Finanza green, l’Ue definisce le regole per la plastica sostenibile

Il riciclaggio chimico dovrà produrre meno emissioni della realizzazione di plastica tramite materiali vergini per essere considerato "sostenibile". [Michael Coghlan / Flickr]

La produzione di plastica può essere considerata un’attività economica “sostenibile” in Europa, a condizione che sia “interamente prodotta dal riciclo meccanico dei rifiuti di plastica” o da processi di riciclo chimico, se vengono rispettati gli standard minimi di emissione, secondo una proposta Ue vista da EURACTIV.

Nei prossimi giorni i nuovi standard dovrebbero essere ufficialmente presentati nell’ambito della tassonomia finanziaria sostenibile dell’Ue, che determina gli investimenti che contribuiscono in modo sostanziale alla lotta contro i cambiamenti climatici.

L’obiettivo dei produttori di plastica è perciò di ottenere la classificazione di ‘investimento sostenibile’, per poter ricevere investimenti privati e lavorare alla realizzazione della prossima generazione di prodotti plastici, derivati da rifiuti recuperati e processi di riciclaggio chimico.

La bozza di testo dell’Ue definisce anche gli standard per questo procedimento, attraverso cui la plastica viene discionlta e scomposta in sostanze chimiche semplici.

Per essere considerate ‘sostenibili’, le plastiche derivate dal riciclaggio chimico devono essere responsabili in tutto il loro ciclo di vita di emissioni di gas serra inferiori a quelle prodotte a partire da materie prime fossili, riporta la bozza.

Il prezzo del petrolio è sceso a causa della pandemia di Covid-19, rendono i materiali vergini a base di combustibili fossili più appetibili rispetto alle plastiche riciclate. A questo contribuiscono anche motivi di salute e sicurezza, in particolare per gli imballaggi a uso alimentare.

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Senza un cambio di rotta, l’Ue non raggiungerà gli obiettivi del 50% di riciclo degli imballaggi in plastica entro il 2025 e del 55% entro il 2030. A dirlo è un’analisi della Corte dei Conti europea.

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Le preoccupazioni sulla plastica riciclata nella tassonomia

L’europarlamentare dei Verdi Jutta Paulus ha affermato di essere favorevole al riciclaggio chimico della plastica, ma che la tassonomia sostenibile dovrebbe stabilire più chiaramente una gerarchia tra i modi di trattare i rifiuti.

“Sarebbe utile avere una differenziazione nella tassonomia, dicendo prima di ridurre, poi di riutilizzare, quindi riciclare meccanicamente e infine chimicamente la plastica”, ha detto. Il procedimento chimico non dovrebbe interrompere la spinta verso le altre buone pratiche.

Secondo Janek Vahk dell’Ong Zero Waste Europe, includere il riciclaggio chimico nella tassonomia sostenibile può essere un’arma a doppio taglio. “Permetterebbe processi che comportano un alto dispendio di energia e un basso recupero di plastica riciclata”, ha detto.

L’ipotesi peggiore sarebbe quella che il riciclaggio chimico venga promosso a scapito di processi che consumano meno energia come quello meccanico. Vahk ha citato il rischio di ‘greenwashing’, che è esattamente quello che la tassonomia è stata progettata per evitare.

Anche Jutta Paulus è della stessa opinione e teme che l’industria del riciclaggio chimico cerchi di far passare il procedimento per meno inquinante di quello che è realmente.

A questo fa da contraltare il cauto ottimismo della Commissione europea, che  si impegna a raggiungere 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzata nei prodotti entro il 2025. “Sono necessarie maggiori informazioni sulle prestazioni ambientali di queste tecnologie, in particolare per il consumo energetico”, ha affermato Kęstutis Sadauskas, direttore della Direzione Ambiente della Commissione europea in un’intervista di luglio.

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Il Presidente Moon Jae-in ha annunciato che la Corea del Sud si impegnerà a raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050 nell’ambito di un Green New Deal che rispecchia fedelmente gli impegni assunti dall’Unione europea. Il report del …

A livello mondiale, gli obiettivi climatici non sono rispettati

I Paesi del G20 non raggiungeranno l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C entro la fine del secolo, inserito nell’accordo di Parigi sul clima. Lo rivela un rapporto di Climate Transparency pubblicato mercoledì 18 novembre.

