Emissioni, la proposta di riforma dell’Ets include edifici e trasporti

Un'acciaieria della compagnia tedesca ThyssenKrupp a Duisburg, Germania. [EPA-EFE/FRIEDEMANN VOGEL]

La bozza della revisione dell’Emission trading scheme (Ets) europeo conferma l’intenzione della Commissione europea di mettere un limite più stringente sulle emissioni di CO2 ed estendere il mercato del carbonio per comprendere anche le emissioni di navi, trasporti stradali e sistemi di riscaldamento.

Il nuovo Ets fa parte di un pacchetto più esteso di leggi climatiche europee che saranno presentate dalla Commissione europea il 14 luglio. Il sistema di scambio delle quote di emissione è la politica principale per raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni almeno del 55% entro il 2030.

Il vicepresidente della Commissione con delega al Green Deal Frans Timmermans ha dichiarato che l’Ets è stato un grande successo, perché ha messo un costo alle emissioni del settore energetico e industriale. “È uno strumento utile per incentivare ed è chiaro che dobbiamo espanderlo”, ha dichiarato in una recente intervista per Euractiv.

La base della proposta di riforma della Commissione è un “aggiustamento verso il basso una volta per tutte” al limite complessivo delle emissioni di CO2 nei settori coperti dall’Ets. Quello precedente, infatti, era compromesso dal continuo eccesso di allocazioni di permessi per inquinare maggiormente, distribuiti all’industria, che per anni ha tenuto i prezzi dell’anidride carbonica al di sotto dei 10 euro per tonnellata.

Le riforme successive hanno provocato l’aumento del prezzo della CO2, che negli ultimi mesi ha superato i 50 euro alla tonnellata, rendendo più costoso inquinare per le industrie e convincendole a investire maggiormente nelle tecnologie a basso impatto ambientale.

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Fattore di riduzione lineare

Bruxelles è ora determinata a evitare di ripetere lo stesso errore: nella bozza di revisione si legge che “la quantità totale di permessi per superare il limite di inquinamento scenderà di anno in anno”, in linea con l’obiettivo climatico per il 2030.

Questo “fattore di riduzione lineare aumentato” non è ancora stato deciso, però. La percentuale esatta è riportata ancora tra parentesi quadre, suggerendo una possibile intensificazione delle trattative politiche all’interno della Commissione prima che l’esecutivo adotti la sua riforma il 14 luglio.

“Temo che sarà una decisione dell’ultimo minuto”, ha detto Agnese Ruggiero di Carbon Market Watch, un gruppo ambientalista specializzato nel controllo del prezzo del carbonio. “Vogliamo una riduzione una tantum di 450 milioni di quote di emissione e un aumento del fattore di riduzione lineare al 3,1% su base annua a partire dal 2023”, ha detto Ruggiero a Euractiv.

Il fattore di riduzione lineare determina quanto velocemente calano le emissioni annuali nell’Ets. Per il periodo 2013-2020 era stato fissato all’1,74%.

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Estensione al settore marittimo, ai trasporti su strada e al riscaldamento

Nella sua forma attuale, l’Ets comprende le emissioni del settore elettrico, dei voli interni all’Ue e delle industrie ad alto consumo di energia, come quelle dell’acciaio e dei prodotti chimici. La Commissione europea vuole ora estenderlo al trasporto marittimo, su strada e agli edifici, che sarebbero trattati in un “Ets aggiuntivo”.

“Un Ets specifico per i trasporti stradali e gli edifici presenta chiari benefici in termini di efficienza economica rispetto a un’estensione a tutti i combustibili fossili”, si legge nel sommario dell’analisi costi-benefici che accompagna la proposta.

“Molte case sono ancora riscaldate con sistemi datati, che usano combustibili fossili molto inquinanti come il carbone e il petrolio”, scrive la Commissione, giustificando l’estensione dello schema agli edifici. Riguardo il trasporto navale, invece, si specifica che l’ipotesi favorita sarebbe l’inserimento nell’Ets esistente.

Secondo la proposta, almeno il 50% dei proventi generati tramite l’Ets su trasporti stradali ed edifici dovrebbe essere redistribuito a favore delle famiglie meno abbienti. Tuttavia, gli Stati membri sono liberi di scegliere come destinare i soldi che raccolgono.

L’estensione dell’Ets a trasporti stradali ed edifici è piuttosto controversa, con la Polonia che ha avvertito dell’impatto che potrebbe avere un prezzo maggiore dei combustibili per il riscaldamento e il trasporto nei confronti dei più poveri.

“La Commissione sembra aver la scelta di tassare le famiglie più povere”, ha detto Adam Guibourgé-Czetwertynski, sottosegretario di stato polacco per il clima e l’ambiente a un recente evento EURACTIV.

Pascal Canfin, un eurodeputato francese che presiede la commissione per l’ambiente del Parlamento europeo, ha anche messo in guardia la Commissione contro la mossa, dicendo che comporta un enorme rischio politico e non porta molto in termini di riduzione delle emissioni.

“Non fate l’errore di estendere il mercato del carbonio al riscaldamento e al carburante. L’abbiamo sperimentato in Francia, ci ha dato i gilet gialli”, ha avvertito Canfin.

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Allocazioni gratuite e adeguamento alla frontiera

La riforma dell’Ets propone anche di eliminare gradualmente le allocazioni gratuite di quote di emissione per industrie come quelle dell’acciaio e della generazione di energia, che dovrebbero essere protette dal meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera.

Questa misura, che a sua volta dovrebbe essere presentata il 14 luglio, è pensata per rimettere le industrie europee sullo stesso livello dei concorrenti in Paesi come la Cina, dove c’è minore attenzione alle emissioni e un prezzo inferiore della CO2.

Lo schema è pensato per evitare il cosiddetto ‘carbon leakage’, ovvero la pratica di spostare i siti produttivi in Paesi dove i costi delle emissioni sono inferiori. Il meccanismo di adeguamento alla frontiera dovrebbe essere un’alternativa alle allocazioni gratuite, che dovranno quindi cessare.

Tuttavia, non è stata ancora stabilita una data per questo. Il Parlamento europeo ha votato quest’anno per mantenerle ancora per i settori coperti da questo cambiamento. Tuttavia le regole per l’accesso saranno più stringenti.

Le allocazioni saranno conservate per i settori industriali più inquinanti, come l’acciaio e i prodotti chimici, mentre non saranno disponibili per il riscaldamento e i trasporti. Gli attivist, tra cui Agnese Ruggiero di Carbon Market Watch, avvertono della pericolosità di questa pratica.

“Quello che si sta proponendo, di fatto, è tassare i combustibili per il riscaldamento e il trasporto per finanziare la decarbonizzazione delle industrie pesanti”, ha detto. “Un sistema che fa pagare a tutti per l’unico settore che ancora riceve dei benefici non è socialmente equo”, ha concluso.

È possibile leggere l’intera proposta di riforma dell’Ets qui. Un riassunto della valutazione d’impatto è disponibile qui.

ETS-Proposal