Finanza sostenibile: “La Germania deve guidare il cambiamento”

Sandrine Dixson-Declève, membro del Technical Expert Group on Sustainable Finance lanciato dalla Commissione europea

Sandrine Dixson-Decleve, membro del Club di Roma e consulente speciale per le Imprese e i governi. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

Il piano di ripresa economica dell’UE presentato dal Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen il 27 maggio si baserà anche sulla cosiddetta tassonomia che dà priorità ai settori nel campo della transizione a basse emissioni di carbonio.

La “tassonomia” è la pietra angolare dei piani UE per la finanza sostenibile in quanto intende fornire il quadro di riferimento per l’identificazione delle attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale e mira a creare un lessico e una base concettuale comune tra tutti gli attori del settore finanziario. La Commissione europea si augura che ciò crei anche la fiducia necessaria per gli investimenti e ha in programma di pubblicare diversi atti delegati necessari per implementare la classificazione entro la fine dell’anno. La tassonomia dovrebbe poi entrare in vigore nel 2022.

La Germania, che assumerà la presidenza del Consiglio dell’UE a luglio e che potrebbe contribuire a guidare l’intero processo, risulta un po’ in ritardo quando si tratta di “finanza sostenibile”. Sandrine Dixson-Declève, membro del Technical Expert Group on Sustainable Finance (TEG), lanciato dalla Commissione Europea nel 2018, ha dichiarato a EURACTIV Germania che la Cancelliera Angela Merkel ha dimostrato la sua capacità di leadership sulla politica climatica durante il cosiddetto Petersberg Climate Dialogue di aprile. “Ora la Germania deve assumere un ruolo guida nel campo della finanza sostenibile durante la sua presidenza del Consiglio dell’UE. L’adozione degli atti delegati relativi all’attuazione della tassonomia sarà cruciale”, ha detto Dixson-Declève, che presiede anche il gruppo di esperti sull’impatto economico e sociale della ricerca e dell’innovazione (ESIR). Il TEG consiglia la Commissione sull’attuazione del suo piano per la finanza sostenibile (o verde) presentato nel marzo 2018. Il loro attuale mandato dovrebbe terminare il prossimo autunno. Il TEG sarà poi sostituito dalla Sustainable Finance Platform.

La presidenza tedesca del Consiglio dell’UE

Questo programma relativo alla tassonomia e alla finanza sostenibile coincide con la Presidenza tedesca del Consiglio dell’UE, che inizia il 1° luglio e che si protrarrà fino alla fine dell’anno. Tuttavia, la Germania è tutt’altro che un Paese avanzato quando si tratta di finanza sostenibile e di disinvestimento nei combustibili fossili. Nel novembre 2019, Berlino si è dichiarata contraria a fare sì che la Banca europea per gli investimenti (BEI) interrompesse il finanziamento dei progetti sui combustibili fossili.  “Sono rimasta molto delusa dalla Germania e dal fatto che nelle discussioni sulla BEI abbia voluto promuovere soprattutto la sua industria nazionale. Ad ogni modo, durante la Presidenza, [il governo tedesco] deve mostrare un atteggiamento di arbitraggio neutrale ed impegnato nelle discussioni tra le varie istituzioni europee”, ha sottolineato Dixson-Declève.

La posizione finora assunta dalla Germania è anche in contrasto con la tendenza osservata tra gli investitori, che risultano orientati a promuovere una maggiore sostenibilità nel settore finanziario. “Molti fondi pensione hanno deciso di vendere le loro azioni relative alle società produttrici di carbone, petrolio o gas per passare alle energie rinnovabili. Semplicemente perché credono che questi settori si impoveriranno a lungo termine o saranno addirittura destinati all’estinzione”, ha aggiunto.

Le differenze tra Germania e Francia

Per la Germania, il piano europeo per la finanza sostenibile è una trasformazione che costringe gli attori finanziari nazionali ad adattarsi. Attualmente in Germania solo pochi strumenti giuridici disciplinano il mercato degli investimenti sostenibili. A questo proposito, la vicina Francia svolge un ruolo molto più pionieristico a livello europeo.

Nel 2015 la Francia ha approvato l’articolo 173 della sua legge di transizione energetica, che impone ai gestori patrimoniali di informare gli investitori su come possono tenere conto dei criteri ambientali, sociali e di governance nei loro investimenti. I legislatori tedeschi, invece, sono estremamente riluttanti ad adottare regolamenti e preferiscono affidarsi a iniziative orientate dal mercato. Questo diverso approccio si riflette molto chiaramente nei sistemi di certificazione per gli investimenti sostenibili: in entrambi i Paesi esistono alcune etichette che indicano uno standard minimo per gli investimenti socialmente responsabili.

In Francia lo stato rilascia queste certificazioni: il ministero dell’ambiente gestisce i marchi per gli investimenti finanziari verdi, il ministero delle finanze è responsabile del marchio sugli investimenti socialmente responsabili. In Germania, differentemente, solo l’associazione di settore responsabile – il Forum per gli investimenti sostenibili (FNG) – ha introdotto un proprio marchio per gli investimenti socialmente responsabili nei paesi di lingua tedesca.