Enel dice addio al carbone, ma non ancora al gas

La centrale Enel 'Federico II' di Cerano, vicino Brindisi. [Paolo Margari/Flickr]

Il piano di Enel per la riconversione graduale della centrale elettrica di Cerano è finito nel mirino delle ong ambientaliste Wwf e ClientEarth, secondo le quali gli impegni della società elettrica sarebbero in contraddizione con gli obiettivi sul clima dell’Italia e dell’Unione Europea. Interpellata da EURACTIV Italia, Enel respinge le accuse, spiegando che i suoi piani operativi sono pienamente in linea con i target di riduzione delle emissioni fissati dall’Italia e dall’UE.

L’8 giugno scorso è stato pubblicato sul sito del ministero della Transizione ecologica il piano per mettere termine all’utilizzo del carbone nella centrale elettrica ‘Federico II’ di Cerano, vicino Brindisi. Una procedura avviata già nel 2019, e autorizzata dal ministero dello Sviluppo economico a maggio 2020.

Quello di Cerano è un mega-impianto – si tratta della seconda centrale elettrica più grande d’Italia – con una potenza installata di 2.640 megawatt (MW) e un rendimento del 40% circa. Un gruppo a carbone è stato già dismesso a fine 2020 per circa 660 MW. Secondo i dati dell’UE sulle aziende che aderiscono al programma di trading delle emissioni (ETS), elaborati da Europe Beyond Coal, nel 2020 ha immesso in atmosfera 3,7 milioni di tonnellate di CO2: valore che lo colloca al ventiquattresima tra le centrali più inquinanti d’Europa.

In base al piano di Enel, che è in linea con gli impegni presi dal governo italiano riguardo all’utilizzo del carbone, a Cerano entro il 2025 cesserà l’utilizzo di questo combustibile – che attualmente arriva dal porto della città alla centrale attraverso un nastro trasportatore che attraversa per oltre dieci chilometri la campagna pugliese – e l’impianto diventerà una centrale ibrida composta da due nuove turbine a metano, da una parte di capacità fotovoltaica e da una di batterie elettriche.

Le critiche degli ambientalisti

Secondo gli esperti di energia di ClientEarth e WWF Italia, tuttavia, il progetto di riconversione della ‘Federico II’ “per bruciare gas sarebbe in contraddizione con gli impegni climatici nazionali e dell’UE”. Enel, hanno scritto le ong in una nota, “prevede di convertire a gas 1.680 megawatt della centrale a carbone, che ne farebbe uno dei più grandi progetti di riconversione in Italia. Ciò manterrebbe il gas – un altro combustibile fossile che emette grandi quantità di gas serra dannosi per il clima – nel mix energetico del paese per decenni”.

“ll gas è un combustibile fossile”, ha detto Bellinda Bartolucci, avvocato di ClientEarth, “quindi la proposta di Enel non è una tempistica per la chiusura della ‘Federico II’, è in realtà un piano per mantenerla operativa ma con un altro combustibile fossile nella fornace”.

Gli investimenti nel gas naturale, scrivono ancora le ong nel loro comunicato, “è completamente in contrasto con il nuovo obiettivo climatico dell’Europa per il 2030 e con i suoi impegni nell’ambito dell’accordo di Parigi. Il gas è falsamente visto come un’alternativa ‘più pulita’ al carbone, ma oltre alle emissioni di CO2, il gas perde anche metano quando viene estratto e distribuito, che, a breve e medio termine, è ancora più dannoso per il clima dell’anidride carbonica”.

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Enel, ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del WWF Italia, “vuole essere riconosciuta a livello globale per la sua visione di un futuro a zero emissioni di CO2 e per i suoi investimenti nelle tecnologie rinnovabili, ma convertire la ‘Federico II’ alla combustione del gas va completamente contro questa visione. Ci aspettiamo che l’azienda svolga un ruolo proattivo e rispetti la scadenza del 2025 per l’eliminazione graduale del carbone in Italia, senza porre condizioni inaccettabili. Grandi quantità di capacità aggiuntiva di gas sono completamente inutili per soddisfare il fabbisogno energetico dell’Italia”.

Il desiderio delle associazioni, ha concluso Midulla, è che “Enel, insieme alla società civile, si impegnasse in un dibattito efficace e significativo su un piano di sviluppo sostenibile per la regione dell’ex stabilimento, che metta in primo piano le fonti di energia rinnovabile, compreso lo stoccaggio. Farlo significherebbe investire nel futuro della regione e risarcire i ceranoni, almeno in parte, per l’impatto che la centrale a carbone ha avuto sulla loro salute e benessere”.

Enel: il gas è necessario durante la transizione

Interpellata da EURACTIV Italia, Enel ha spiegato che la trasformazione dell’impianto di Cerano rientra nella strategia dell’azienda finalizzata a sviluppare la produzione di energia rinnovabile in tutt’Italia, e a chiudere o riconvertire gli impianti più inquinanti (come quelli di Genova e Bastardo, in Umbria, chiusi rispettivamente nel 2017 e 2019 e il gruppo di Brindisi chiuso a fine 2020).

Nel suo ultimo piano strategico, l’azienda ha indicato di voler investire, da qui al 2030, 70 miliardi di euro sulla produzione di energia da fonti rinnovabili per arrivare a una capacità di 120 gigawatt (GW), contro i 45 attuali.

Per quanto riguarda il nostro paese, Enel ha detto a EURACTIV Italia che i suoi obiettivi sono di mettere fine all’uso del carbone entro il 2025, di aumentare di  1500 megawatt la capacità da rinnovabili entro il 2023 con investimenti per 2,7 miliardi di euro (che continueranno negli anni successivi), e di installare capacità flessibile per garantire il sistema di fornitura.

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Il percorso di decarbonizzazione dell’Italia illustrato nel Piano nazionale di energia e clima (Pniec) prevede di arrivare al 55,4% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030, contro il 40% circa del 2019. Sulla base degli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050 del Green Deal europeo, Enel stima che la quota di energia rinnovabile dei diversi paesi salirà al 70% circa, e che quindi rimarrà una quota di produzione che, anche nel 2030, non potrà ancora essere assicurata da una completa decarbonizzazione, ma dovrà essere fornita da impianti a gas e batterie.

L’utilizzo del gas naturale, dice infatti la società, è ancora necessario nella fase di transizione per tenere in equilibrio il sistema e bilanciare la richiesta e la disponibilità di energia – che nel caso dell’eolico o del fotovoltaico può essere soggetta a oscillazioni dovute agli eventi atmosferici.

In sostanza, le nuove centrali a gas servono a erogare una base costante di chilowattora quando ci sarà intermittenza di produzione rinnovabile, nell’attesa del dispiegamento completo delle tecnologie – già in fase avanzata di realizzazione – necessarie per bilanciare le variazioni di disponibilità delle fonti rinnovabili agendo sia dal lato della produzione che del consumo.

Per quanto riguarda l’impianto di Cerano, ha detto Enel ad EURACTIV, le nuove turbine a gas sono sistemi la cui efficienza è di oltre il 60% e che consentono di avere le emissioni più basse possibili allo stato attuale, contribuendo a ridurre l’impatto delle centrali a carbone. Il progetto dell’azienda prevede che il sito diventi un polo energetico integrato: parte a gas, parte a batteria, parte fotovoltaico.

Le contestazioni del 2017

Nel 2017, la ‘Federico II’ era già finita al centro di un contenzioso tra Enel e ClientHeart e Wwf: sulla scia di due indaginiepidemiologiche, contestate da Enel – che mettevano in relazione un aumento della mortalità e delle malattie respiratorie e cardiovascolari con l’inquinamento prodotto dalla centrale di Cerano e dal vicino stabilimento Eni ‘Versalis’ – le due associazioni

avevano presentato al TAR del Lazio un ricorso contro l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) dell’impianto elettrico, che a loro giudizio non era mai stato sottoposto a controlli ambientali e sanitari dal momento del suo avvio, negli anni ’90. Ad aprile dell’anno scorso è stata accordata al sito una nuova AIA, che imponeva la presentazione di un piano sull’abbandono del carbone entro il 2025.

Rispondendo a EURACTIV Italia, Enel ha detto che i livelli massimi di emissioni e il piano di monitoraggio delle centrali – che viene verificato da enti terzi – sono determinati dal ministero della Transizione ecologica. La ‘Federico II’, ha spiegato l’azienda, ha sempre rispettato tutti i limiti, rivisti per tenere conto delle evoluzioni tecnologiche, e ha compiuto continue opere di manutenzione per ottemperare ai monitoraggi delle agenzie regionali e nazionali per la protezione ambientale (Arpa e Ispra).