Grecia: cosa si nasconde dietro i green bond ad alto rendimento

Cardi davanti ai tralicci dell'elettricità della Public Power Corporation (PPC) greca fuori da una centrale elettrica ad Atene. EPA/YANNIS KOLESIDIS

La Grecia è stata fino a poco tempo fa una delle pecore nere della transizione energetica europea ma ora la Public Power Corp. (PPC), la più grande azienda energetica del paese, a maggioranza pubblica, con le sue prime obbligazioni verdi sancisce il debutto sul mercato greco dei primi green bond ad alto rendimento. Ad alto rendimento… e naturalmente ad alto rischio.

Negli anni passati ci sono stati ripetuti scontri con le autorità dell’UE e le ONG ambientali per la sua insistenza sulla combustione del carbone per la produzione di elettricità e di energia, ma ora le cose sembrano cambiare. Alex Patelis, il consigliere economico capo del primo ministro greco, ha svelato la nuova strategia della società pubblica: “l’obbligazione PPC è la prima obbligazione europea ad alto rendimento legata alla sostenibilità”. Questo significa in concreto che la società pagherà una commissione aggiuntiva agli investitori se dovesse mancare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni.

Naturalmente, non si tratta dei primi bond verdi a livello europeo. Anche se è effettivamente elevato il tasso di rendimento assicurato, con una cedola del 3,875%. Dovremmo tuttavia chiederci quale sia la ragione di tale rendimento. E scopriamo allora che la PCC (partecipata al 51% dalllo Stato) è una società a rischio di collasso finanziario. E che cavalcare l’onda green in questo momento è una delle poche strade rimaste per riacquisire credibilità. Detto questo, l’operazione rimane interessante.

La finanza sostenibile da tempo ha mostrato un notevole interesse e i green bond rispondono ad una domanda crescente da parte degli investitori. Esattamente come i supermercati europei si sono progressivamente riempiti di prodotti biologici, a km0, e di alimenti per chi sceglie una dieta vegetariana o vegana, per rispondere alla domanda dei consumatori sempre più attenti a queste questioni, allo stesso modo le aziende produttrici di energia hanno iniziato ad investire nella riconversione ecologica e nell’emissione di green bond per conquistare gli investitori più attenti alla sostenibilità.

Il debutto delle obbligazioni senior legate alla sostenibilità con scadenza al 2026 per una cifra complessiva di 650 milioni di euro (150 milioni in più del previsto) è stato positivo: i bond sono stati venduti con successo, coprendo il finanziamento del debito esistente e gli obiettivi aziendali generali. “Siamo molto soddisfatti della risposta che il bond PPC ha suscitato nella comunità internazionale degli investitori”, ha detto Patelis a EURACTIV.gr. nel rimarcare che “il 70% dell’emissione è stato coperto da investitori stranieri”.

A differenza delle altre altre obbligazioni verdi, l’emissione PPC non è legata ad investimenti specifici e non serve dunque a finanziare i parchi eolici o solari, ha spiegato Patelis. Piuttosto, costringe l’azienda a superare prima i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio, pari al 40% entro il 2022. Se non ci riuscirà, pagherà agli investitori un rendimento più alto (pari ad uno 0,5% aggiuntivo), il che è effettivamente un’innovazione in tutta l’UE. In un Paese che storicamente ha prodotto tutta l’elettricità tramite centrali a carbone, nel settembre 2019 il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis aveva preso l’impegno di porre fine alla dipendenza dalla lignite entro il 2028 e di chiudere tutte le centrali a carbone del paese, tranne una, entro il 2023. Naturalmente, visti gl’ingenti investimenti dell’intera UE sulle rinnovabili, è difficile che l’azienda non abbia già fatto i propri calcoli, e sia ben certa di realizzare gli obiettivi previsti entro il 2026.

Si tratta in ogni caso, al netto dell’opportunismo strategico dell’azienda, di un cambio di rotta importante, sia per quanto riguarda gli obiettivi climatici del paese sia per quanto riguarda la  ristrutturazione complessiva di un’azienda pubblica che era in forte crisi. Il Primo Ministro Kyriakos Mitsotakis ha detto che: “è passata da essere un’azienda lenta e piena di debiti, perdite, con una mentalità bloccata e la minaccia di non sopravvivenza, ad essere una potenza energetica del mondo di oggi”.

Per questo il governo greco ha inteso mettere il cappello sulla vicenda: PPC è ora “un manifesto della trasformazione della Grecia”, sostiene Patelis: “Un’azienda che perdeva un miliardo di euro all’anno è stata trasformata”. Per compiere la transizione energetica del Paese, con successo, si conta poi sulle risorse del Recovery Plan. Vedremo col passare del tempo se l’operazione, oltre a convincere gl’investitore istituzionali, riuscirà a convincere il mercato, che ad oggi (con Fitch) classifica le emissioni di debito dell’azienda al livello BB-: spazzatura.