Il Green Deal rivoluzionerà le priorità geopolitiche dell’Ue

Una manifestazione di Fridays for future in Italia. [PA-EFE/Riccardo Antimiani]

Un nuovo documento del think-tank Bruegel e dello European Council on Foreign Relations analizza le implicazioni geopolitiche del Green Deal che sono destinate a ridefinire i rapporti con molti Paesi del vicinato e i grandi partner commerciali internazionali.

Il Green Deal europeo avrà un profondo impatto sui mercati globali e di conseguenza anche sulle relazioni tra l’Unione europea e Paesi come Russia, Stati Uniti, Cina, Arabia Saudita.

Il pacchetto di iniziative, presentate nel 2019 dalla Commissione europea per rendere l’economia europea sostenibile dal punto di vista ambientale, implica una revisione fondamentale del sistema energetico europeo che modificherà i rapporti tra l’Ue e Paesi come Russia, Algeria e Norvegia, che perderanno il loro principale mercato di esportazione.

Inoltre l’Europa rappresenta circa il 20% delle importazioni globali di petrolio greggio. Il progressivo addio ai combustibili fossili finirà per far crollare ulteriormente i prezzi e ridurre il reddito dei principali esportatori. Inoltre un mercato energetico in cui le rinnovabili avranno un peso sempre maggiore sarà più dipendente dalle importazioni di prodotti e materie prime che servono come input per l’energia pulita e le tecnologie pulite. Per esempio, le terre rare, di cui la Cina è il maggior produttore, sono essenziali per la produzione di batterie. Infine il meccanismo di adeguamento della CO2 alla frontiera, che Bruxelles sta studiando, potrebbe innescare tensioni con i principali partner commerciali, in particolare quelli che inquinano di più, che vedranno in questo sistema una barriera commerciale.

Nel rapporto “The geopolitics of the European Green Deal”  l’European Council on Foreign Relations (ECFR) e Bruegel suggeriscono sette azioni per gestire questi aspetti.

Secondo gli autori l’Unione europea dovrebbe aiutare i Paesi del vicinato esportatori di gas e petrolio a diversificare la loro economica, orientandosi verso la produzione di energia rinnovabile e idrogeno verde che potranno in futuro essere esportati verso l’Europa. Inoltre dovrebbe migliorare la sicurezza delle forniture di materie prime critiche e limitare la dipendenza, in primis dalla Cina.

Il documento propone anche di collaborare con gli Stati Uniti e altri partner per creare un “club climatico” i cui membri si impegneranno ad applicare analoghi meccanismi di adeguamento della CO2 alla frontiera.

Per favorire una transizione verde nei Paesi terzi Bruxelles anche porre come condizione per accedere al mercato europeo l’ottemperanza a severe regole ambientali.

Gli autori invitano Bruxelles a “internazionalizzare il Green Deal europeo mobilitando il budget Ue, il Fondo europeo di ripresa e resilienza, e le politiche di sviluppo europee” e a “promuovere coalizioni globali per la mitigazione del cambiamento climatico, per esempio attraverso una coalizione globale per il permafrost, volta a finanziare misure per limitarne lo scioglimento”. E infine promuovere una piattaforma globale sulla nuova economia dell’azione climatica.