Finanza green, la proposta della Commissione non convince gli eurodeputati

Frans Timmermans (a destra), vicepresidente della Commissione europea con delega al Green Deal, durante la sua audizione di conferma al Parlamento europeo, l'8 ottobre 2019. In secondo piano, gli eurodeputati Pascal Canfin (Renew) e Bas Eickhout (Verdi). [© European Union 2019 - Source : EP]

Per i conservatori e i popolari rischia di penalizzare interi settori dell’economia, secondo la sinistra e i verdi invece è troppo debole.

Anche se per motivi del tutto opposti, nessuno in Parlamento sembra infatti soddisfatto del progetto della Commissione europea sulle norme di attuazione per definire la tassonomia della finanza verde dell’UE, presentato lo scorso novembre.

I progetti di regole – o ‘atti delegati’, nel gergo dell’UE – sono una parte essenziale dei piani per portare i finanziamenti privati ​​a bordo della transizione verde dell’UE. In parole povere, mirano a stabilire un ‘gold standard’ per gli investimenti verdi, elencando quali attività economiche possono essere considerate “sostenibili”.

La proposta della Commissione ha fatto rumore negli stati membri orientali e meridionali dell’UE, che hanno lamentato il fatto che, nella bozza delle linee guida, al gas naturale fosse stato negato lo status di ‘combustibile di transizione’, anche quando sostituirebbe il carbone nella produzione di energia.

Di fronte a una minaccia di veto, la Commissione ha perciò chiesto ai suoi consulenti sull’economia verde di elaborare una definizione più ampia delle “attività di transizione” nell’ambito della tassonomia.

Una proposta aggiornata dovrebbe essere formulata nelle prossime settimane, e sottoposta all’esame del Parlamento europeo e dei rappresentanti degli Stati membri dell’UE nel Consiglio europeo, che dovranno decidere se adottare o rifiutare in blocco il pacchetto di regole (senza poter scegliere quindi se adottarne solo alcune).

Ciò significa che gli eurodeputati avranno un sostanziale diritto di veto sulla proposta, e molti tra quelli che hanno parlato con EURACTIV hanno detto che intendono esercitarlo.

“Rimandare è stata la decisione giusta”, ha detto Sirpa Pietikainen, parlamentare finlandese del Partito popolare europeo (PPE), che nel 2019 è stato coautore della risoluzione del Parlamento sul regolamento sulla tassonomia della finanza verde. Secondo Pietikainen, “ci sono stati molti commenti e la Commissione ha avuto bisogno di tempo per esaminarli”: in particolare, “la categoria di ‘transizione’ era troppo rigida o troppo poco chiara”.

Alcuni eurodeputati del PPE si sono espressi in modo apertamente critico sulla proposta, facendo intendere che se fosse stata sottoposta a votazione, probabilmente il più grande gruppo politico del Parlamento europeo l’avrebbe respinta.

Secondo Anna-Michelle Asimakopoulou, un’eurodeputata greca affiliata al PPE, “quello progettato dalla Commissione, così com’è ora, è un piano inefficace” per sostenere la transizione verde. “Le soglie di impronta di carbonio indiretta non sono realistiche, e penalizzano le industrie ad alto consumo di energia che non hanno accesso a una rete energetica completamente decarbonizzata”, ha spiegato la deputata riferendosi al settore dell’alluminio.

In più, ha aggiunto, le soglie proposte penalizzerebbero i produttori europei di alluminio, che sono già alle prese con il dumping sul prezzo del materiale importato dalla Cina. “Questa mancanza di lungimiranza geopolitica è sconcertante”, ha detto Asimakopoulou in una riunione parlamentare a gennaio, aggiungendo su Twitter che “la tassonomia dell’UE ha il potenziale per cambiare le regole del gioco, ma deve garantire condizioni di parità” sia in Europa che a livello globale.

Una classica divisione sinistra-destra

Quella in corso al Parlamento europeo sembra essere una classica divisione sinistra-destra. Mentre i conservatori e i gruppi di destra sostengono che la bozza delle regole è troppo rigorosa e rischia di penalizzare interi settori dell’economia, i socialisti, i verdi e la sinistra hanno affermato che invece non fa abbastanza per stimolare gli investimenti nelle tecnologie pulite.

“A essere onesti, siamo stati piuttosto critici sul progetto di atto delegato della Commissione”, ha detto Bas Eickhout, un deputato verde dei Paesi Bassi, coautore della risoluzione del Parlamento sul regolamento sulla tassonomia. “Con la nuova tassonomia, l’Europa dovrebbe sviluppare il ‘gold standard’ per gli investimenti verdi, ma se si legge la proposta della Commissione, sta diventando sempre più una contrattazione politica. E ci stiamo allontanando dallo standard che volevamo creare”.

“Penso che avrei potuto dare un voto positivo, ma sarebbe stato proprio al limite, devo ammettere”, ha risposto Eickhout alla domanda se i Verdi avrebbero approvato in Parlamento la prima bozza della Commissione: “Se ora verrà indebolita ulteriormente, diventerà sempre più difficile per noi votare sì”, ha aggiunto.

Gas e nucleare

Il dibattito in Parlamento si è concentrato tendenzialmente sul gas e sull’energia nucleare. A ottobre, un gruppo di 51 eurodeputati degli Stati membri dell’Europa dell’Est – per lo più appartenenti al PPE – ha scritto una lettera alla Commissione chiedendo che la tassonomia garantisse alle tecnologie del gas più efficienti lo status di “carburante di transizione”.

Per i Verdi, tuttavia, un ulteriore allentamento dei criteri della tassonomia per il gas potrebbe essere la goccia di troppo. Secondo Eickhout, la proposta iniziale della Commissione era “già al limite” per i Verdi, perché consentiva ancora di etichettare come sostenibili alcuni investimenti nel gas. “Certamente non vogliamo vedere alcun ulteriore indebolimento su quel versante”, ha spiegato.

Avvertimenti simili provengono dalle file dei Socialisti e Democratici (S&D), il secondo più grande gruppo in Parlamento. “Avrei dato un voto positivo alla proposta originaria della Commissione, ma sarebbe stata una sufficienza minima”, ha detto Paul Tang, un altro eurodeputato olandese del gruppo socialista.

“In settori come l’agricoltura o la produzione di energia, la Commissione dovrebbe fare attenzione a non indebolire ulteriormente i criteri, altrimenti si perde di vista l’ambizione concordata nel regolamento sulla tassonomia”, ha avvertito Tang: “In particolare, la modifica degli standard per consentire gli investimenti in un combustibile fossile come il gas naturale minerebbe fatalmente la tassonomia”, ha spiegato via mail a EURACTIV.

La controversia non tocca solo il gas, perché il regolamento dell’UE sulla finanza verde copre quasi tutti i settori dell’economia, dall’agricoltura alla silvicoltura, ai trasporti, all’energia, alle industrie digitali e persino all’istruzione e al settore dei media.

Mentre l’energia nucleare viene trattata a parte, la silvicoltura e l’agricoltura sono emerse come un settore di importanza cruciale per il PPE e i conservatori, che non vogliono imporre agli agricoltori nuovi standard ambientali. Tuttavia, come per il gas, Verdi e socialisti hanno messo in guardia contro i tentativi di allentare ulteriormente i criteri della tassonomia.

“Per quanto riguarda la silvicoltura, la bioenergia e l’agricoltura”,  ha detto Eickhout, “il progetto di atto delegato era già più debole di quanto avessimo sperato, quindi che allentamento possiamo ottenere?”

Secondo Pietikainen, il problema per i legislatori è trovare il giusto equilibrio. Mentre il PPE generalmente sostiene il gas naturale come combustibile di transizione “per i prossimi 10-20 anni”, la deputata afferma anche che nel lungo periodo “il gas non può essere considerato verde: dobbiamo eliminarlo gradualmente al più tardi entro il 2050, se vogliamo diventare climaticamente neutri entro quella data. Questo è ciò che crea una sfida verso la transizione”. Una potenziale soluzione, a suo giudizio, sarebbe considerare gli investimenti di un’azienda nel gas come parte del suo più ampio piano di transizione verso la neutralità carbonica.

“Quando un’impresa dispone di un piano di transizione affidabile e verificato da una terza parte –  ha detto Pietikainen – il gas potrebbe essere classificato come transitorio. E quindi l’azienda potrebbe essere etichettata ‘verde’ anche se non lo è ancora. In questo modo consentiremmo a più società di essere ammissibili. E se non raggiungono l’obiettivo, verrebbero gradualmente eliminati dalla categoria”.

Una categoria di ‘transizione’ dai confini più ampi

Più in generale, tutti i deputati al Parlamento europeo interpellati da EURACTIV, Verdi compresi, hanno affermato che sosterranno una ampliamento della categoria di ‘transizione’ nella tassonomia.

“Al momento, la tassonomia definisce solo standard green, quindi o sei dentro o sei fuori”, ha detto Eickhout: “Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di una tassonomia più ampia con una terza categoria per le società ‘intermedie’. Altrimenti ci sarà sempre la spinta lobbistica delle aziende che vogliono essere sul versante ecologico”.

Anche Pietikainen si è detta favorevole, indicando che la creazione di una più ampia categoria di ‘transizione’ “faciliterebbe davvero un accordo”. Tuttavia, ha anche insistito sulla definizione di un chiaro percorso di transizione per l’industria, con obiettivi precisi. “Lo scenario peggiore sarebbe quello di fissare la barra troppo in basso”, ha spiegato: così facendo, infatti, si inviterebbero “le industrie a investire in tecnologie che oggi possono essere considerate verdi ma non sono sostenibili nel tempo, e ciò manderebbe un segnale sbagliato ai leader del settore e impedirebbe loro di guardare avanti”.

Come spesso succede in Parlamento, anche sugli atti delegati della tassonomia i voti in bilico possono essere quelli dei centristi di Renew Europe. Pascal Canfin, un esperto deputato di Renew, ha detto che la proposta iniziale della Commissione aveva “sollevato interrogativi” all’interno del suo gruppo perché “non consentiva di cogliere la necessaria transizione della nostra società verso un’economia senza emissioni di carbonio”.

Per Canfin, “in troppi settori la logica dell’allineamento con i nostri obiettivi climatici semplicemente non era presente”. L’eurodeputato ha sottolineato che una logica “tutto e solo verde subito” non ha una maggioranza nel Parlamento europeo, in quanto non riesce a intercettare la necessità di incoraggiare una transizione verde tra le industrie ad alta intensità di emissioni.

Guidare la transizione “è il punto centrale di questi atti delegati”, ha spiegato Canfin, che presiede la commissione per l’ambiente del Parlamento europeo: “La tassonomia deve consentire di accelerare la transizione ecologica senza creare una frattura nella nostra società”. Ora, ha aggiunto, il gruppo consultivo per la finanza verde della Commissione europea deve presentare proposte che consentano una “tassonomia più dinamica”, che tenga conto dell’imperativo della transizione. “Se rimaniamo con questa idea di una ‘nicchia verde’ – ha detto ancora – corriamo il rischio che la tassonomia non sia utilizzata in modo ampio, e finisca per coprire solo una parte marginale della nostra economia”.

Le parole di Canfin fanno pendant con uno studio commissionato dal ministero dell’ambiente tedesco, che ha concluso che solo l’1% delle società blue chip quotate alla borsa di Francoforte sarebbe considerato ‘sostenibile’ se il progetto di atto delegato della Commissione fosse stato applicato nella sua forma iniziale.

Senza ulteriori sfumature nella classificazione delle società, dice il report, la tassonomia rischierebbe di creare una “bolla verde”, che vedrebbe gli investitori affrettarsi ad acquistare le azioni di una manciata di aziende considerate veramente ‘sostenibili’ secondo le regole dell’UE.

Secondo Canfin, al contrario, una tassonomia più inclusiva consentirà di coinvolgere più persone nella transizione verde: “Il suo uso deve essere generalizzato, deve essere lo strumento di riferimento nel contesto della transizione ecologica”. Tuttavia, l’eurodeputato francese ha messo in guardia contro la tentazione di mettere mano alle soglie di inquinamento più elevate elencate negli atti delegati della tassonomia, quelle al di sopra delle quali si ritiene che le tecnologie causino “danni significativi” all’ambiente.

“Toccare queste soglie è una linea rossa molto chiara” da non oltrepassare, ha avvertito Canfin, e un’altra è quella di “escludere alcuni settori dagli atti delegati sulla base del fatto che un accordo è troppo complesso da trovare:  per essere davvero rilevante, la tassonomia deve coprire una vasta maggioranza dei settori economici”.