Emissioni, anche la Cina presenta il suo Ets

Le emissioni di una fabbrica cinese di prodotti chimici nella municipalità di Tianjin. [EPA-EFE/RYAN TONG]

Due giorni dopo la presentazione del pacchetto europeo ‘Fit for 55’, la Cina ha lanciato venerdì 16 luglio il suo atteso sistema di scambio delle quote di emissione, elemento chiave per raggiungere l’obiettivo dichiarato della neutralità climatica entro il 2060.

La Cina è il maggior produttore di emissioni di CO2 al mondo e la scelta di assumere un ruolo centrale nel combattere la crisi climatica è importante in vista di un incontro delle Nazioni unite di novembre sul tema.

Pechino ha presentato lo schema come la base per quello che sarà il più grande mercato del carbonio al mondo, che obbligherà centinaia di compagnie locali a ridurre le emissioni o subire gravi conseguenze economiche.

Il programma è stato lanciato pochi giorni dopo il dettagliato piano europeo, con cui l’Ue spera di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Restano però perplessità sull’efficacia del sistema di partenza cinese, incluso il basso costo dell’inquinamento.

In generale, gli analisti ritengono che debba essere fatto molto di più se la Cina vuole raggiungere i suoi obiettivi climatici, tra cui arrivare al picco di emissioni nel 2030.

Il primo piano cinese per un mercato del carbonio a livello nazionale è stato annunciato già dieci anni fa, ma il progresso è stato rallentato dalla lobby dell’industria del carbone e da politiche che hanno favorito l’espansione economica rispetto all’ambiente.

Lo schema introdurrà per la prima volta dei limiti di inquinamento per le grandi industrie, permettendo anche l’acquisto di permessi di emissione da parte delle aziende più inquinanti da quelle con una minore impronta di carbonio.

Il mercato coprirà inizialmente 2.225 grandi compagnie energetiche che generano circa un settimo di tutte le emissioni globali provenienti dai combustibili, secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia. Queste aziende causano il 30% dei 13,92 miliardi di tonnellate di gas a effetto serra rilasciati dalle compagnie cinesi nel 2019.

Citigroup stima che 800 milioni di dollari di crediti saranno acquistati quest’anno, salendo a 25 miliardi di dollari entro la fine del decennio. Questo renderebbe lo schema commerciale cinese circa un terzo della dimensione del mercato europeo, attualmente il più grande del mondo.

Lo schema era originariamente previsto per essere molto più grande, coprendo sette settori tra cui l’aviazione e i prodotti petrolchimici.

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Scarsa ambizione

Secondo Lauri Myllyvirta, analista principale del Centre for Research on Energy and Clean Air, il governo cinese “ha ridimensionato le ambizioni” e la crescita economica ha avuto la precedenza in mezzo al rallentamento indotto dalla pandemia.

“La produzione cinese di carbone, cemento e acciaio è aumentata mentre il governo versa miliardi di dollari nei settori ad alta intensità energetica per stimolare la crescita dopo la pandemia”, ha detto Myllyvirta. “Le regole per limitare le emissioni interromperanno questo modello di crescita”.

Un’altra preoccupazione per gli ambientalisti è il basso prezzo che la Cina sta dando all’inquinamento. Gli scambi di apertura al mercato di Shanghai sono iniziati a 52,7 yuan (8 dollari) per tonnellata di carbonio venerdì mattina.

Il prezzo medio del carbonio in Cina dovrebbe aggirarsi intorno ai 4,60 dollari quest’anno – molto al di sotto del prezzo medio Ue di 49,40 dollari per tonnellata, ha detto Citic Securities in una recente nota di ricerca.

I permessi di inquinamento gratuiti distribuiti all’inizio e le multe a gettone per la non conformità manterranno i prezzi bassi, secondo la società di analisi TransitionZero.

Tuttavia la Cina ha caratterizzato il lancio di venerdì come solo il primo passo. Lo schema si espanderà per coprire i produttori di cemento e di alluminio dal prossimo anno, ha detto Zhang Xiliang, capo progettista dello schema, la scorsa settimana.

“L’obiettivo è quello di espandere il mercato per coprire fino a 10.000 emettitori responsabili di circa altri 5 miliardi di tonnellate di carbonio all’anno”, ha detto Zhang.

I media statali cinesi hanno anche sottolineato che la versione attuale è già il più grande mercato del mondo se valutato dalla quantità di emissioni di gas serra coperte, piuttosto che dal valore di scambio.

Altre preoccupazioni sullo schema includono che la mancanza di know-how tecnico e la continua pressione delle potenti lobby del carbone e dell’acciaio potrebbero rallentare i progressi.

I funzionari locali e le aziende sanno poco sulla contabilità delle emissioni o anche le basi della scienza del clima, ha detto Huw Slater del China Carbon Forum.

E le regioni che dipendono dal carbone e dalle industrie ad alta intensità di carbonio per la crescita sono state lente ad aderire allo schema.

“I funzionari hanno paura che se frenano l’inquinamento troppo rapidamente, potrebbero tagliare i posti di lavoro e portare a disordini sociali”, ha detto Slater.