Carbonio, l’imposta Ue sulle emissioni rappresenta una sfida per l’Irlanda del Nord

Un cartello contro la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord. [webgate.epa.eu/webgate]

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (Cbam), proposto dalla Commissione europea a luglio 2021, dovrebbe entrare in vigore nei prossimi anni ma rischia di creare problemi in Irlanda.

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera è stato pensato dall’Ue per proteggere le industrie che cercando di decarbonizzare i processi produttivi ed evitare il carbon leakage, ovvero la pratica delle aziende di delocalizzare fuori dall’Europa dove il prezzo delle emissioni è più basso.

La proposta del meccanismo, che sta venendo negoziata in questo periodo dal Parlamento europeo e dai governi, vedrebbe un periodo di prova dal 2023 per poi entrare ufficialmente in vigore dal 2026.

Una volta implementato, il meccanismo agirà su una serie di prodotti ad alta intesità di CO2 (al momento sarebbero elettricità, ferro e acciaio, cemento, alluminio e alcuni fertilizzanti) fabbricati al di fuori del sistema di scambio delle quote di emissione (Ets) europeo con un prezzo del carbonio più basso di quello dell’Ue.

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Secondo gli esperti, il Regno Unito sarà uno dei Paesi più colpiti dalla nuova tassa, con le sue esportazioni di ferro, acciaio e alluminio particolarmente vulnerabili. Inoltre, anche se il costo delle emissioni nel Paese fosse sufficientemente alto da permettere di evitare il sovrapprezzo, ci sarebbero comunque procedimenti costosi da superare per far passare i beni dall’Irlanda del Nord e dal Regno Unito in Europa.

La situazione politica dell’Ulster rende ancora più complessa la questione a causa del Protocollo sull’Irlanda del Nord, pensato per evitare una dogana all’interno dell’isola. La proposta di meccanismo creerebbe comunque una barriera con l’Eire, rendendo di fatto inefficace il protocollo.

Riguardo la questione, un portavoce del governo britannico ha detto a EURACTIV che stanno “controllando da vicino gli sviluppi sul meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, incluse le interazioni con il Protocollo sull’Irlanda del Nord e i rapporti commerciali con l’Ue”.

Anche il governo irlandese sta controllando attentamente la situazione. “L’Irlanda accoglie positivamente le ambizioni del meccanismo e riconosce l’importanza di affrontare il carbon leakage, incentivando i Paesi terzi a usare metodi più green”, ha detto un portavoce a EURACTIV.

“Stiamo discutendo con la Commissione per esaminare le possibili implicazioni della proposta per l’isola d’Irlanda, inclusa la sua interazione con il Protocollo sull’Irlanda del Nord e il mercato unico dell’elettricità. Ci occuperemo in dettaglio della questione nelle prossime settimane”, ha aggiunto il governo irlandese.

A Bruxelles, nel frattempo, la Commissione spera di affrontare il problema nel periodo di introduzione graduale del sistema. Durante questo periodo, non ci saranno oneri applicati e l’esecutivo Ue avrà “una visione più chiara sull’attuazione del protocollo sull’Irlanda del Nord”, ha detto un portavoce a EURACTIV.

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Soluzioni per un problema complesso

L’Ue ha chiarito più volte che non ci saranno esenzioni nel meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera per Paesi al di fuori dell’Ets europeo. Secondo un funzionario europeo, “il regolamento Cbam prevede esenzioni solo per i paesi che partecipano all’Ets dell’Ue o ad esso pienamente legati”.

Infatti, qualsiasi esenzione potrebbe mettere in discussione la compatibilità del sistema con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio – regole che l’Ue è stata molto attenta a rispettare.

La soluzione ovvia alla situazione precaria che l’Irlanda del Nord potrebbe affrontare è che il Regno Unito rientri nell’Ets dell’Ue, o almeno colleghi il suo prezzo del carbonio a quello europeo.

Tuttavia, il Regno Unito ha lasciato questo sistema alla fine del 2020, stabilendo il proprio sistema di scambio di emissioni. Mentre l’Irlanda del Nord è rimasta nel mercato unico dell’Ue dopo la Brexit, ha però lasciato il suo Ets, con l’eccezione dei generatori di elettricità dell’Irlanda del Nord..

A causa di questo, il Cbam non si applicherebbe all’elettricità, ha detto un funzionario dell’Ue a EURACTIV, ma altri beni saranno coperti dal prelievo. “Finché il prezzo del carbonio nel Regno Unito sarà alto come nell’Ue, l’adeguamento sui beni importati dal Regno Unito sarà pari a zero”, ha detto un funzionario Ue a EURACTIV.

Ma questo non esenterebbe l’Irlanda del Nord dalla burocrazia coinvolta nell’applicazione della tassa né dalla barriera commerciale regolamentare che metterebbe in atto.

Un altro modo per aggirare i problemi derivanti dal Cbam e dal protocollo dell’Irlanda del Nord sarebbe quello di applicare la tassa solo alle merci importate nell’Ulster se sono destinate o rischiano di entrare nell’Ue, ha suggerito l’esperto di commercio Sam Lowe. Ma ha avvertito che questo non risolve i problemi dei prodotti fatti in Irlanda del Nord.

“Ora che abbiamo una proposta legislativa, la discuteremo con il Regno Unito in vista della sua attuazione pratica”, ha detto un funzionario dell’Ue.

“Il Cbam permette accordi bilaterali con altri paesi, come il Regno Unito, che hanno mercati del carbonio come l’Ets o altri meccanismi simili. Abbiamo anche previsto nella nostra proposta la possibilità di concludere accordi internazionali per definire modalità appropriate di detrazione per i prezzi del carbonio”, ha detto un portavoce della Commissione a EURACTIV.

“Restiamo pienamente impegnati a lavorare con tutti i paesi terzi, compreso il Regno Unito, per assicurarci che tutti i nostri sforzi internazionali di decarbonizzazione siano il più efficaci possibile”, hanno aggiunto.