Francia, alcuni deputati propongono di incoraggiare l’uso di mascherine lavabili contro l’inquinamento

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Di fronte al boom dell’utilizzo di mascherine monouso, l’Assemblea nazionale francese ha istituito una “missione lampo” sull’argomento, e ha concluso che si dovrebbe raccomandare ai cittadini di preferire mascherine lavabili per ridurre l’impatto ambientale di quelle usa e getta. Lo racconta EURACTIV Francia.

Nel giro di pochi mesi, le mascherine sono diventate parte integrante della vita quotidiana. Milioni di francesi ne indossano una per il giorno e la buttano via la sera, rendendole un vero e proprio flagello ambientale nonostante siano un alleato della nostra salute.

Secondo l’Agenzia per la diffusione delle informazioni tecnologiche (Adit), nel 2020 in Francia sarebbero state utilizzati tra i 6,8 e i 13,7 miliardi di mascherine monouso.Dal momento che non possono essere riciclate, come molti altri rifiuti anch’esse si accumulano nella migliore delle ipotesi nei nostri bidoni della spazzatura, nella peggiore negli oceani. Di fronte a questa nuova fonte di inquinamento, i deputati dell’Assemblea nazionale ora chiedono un maggiore utilizzo di mascherine riutilizzabili da parte dei cittadini.

Inquinamento esponenziale

Durante la presentazione delle conclusioni della loro missione, i due relatori, Danielle Brulebois de La République en Marche (LREM), il partito del presidente Emmanuel Macron, e Gérard Leseul del partito Socialista, hanno condiviso le loro preoccupazioni davanti a una massa di mascherine usate che nel 2020 ammontavano a 40.000 tonnellate di rifiuti non riciclati.

“Tutte le fasi del ciclo di vita delle mascherine sono fonti di inquinamento”, hanno scritto i due deputati nella loro sintesi. “La loro produzione richiede l’estrazione del petrolio; la loro produzione e trasporto hanno un’impronta di carbonio considerevole. Se adeguatamente raccolte con i rifiuti domestici, le maschere finiscono per essere incenerite o inviate in discarica, il che non è più accettabile. Sfortunatamente, vengono anche gettate a terra e nell’ambiente, dove rischiano di finire nelle reti di acqua piovana”.

Tuttavia, nonostante in Francia le multe per lo smaltimento delle maschere in natura siano già state aumentate e possano ora arrivare fino a 135 euro, la questione del riciclaggio dei rifiuti è lontana dall’essere risolta.

Le mascherine chirurgiche più utilizzate sono costituite da un ponte nasale in metallo, elastici e, soprattutto, dalla famigerata plastica in polipropilene. Dal momento che sono leggerissime, rischiano di inceppare le macchine delle odierne linee di smistamento. “Per il momento – ha detto Brulebois a EURACTIV Francia – nel nostro paese non esiste una linea di riciclaggio dedicata alle maschere monouso”.

Un procedimento complesso

Per tre settimane, i due relatori hanno interrogato riguardo al tema del riciclaggio delle maschere ricercatori, amministratori, industriali e membri di associazioni. Nella loro relazione, hanno indicato diverse iniziative locali significative. Ad esempio, la città di Tour ha installato, in partnership con la società NeutraliZ, un centinaio di contenitori per la raccolta di mascherine, che vengono poi decontaminate e riciclate lungo diverse filiere: tessile, automobilistica, edile.

Secondo Brulebois, è preferibile sviluppare soluzioni su scala locale, perché per il momento “la realizzazione di una rete nazionale di riciclaggio non sembra né necessaria né ottimale. I volumi delle mascherine utilizzate non sono abbastanza grandi da poter considerare la creazione di una catena di riciclaggio dedicata. Sarebbe troppo costoso e molto poco redditizio”.

Tuttavia, dato che il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto, i due relatori chiedono di promuovere l’uso di mascherine riutilizzabili da parte dei cittadini. I deputati fanno riferimento in particolare all’ultimo parere dell’Alto Consiglio della Sanità Pubblica, che il 20 gennaio raccomandava di indossare maschere di categoria 1, sia industriali che in “tessuto riutilizzabile”, per far fronte alle nuove varianti di COVID-19.

I due relatori hanno chiesto quindi al governo, alle autorità sanitarie e alle autorità locali di affrontare questo problema dando “messaggi chiari e accessibili” o fornendo mascherine riutilizzabili ai suoi membri “per dare l’esempio”.

Mascherine chirurgiche lavabili

Tra i diversi temi affrontati dalla missione dell’Assemblea c’è stato anche quello del lavaggio delle mascherine chirurgiche. Lo scorso aprile, un consorzio di ricercatori – membri del Consiglio nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS), della Commissione francese per l’energia atomica (CEA), dell’Istituto nazionale di Sanità (Inserm) e dell’Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria (Anses) – ha dimostrato che le mascherine chirurgiche mantengono le loro prestazioni anche “dopo dieci lavaggi a 60° C con detergente”, hanno ricordato i parlamentari. Quindi, perché non incoraggiare i francesi a lavare le loro mascherine chirurgiche?

L’ostacolo è legislativo. Secondo il codice di sanità pubblica, la mascherina chirurgica è considerata un accessorio strettamente medico e monouso, il che impedisce ai produttori di specificare sulla confezione la possibilità di lavare e riutilizzare la propria maschera. Secondo i relatori, tuttavia, la modifica di queste disposizioni consentirebbe, in ultima analisi, di ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti.