Ets, la Germania sostiene il prezzo minimo di 60 euro per tonnellata di CO2

"Se l'Unione Europea non troverà un accordo su un prezzo minimo, il governo tedesco deciderà di adottare misure nazionali per garantire che il prezzo della CO2 non scenda al di sotto di 60 euro/tCO2 nel lungo periodo", ha dichiarato il Ministero tedesco per l'Economia e il Clima. [Shutterstock/Glenmore]

Questo articolo fa parte dello Special Report di EURACTIV Riforma del mercato del carbonio dell’UE e stabilità dei prezzi.

Smentendo le accuse di speculazione sul mercato del carbonio dell’Ue, Berlino sostiene un prezzo minimo di 60 euro per tonnellata di CO2, affermando che lo garantirà attraverso misure nazionali se l’Ue non interverrà.

Dopo l’impennata dei prezzi sul mercato del carbonio dell’Ue nel 2021, i governi europei stanno ora cogliendo l’occasione per una riforma, mentre a Bruxelles proseguono le discussioni sulla proposta di revisione della direttiva sul sistema di scambio delle quote di emissione (Ets) dell’Ue.

Molti governi sono insoddisfatti del rapido aumento dei prezzi delle emissioni di carbonio, che ritengono facciano lievitare il costo dell’elettricità.

Tra i riformisti, la Polonia spinge per “una profonda riforma del sistema Ets, che tenga conto dell’attuale situazione del mercato energetico”.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha persino parlato di “bolla speculativa”, una posizione sostenuta da Spagna, Ungheria e altri governi dell’Europa orientale che temono un contraccolpo da parte dell’elettorato di fronte all’aumento dei prezzi.

Prezzo minimo

Il governo tedesco, invece, non si lascia scoraggiare dalle critiche e intende mantenere prezzi abbastanza alti da incoraggiare gli investimenti privati nelle tecnologie a bassa emissione di carbonio.

“Siamo certamente a favore di un rafforzamento del sistema Ets”, ha dichiarato Patrick Graichen, segretario di Stato tedesco per il clima, durante una riunione dei ministri dell’ambiente dell’UE a dicembre.

Per il governo tedesco, un prezzo di circa 60 euro per tonnellata appare come una via di mezzo ottimale tra un’azione climatica ambiziosa e l’accettazione sociale. Poco dopo essere salito al potere lo scorso anno, il nuovo governo tedesco ha chiarito la sua posizione in merito.

“Vogliamo un prezzo minimo del carbonio in tutta Europa”, ha dichiarato Graichen a dicembre.

Nei commenti rilasciati a EURACTIV, il ministero dell’Economia e dell’Azione per il clima ha ora ribadito che la Germania continua a sostenere “una riforma ambiziosa – compreso un prezzo minimo” per le quote di emissione dell’Ue.

“Se l’Unione Europea non troverà un accordo su un prezzo minimo, il governo tedesco deciderà di adottare misure nazionali per garantire che il prezzo della CO2 non scenda sotto i 60 euro a tonnellata nel lungo periodo”, ha dichiarato un portavoce del ministero.

Per Berlino, la priorità assoluta è garantire un prezzo minimo per guidare le decisioni di decarbonizzazione da parte del settore privato, una posizione sostenuta dalle società di servizi energetici e di vendita al dettaglio.

“In vista di una maggiore sicurezza degli investimenti, la Germania e l’Ue hanno bisogno di un immediato ulteriore sviluppo del sistema di scambio delle quote di emissioni con misure che garantiscano un prezzo della CO2 rilevante per gli investimenti”, si legge in una lettera del 2017 sottoscritta da una coalizione industriale di 52 grandi aziende, tra cui Aldi, Puma e Siemens.

Più recentemente, un sondaggio del 2021 condotto dalla Vku, l’associazione dei servizi pubblici locali, ha rilevato che il 69,4% dei servizi pubblici locali considera la mancanza di pianificazione e di sicurezza degli investimenti come il principale ostacolo all’Energiewende (svolta energetica) tedesca. Il 56,3% dei membri ha definito la riforma del prezzo del carbonio una priorità assoluta per il governo tedesco.

Il problema della speculazione

A differenza di Polonia, Ungheria e Spagna, il governo tedesco non ha espresso preoccupazioni riguardo alla presunta speculazione sul sistema Ets, riflettendo la riluttanza della Commissione europea a intervenire sul mercato.

Dopo che l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) ha pubblicato il suo rapporto a marzo, Berlino era pronta a mettere a tacere la questione.

“L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) ha condotto un’indagine e non ha trovato alcuna prova a favore di una manipolazione del mercato”, ha dichiarato il ministero del clima.

“Tuttavia, raccomanda di aumentare la trasparenza nello scambio di emissioni. Il governo federale esaminerà attentamente le raccomandazioni dell’Esma”, ha aggiunto.

Non tutti i politici tedeschi sono però della stessa idea. Peter Liese, (deputato conservatore e principale sostenitore della revisione del sistema Ets al Parlamento europeo) ha affermato che la questione della speculazione deve essere affrontata.

Parlando con i giornalisti la scorsa settimana, Liese ha citato un esempio recente in cui i prezzi del carbonio sono aumentati del 10% in seguito ad un articolo pubblicato dall’agenzia di stampa finanziaria Bloomberg.

Il prezzo è cambiato “senza che vi siano state modifiche nelle principali variabili macroeconomiche! Ciò significa che vi è un minimo di speculazione”, ha dichiarato ai giornalisti l’11 maggio. Pertanto Liese appoggiando le richieste di altri europarlamentari nel porre un freno alla speculazione sull’Ets, afferma che “Non dovrebbe accadere nulla” non può considerarsi una risposta soddisfacente.

Liese appartiene al partito Cdu di Angela Merkel e le sue opinioni non rispecchiano quelle dell’attuale coalizione di governo a Berlino, che comprende la Spd di sinistra, i Verdi e i Liberali.