Efficienza energetica: l’Ue spinge sempre più sul settore edilizio

Il piano REPowerEU della Commissione europea accende un nuovo riflettore sull'isolamento termico degli edifici, in quanto l'esecutivo UE cerca di accelerare le ristrutturazioni e invita gli Stati membri a ridurre le aliquote IVA sui materiali isolanti. [© European Union, 2022 Source: EC - Audiovisual Service -]

I piani della Commissione europea per eliminare le importazioni russe di combustibili fossili sono caratterizzati da una forte attenzione all’efficienza energetica. Per il settore edilizio ciò significa una nuova spinta all’isolamento termico delle abitazioni.

Il patrimonio edilizio dell’Ue è responsabile di circa il 40% del consumo totale di energia e del 36% delle emissioni di gas serra. La prevalenza di caldaie a combustibili fossili nelle abitazioni europee aggrava ulteriormente il problema.

Il piano dell’esecutivo europeo, denominato REPowerEU, “ci aiuterà a risparmiare più energia per accelerare l’abbandono dei combustibili fossili e, soprattutto, a dare il via a investimenti su nuova scala”, ha spiegato Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea.

Tra questi, i più ovvi sono gli investimenti nel risparmio energetico, che “sono il modo più rapido ed economico per affrontare l’attuale crisi energetica”, ha aggiunto presentando la proposta di legge mercoledì (18 maggio).

L’isolamento delle abitazioni è uno dei modi più sicuri per ridurre il consumo di energia e le bollette dei consumatori. Un recente studio del think tank Buildings Performance Institute Europe (Bpie) ha rilevato che l’isolamento termico delle abitazioni potrebbe ridurre significativamente il consumo di energia e la dipendenza dal gas russo.

Prendendo in esame alcuni dei maggiori Stati dell’Ue, il think tank ha rilevato che “migliorando l’isolamento nei Paesi selezionati si può ottenere un risparmio di gas fino al 44% e ridurre la domanda finale di energia del 45%”.

“L’analisi della Bpie è in linea con le ricerche di Regulatory Assistance Project, Ember Climate, E3G e Bellona, che dimostrano come l’efficienza energetica e l’elettrificazione possano ridurre in modo massiccio le importazioni di gas”, ha twittato Jan Rosenow, direttore delle operazioni europee della Ong ambientalista Rap.

Anche i rappresentanti dell’industria condividono questo punto di vista. “Secondo l’ultima analisi della Bpie, una massiccia diffusione dell’isolamento termico degli edifici può portare a una riduzione del 45% della domanda finale di energia e a un risparmio del 44% di gas naturale per il riscaldamento degli edifici residenziali”, ha spiegato Katarzyna Wardal, responsabile degli affari pubblici del produttore di isolanti Knauf Insulation.

“È un’enorme opportunità e le tecnologie sono già disponibili”, ha aggiunto.

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Aumentare le ambizioni della direttiva Epbd

La Commissione europea sembra essere giunta alla stessa conclusione. Nel suo piano REPowerEU, “invita il Parlamento e il Consiglio a consentire ulteriori risparmi e guadagni di efficienza energetica negli edifici attraverso la direttiva sul rendimento energetico degli edifici [EPBD]”, si legge nella comunicazione della Commissione.

La direttiva Epbd è una delle principali leve con cui l’Ue cerca di innovare il patrimonio edilizio europeo. Una versione aggiornata della direttiva è stata presentata nel dicembre dello scorso anno ed è attualmente in discussione al Parlamento europeo e al Consiglio dei ministri dell’Ue. Le due istituzioni dovranno concordare un testo comune prima che la proposta diventi legge.

“L’introduzione di misure orientate alla revisione della direttiva Epbd ridurrà la domanda di energia in Europa, il che si tradurrà in un ribasso delle bollette per i cittadini e una minore dipendenza dalla Russia”, ha scritto Ciarán Cuffe, il legislatore incaricato di guidare la direttiva Epbd attraverso il Parlamento, in un articolo pubblicato su EURACTIV.

La via principale per raggiungere questo obiettivo sarà l’inasprimento dei cosiddetti “standard minimi di prestazione energetica” (Meps) per gli edifici. Nella versione della direttiva Epbd di dicembre, la Commissione ha proposto di introdurre standard minimi di rendimento energetico per il 15% degli edifici con le peggiori prestazioni in Europa, che verrebbero classificati “G” in base alla scala di rendimento energetico dell’Ue.

Entro il 1° gennaio 2027, tutti gli edifici commerciali o pubblici dovranno raggiungere almeno la classe “F” della scala di efficienza energetica dell’Ue, e successivamente la classe “E” entro il 1° gennaio 2030. Agli edifici residenziali – case o appartamenti singoli – verrebbe concesso più tempo, con l’obbligo di raggiungere la classe “F” entro il 1° gennaio 2030 e la classe “E” entro il 1° gennaio 2033.

Gli analisti hanno accolto con favore questa proposta. “Penso che la richiesta di un rafforzamento da parte europarlamentari della strategia energetica nel settore edilizio sia un buon inizio (ristrutturare tutti gli edifici di classe G fino alla classe D, invece che E)”, ha spiegato Adeline Rochet, consulente politico del think-tank sul clima E3G.

L’uso delle lettere deriva dai certificati di prestazione energetica dell’Ue, che classificano gli edifici da A a G.

Un’altra “mossa importante è rappresentata dall’eliminazione graduale dei combustibili fossili per il riscaldamento degli ambienti [prevista per il 2029] e la fine dei sussidi per le caldaie fossili a partire dal 2025”, ha aggiunto Rochet.

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Riduzione delle tasse

Il piano della Commissione prevede anche di chiedere ai governi dell’Ue di rendere più economici i materiali isolanti attraverso una riduzione delle tasse.

“Gli Stati membri dovrebbero inoltre sfruttare appieno le misure di sostegno, come le aliquote Iva ridotte per i sistemi di riscaldamento ad alta efficienza e per l’isolamento degli edifici e altre misure di tariffazione energetica”, si legge nella comunicazione.

La comunicazione è stata immediatamente accolta con favore dall’industria. “Sostenere misure fiscali come la riduzione delle aliquote Iva per l’isolamento è un ottimo segnale per i consumatori”, ha dichiarato Wardal di Knauf Insulation.

L’idea di ridurre l’Iva sui materiali isolanti non è nuova. Il settore delle costruzioni supporta da tempo tale richiesta e manifestò profonda delusione nel momento in cui questa non venne inserita nel pacchetto di misure per il clima presentato dalla Commissione lo scorso anno.

La tassazione è di competenza nazionale e qualsiasi misura di riduzione dell’Iva a livello europeo richiede un’approvazione unanime da parte dei 27 Stati membri.