Green Deal e piani nazionali sul clima: sono in linea?

La cancelliera tedesca Angela Merkel [Pool/EPA/EFE]

“Sarà un difficile confronto quello sull’assegnazione dei fondi, ma è importante che i programmi di ripresa tengano sempre d’occhio il clima e investire nelle tecnologie climatiche”, non usa mezzi termini la cancelliera tedesca Angela Merkel durante il cosiddetto Dialogo di Petersberg, i colloqui internazionali informali sul clima organizzati dal Ministero dell’ambiente tedesco, dove è intervenuta martedì in collegamento video. 

“Con l’European Green Deal la Commissione Europea ha indicato la strada da seguire. Ecco perché accolgo con favore l’obiettivo intermedio di ridurre le emissioni di gas serra dell’UE del 50-55% entro il 2030 rispetto al 1990”, ha proseguito la Cancelliera.

La settimana scorsa i leader dell’Ue hanno chiesto alla Commissione di elaborare proposte per un “fondo di ripresa” da mille miliardi di euro per far ripartire l’economia europea dopo la pandemia.

Anche se l’importo esatto e i dettagli del finanziamento non sono ancora chiari, von der Leyen ha detto che il nuovo fondo sarà “chiaramente collegato” al bilancio dell’UE e gestito dalla Commissione.

ll denaro fresco proverrà da un mix di sovvenzioni e prestiti garantiti dal bilancio dell’UE, che sarà temporaneamente aumentato a “circa il 2%” del reddito nazionale lordo dell’UE, in aumento rispetto all’1,2% attuale, ha detto la presidente della Commissione.

La questione dei Piani climatici nazionali

Certo i limiti della capacità di azione degli Stati nazionali emergono anche rispetto alle questioni di energia e clima. Non è un caso infatti che alcuni Stati membri dell’UE siano in ritardo sui rispettivi Piani nazionali per l’energia e il clima (NECP o PNIEC, Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) che dovevano essere presentati entro la fine dello scorso anno. E’ ciò che è emerso nella riunione del Consiglio Ue sull’energia di martedì 28 aprile, riunione nella quale i ministri competenti dei 27 Stati membri hanno deciso di rinviare a settembre l’analisi dei PNIEC. La ragione di questo rinvio sta nel fatto che quattro paesi, tra cui proprio la Germania, non hanno ancora presentato i loro piani e quindi sarebbe stato impossibile arrivare a delle conclusioni nel prossimo vertice di giugno.

Tomislav Ćorić, il ministro croato che martedì ha presieduto la riunione video dei ministri dell’energia dell’UE, nel corso di una conferenza stampa dopo l’incontro ha voluto però ribadire che “Per quanto riguarda l’iniziativa Green Deal, la maggioranza dei ministri ha sostenuto i piani della Commissione di continuare a lavorare sodo, in particolare sull’integrazione del settore intelligente, la strategia dell’eolico offshore e l’ondata di rinnovamento”. 

Secondo le sue parole, il ritardo nell’adozione di conclusioni sui NECP è dovuto al fatto che nel frattempo l’Europa si è trovata a dover fronteggiare la terribile pandemia COVID-19.

Ricordiamo a questo proposito che il vice-Presidente della Commissione Timmermans aveva dichiarato l’indomani del rinvio della COP26, proprio nel quadro delle misure di contenimento della pandemia di coronavirus: “I lavori della Commissione per presentare entro settembre 2020 un piano, corredato da una valutazione d’impatto, per accrescere le ambizioni dell’UE per il 2030 e ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 50-55% rispetto ai livelli del 1990, procedono secondo la tabella di marcia, che la Commissione continuerà a rispettare. Lo stesso vale per i lavori necessari a presentare un contributo dell’UE determinato a livello nazionale aggiornato all’UNFCCC, in linea con il nostro impegno nel quadro dell’accordo di Parigi.”