Covid, leader Ue: certificato digitale pronto entro metà giugno. La battaglia sul clima continua

Passeggeri in fila per fare il tampone all'aeroporto di Fiumicino. [EPA-EFE/Telenews]

I governi dei 27 Paesi membri chiedono la rapida attuazione del green pass per i viaggi. Sui target nazionali per ridurre le emissioni la discussione è rinviata

Il ritmo delle vaccinazioni sostenuto e il miglioramento della situazione epidemiologica permetteranno una graduale riapertura delle attività nei Paesi Ue. Entro metà giugno sarà pronto il certificato Covid digitale dell’Ue per i viaggi.  Tuttavia è necessario rimanere “vigili per quanto riguarda l’emergere e il diffondersi di varianti e prendere provvedimenti se necessario”. I leader Ue lo ribadiscono nelle conclusioni del vertice di martedì 25 maggio.

“Il Consiglio europeo accoglie con favore l’accordo raggiunto sul certificato digitale Covid dell’Ue e ne chiede la rapida attuazione. Come prossimo passo chiede la revisione entro metà giugno della raccomandazione del Consiglio sui viaggi all’interno dell’Ue”, si legge nel documento.

L’Ue è il più grande esportatore di vaccini Covid-19 nel mondo e continuerà i suoi sforzi per aumentare le capacità di produzione globale di vaccini, assicurano i leader dei 27 Paesi membri. L’Ue e i suoi Stati membri si impegnano ad accelerare la condivisione dei vaccini per sostenere i paesi che ne hanno bisogno, con l’obiettivo di donare almeno 100 milioni di dosi entro la fine dell’anno, e ad aiutare a sviluppare la capacità produttiva locale.

Clima: nessun accordo sui target

Per quel che riguarda il capitolo clima il vertice si è concluso con un nulla di fatto. Non c’è accordo tra i leader europei sulla ripartizione dello sforzo di riduzione delle emissioni di gas serra tra Paesi. E ogni riferimento al regolamento sulla condivisione degli sforzi che copre le emissioni di trasporti, edilizia e agricoltura è stato cancellato dalle conclusioni.

“Abbiamo convenuto di riparlare di questo argomento dopo che la Commissione avrà preparato le sue proposte legislative”, ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Nelle conclusioni i leader si limitano a dire che il Consiglio europeo “accoglie con favore l’accordo raggiunto dai colegislatori sulla legge sul clima e invita la Commissione a presentare rapidamente il suo pacchetto legislativo insieme ad un esame approfondito dell’impatto ambientale, economico e sociale a livello degli Stati membri”.

A frenare sono soprattutto Polonia, Romania, Bulgaria e altri paesi dell’est che dipendono dal carbone. Dall’altra parte ci sono i cosiddetti frugali che ritengono che i Paesi dell’Est potrebbero investire parte dei fondi Ue di cui sono beneficiari per dire definitivamente addio ai combustibili fossili e non accettano compromessi a ribasso.

In sostanza spetterà alla Commissione indicare come ridurre i gas nocivi del 55 per cento entro il 2030 e azzerarli entro il 2050. Il Consiglio poi discuterà le proposte dell’esecutivo Ue.