissione.

Tra i cambiamenti non approvati, però, vi è l’eliminazione del sistema delle quote gratuite di emissione per le industrie europee. Le industrie europee aveva chiesto nelle ultime settimane di mantenere questa misura per proteggere la loro competitività.

Tuttavia, avere attive entrambe le misure sarebbe contrario alle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio, perciò andrà operata una scelta in questo senso.

Il prossimo passo sarà la proposta legislativa della Commissione europea, che dovrebbe essere presentata nel secondo trimestre del 2021 come parte del Green Deal europeo, oltre a una proposta su come includere le entrare generate nel bilancio Ue.

Cos’è la carbon border tax

Con tassa sul carbonio alla frontiera, o più correttamente meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, si intende un sistema che equipari il prezzo delle emissioni di carbonio interne ed esterne all’Unione europea, applicando sovrapprezzi alle merci provenienti da Paesi con un’intensità di emissioni maggiore.

Lo scopo è duplice: proteggere il mercato europeo dall’importazione aggressiva da Stati dove il costo di produzione è minore, a scapito però del rispetto dell’ambiente; allo stesso tempo, incentivare questi Paesi a ridurre le loro emissioni.

Il meccanismo è stato inserito all’interno del sistema di risorse proprie dell’Ue che finanzieranno il piano di ripresa Next Generation Eu e, in generale, il bilancio europeo.

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Il futuro meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera è parte delle ‘risorse proprie’ inserite nel bilancio europeo e dovrà essere usato per “combattere il riscaldamento globale” in tutto il mondo, ha dichiarato l’eurodeputato dei Verdi Yannick Jadot.

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L’ultimo tentativo delle industrie

Le lobby degli industriali hanno perciò avuto successo nel loro tentativo dell’ultimo minuto di far cambiare la posizione dei legislatori europei sul meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, in cui chiedevano che venisse mantenuto l’attuale sistema di allocazione di quote di inquinamento ‘gratuite’ per proteggere l’industria europea.

Il sistema corrente prevede infatti una certa quantità di emissioni garantite per le industrie europee, come sistema di protezione rispetto a quelle straniere, ma questa misura cambierà con il nuovo meccanismo proprio per evitare l’effetto di ‘doppia protezione’ che sarebbe contrario alle regole del Wto sulla concorrenza.

I gruppi industriali chiedono perciò di mantenere il sistema attuale a fianco di quello nuovo, ma il relatore della proposta al Parlamento europeo Yannick Jadot, del gruppo dei Verdi, aveva escluso la possibilità proprio per il problema dell’approvazione del Wto.