Emissioni, Simson: “La revisione dell’Ets includerà edifici e trasporto su strada”

La tangenziale di Parigi. [EPA-EFE/CHRISTOPHE PETIT TESSON]

Il prossimo pacchetto di leggi sul clima della Commissione europea, in arrivo a giugno, proporrà l’inclusione di settori come gli edifici e i trasporti su strada nel sistema di scambio delle quote di emissione, ha dichiarato la commissaria all’energia Kadri Simson. Ma su questo punto l’esecutivo Ue sembra dividersi.

L’inclusione dell’edilizia e dei trasporti su strada nel sistema di scambio delle quote di emissione europeo (Ets) è stata proposta fin dall’insediamento di questa Commissione a dicembre 2019, ma la linea ufficiale è sempre stata quella di analizzare prima benefici e aspetti negativi e presentare i risultati di questa indagine a giugno 2021.

Tuttavia, durante un dibattito organizzato dalla Camera di commercio americana a Bruxelles, la commissaria europea all’energia Kadri Simson ha confermato che l’Ets sarà esteso per includere anche edifici e trasporti su strada.

Il pacchetto che sarà presentato a giugno includerà obiettivi su rinnovabili ed efficienza energetica rivisti in linea con le nuove ambizioni per il 2030, ha confermato Simson. “Conterrà anche misure per il supporto della mobilità sostenibile e proporrà l’estensione dell’Ets al settore edilizio e dei trasporti su strada”, si leggeva in una dichiarazione.

L’affermazione di Simson è stata poi apparentemente contraddetta dal vicepresidente della Commissione con delega al Green Deal, Frans Timmermans, che ha dichiarato che questa estensione è ancora in fase di studio.

Lui stesso si era dichiarato precedentemente contrario all’inclusione del trasporto stradale nell’Ets perché avrebbe potuto portare all’aumento del prezzo dei carburanti e colpire la popolazione in maniera sproporzionata.

Le voci critiche sostengono che le auto siano già colpite da uno specifico sistema di tassazione per le emissioni, perciò aggiungere un’ulteriore penalizzazione sarebbe pericoloso. Per quanto riguarda gli edifici, invece, il timore è che gli effetti dell’inclusione nell’Ets gravino su chi ci abita, che a sua volta potrebbe non riuscire a sostenere i costi dei rinnovamenti necessari.

Emissioni, per raggiungere gli obiettivi 2030 serve un Ets più efficiente

Un sistema di scambio delle quote di emissione (Ets) rafforzato sarà vitale per guidare ulteriori riduzioni di CO2 nell’Unione europea, mentre il blocco discute un aumento del suo obiettivo climatico per il 2030, dicono i responsabili politici.

La Presidente della Commissione …

Come includere i settori nell’Ets

Uno studio pubblicato giovedì 25 marzo da Agora Energiewende ha provato a stabilire le opzioni per includere il settore edilizio e dei trasporti stradali nell’Ets, lavorando in cooperazione con il regolamento sulla condivisione degli sforzi (Esr), dedicato al controllo delle emissioni di gas serra:

  • Estendere il campo di applicazione del sistema di scambio delle quote di emissione europeo a edifici e trasporti stradali a partire dal 2025.
  • Creare un Ets separato per i carburanti per il riscaldamento degli edifici e il trasporto su strada a partire dal 2025.
  • Allargare l’Ets o introdurne uno separato, riducendo il campo di applicazione dell’Esr.
  • Aggiustare gli obiettivi dell’Esr in linea con l’obiettivo europeo per il 2030 di ridurre le emissioni del 55%, con la possibilità di inserirsi nell’Ets in un secondo momento.

“Ciascuna opzione ha i suoi benefici e i suoi lati negativi, alcuni dei quali devono essere affrontati con politiche separate”, ha dichiarato Patrick Graichen, direttore esecutivo di Agora Energiewende.

“Tuttavia, per garantire che questo regolamento funzioni, gli Stati membri dovranno definire chiaramente chi è responsabile di dover ridurre le emissioni e su chi ricadranno gli oneri nel caso in cui gli obiettivi non dovessero essere rispettati”, ha aggiunto.

Un portavoce della Commissione, contattato da Euractiv, ha dichiarato che si sta lavorando “su un miglioramento delle ambizioni climatiche europee per il 2030, con una conseguente revisione dell’Ets. Come già annunciato nel Green Deal europeo, proporremo nel 2021 di estendere l’Ets al settore marittimo e ridurre le allocazioni gratuite concesse alle compagnie aeree”.

“Stiamo anche pensando di includere le emissioni degli edifici nell’Ets e di estenderne l’applicazione al trasporto stradale, come complemento agli standard attuali e futuri sulle emissioni di CO2 dei veicoli”, ha aggiunto.

Il Parlamento Ue adotta una risoluzione sulla Carbon border tax: cos'è e come funziona

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione  per introdurre un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, che deve rispettare gli standard imposti dall’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto).

In seguito alla relazione presentata al Parlamento europeo dall’eurodeputato dei Verdi Yannick …

Ets e carbon tax

Qualche settimana fa il Parlamento europeo aveva annunciato di aver adottato una risoluzione sulla ‘carbon border tax’ , il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera che impone dazi supplementari ai prodotti importati da Paesi dove l’attenzione per  il clima è inferiore a quella europea.

Tra le perplessità suscitate dalla misura c’era la possibilità di vedere una ‘doppia protezione’ attiva per le industrie europee, che beneficiavano di questa tassa imposta ai prodotti esteri e godevano contemporaneamente delle agevolazioni fornite alle industrie europee dallo schema Ets, che consentiva l’allocazione di quote di emissioni gratuite.

Questo sistema è contrario alle norme dell’Organizzazione internazionale del commercio, ma nella risoluzione dell’11 marzo non era stata fatta chiarezza su come risolvere la situazione. Tuttavia, la Commissione europea ha chiarito che questa ‘doppia protezione’ non avrà luogo.

Le industrie protette dal meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera non riceveranno più quote gratuite di emissioni di CO2. Questa regola riguarderà settori come la produzione di acciaio, cemento, alluminio, energia e fertilizzanti.

Pochi giorni prima, il 23 marzo, alcuni Paesi africani avevano definito l’applicazione della nuova ‘carbon border tax’ europea “protezionismo”, sostenendo che larga parte del continente dipende dalle esportazioni di materiali come l’alluminio, ma non può permettersi di soddisfare gli stessi requisiti dell’Ue.

Youba Sokona, vicepresidente del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), aveva evidenziato che la misura europea avrebbe sfavorito “i Paesi con minori risorse finanziarie e umane”. Sokona ha sottolineato che l’80% della produzione di elettricità in Africa proviene da combustibili fossili.