Giornata dell’acqua, Italia seconda in Europa per prelievi idrici

L'Italia è seconda in Europa per prelievi di acqua potabile per abitante all'anno. [Flickr/HereStanding]

Secondo i dati Ambrosetti, l’Italia è il secondo Paese nell’Unione europea per consumo di acqua potabile dopo la Grecia, con 152,9 metri cubi all’anno per abitante, ed è prima al mondo per il consumo di acqua minerale in bottiglia.

L’Italia è ai primi posti in Europa per consumo di acqua potabile e in bottiglia, ma agli utimi posti per quanto riguarda gli investimenti nel settore idrico. A fotografare questa situazione sono i dati di The European House – Ambrosetti, pubblicati in occasione della Giornata mondiale dell’acqua.

Secondo i dati del 2019, gli italiani hanno prelevato 152,9 metri cubi d’acqua a testa in un anno, un dato che li colloca al secondo posto nell’Ue dopo la Grecia, con 179,2. L’Italia ha registrato un lieve calo del 3,2% nella tendenza rispetto all’anno precedente.

Gli italiani sono anche primi al mondo per consumo di acqua minerale in bottiglia, con 200 litri all’anno per abitante. Questa netta preferenza è giustificata in parte dalle infrastrutture idriche obsolete: il 60% di queste ha più di 30 anni. Si registra inoltre il 47,6% di perdite lungo la rete idrica, rispetto al 23% di media dell’Ue.

Questi dati sono giustificati in parte dagli scarsi investimenti nel settore idrico effettuati nel nostro Paese, che con una media di 40 euro per abitante all’anno si colloca negli ultimissimi posti. Dall’altra parte della classifica troviamo la Slovenia, che investe una media di 300 euro per abitante all’anno nel settore.

Uno dei fattori che contribuisce ad aumentare gli sprechi idrici in  Italia è il basso costo dell’acqua domestica, che nel 2020 equivaleva a 2,08 euro al metro cubo, rispetto a Paesi come la Danimarca dove il prezzo sale a 9,32 euro al metro cubo.

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La direttiva europea

Sull’acqua potabile è entrata in vigore il 12 gennaio una direttiva europea, che gli Stati membri dovranno recepire entro il 2023, in risposta all’iniziativa dei cittadini europei Right2Water. La richiesta è quella di aggiornare le normative ormai superate (risalenti al 1998) sull’accesso all’acqua potabile e la fornitura di servizi igienico-sanitari.

Oltre a limiti più stringenti per gli elementi contaminanti presenti nelle acque, a nuove sostanze da monitorare e tenere sotto osservazione, la direttiva prevede anche la promozione del consumo di acqua del rubinetto rispetto a quella in bottiglia.

L’Italia ha anche subito quattro procedure di infrazione da parte dell’Ue sul trattamento delle acque reflue, generando multe per un valore complessivo di 77 milioni di euro. Anche per questo il miglioramento delle infrastrutture idriche dovrà essere inserito all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’utilizzo delle risorse del Recovery Plan.

La preservazione delle riserve idriche europee è parte importante del Green Deal, come scrivono in un comunicato congiunto l’Altro rappresentante Ue Josep Borrell e il commissario all’Ambiente Virginijus Sinkevičius.

“Tutti devono fare la loro parte per assicurare un accesso sicuro, resiliente ed ecologicamente sostenibile all’acqua in tutto il mondo. Dobbiamo, tutti insieme, dare il giusto valore all’acqua, preservare una delle nostre risorse più preziose per tutti”, scrivono nel comunicato.