Le proiezioni mettono il limite a 2,7 °C, ben al di sopra dell’obiettivo prefissato. I piani già annunciati di Cina, Giappone, Corea del Sud e Unione europea potrebbero portare questo numero a 2,3-2,4 °C, con la possibilità di scendere di un altro decimo di grado se gli Stati Uniti diventassero neutrali al carbonio entro il 2050.

“C’è un divario sostanziale tra le proiezioni attuali e l’obiettivo fissato”, ha dichiarato Deborah Ramalope, direttrice dell’analisi della politica climatica a Climate Analysis. “La domanda ora è: come colmare questo gap?”

La pandemia ha permesso una riduzione delle emissioni di CO2, che saranno inferiori del 7,5% nel 2020 rispetto all’anno precedente, ma i pacchetti di recupero potrebbero far risalire questi numeri con gli aiuti al settore dei combustibili fossili.

La maggior parte dei governi del G20 continua a finanziare piani basati sull’energia fossile. Tra programmi di supporto al settore carbonifero, petrolifero e del gas nazionale e il salvataggio delle compagnie aeree, si prevede un investimento di oltre 200 miliardi di dollari sui combustibili fossili.

L’Ue ha dedicato il 30% del suo bilancio e Recovery Plan da 1.800 miliardi di euro alle energie rinnovabili, ma una parte potrebbe comunque confluire nel supporto ai combustibili fossili.

L’Europa è ben al di sotto dell’obiettivo proposto dalla Commissione di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Secondo le proiezioni, con le attuali politiche si arriverebbe al 37%, che può salire al 46-48% se saranno raggiunti gli obiettivi di efficienza energetica.

I combustibili fossili costituiscono il 70% del mix energetico europeo, una percentuale che andrebbe ridotta di due terzi se si vogliono rispettare gli obiettivi di Parigi per il 2030. È anche necessario che i Paesi maggiormente dipendenti dal carbone comincino a distaccarsi da questa forma di energia.

Il piano del Regno Unito

Il Regno Unito ha presentato un piano in dieci punti, del valore di 12 miliardi di sterline, che intende portare il Paese verso la neutralità climatica entro il 2050. Presentato dal Primo Ministro Johnson martedì 17 novembre, dovrebbe supportare oltre 250.000 nuovi posti di lavori sostenibili.

“Anche se quest’anno ha preso una strada molto diversa da quella che ci aspettavamo, non ho perso di vista i nostri ambiziosi piani per salire di livello in tutto il Paese. Il mio Piano in dieci punti creerà, sosterrà e proteggerà centinaia di migliaia di posti di lavoro verdi, facendo progressi verso lo zero netto entro il 2050”, ha affermato Boris Johnson.

“La nostra rivoluzione industriale verde sarà alimentata dalle turbine eoliche della Scozia e del Nord Est, alimentata dai veicoli elettrici prodotti nelle Midlands e avanzata dalle più recenti tecnologie sviluppate in Galles, in modo da poter guardare avanti verso un futuro più prospero e più verde”.

Tra i punti cardine si trova l’energia eolica offshore, che dovrebbe generare oltre 40 GW entro il 2030 e supportare 60.000 posti di lavoro. C’è naturalmente l’idrogeno, ma anche il nucleare, dove si punta a creare reattori più piccoli e avanzati.

È stata confermata l’intenzione di terminare la produzione di veicoli a benzina e gasolio entro il 2030, investendo ingenti somme per l’implementazione di punti di ricarica per mezzi elettrici. Anche il trasporto pubblico sarà reso più green, così come navi e aerei.

L’efficienza energetica degli edifici sarà migliorata, mentre la cattura del carbonio dovrà diventare un fiore all’occhiello del Paese. Infine, si lavorerà per ripiantare decine di migliaia di ettari di alberi ogni anno e rendere Londra la capitale globale della finanza sostenibile.

Investimenti sostenibili: solo le auto a zero emissioni avranno il marchio green

Sembra essere in arrivo una verra e propria rivoluzione nel mercato europeo delle auto. Da gennaio 2026, tutte le auto vendute in Europa dovranno emettere zero grammi di CO2 per chilometro per poter essere considerate “sostenibili” secondo le regole della …