CO2, emissioni delle auto in aumento nonostante gli incentivi statali

Una vettura elettrica Mercedes, appartenente al gruppo Daimler AG. [EPA-EFE/DAVID HECKER]

Le emissioni medie di CO2 delle auto nuove in Europa sono aumentate nuovamente nel 2018, secondo i dati diffusi mercoledì (3 giugno) dall’agenzia per l’ambiente dell’UE. I piani nazionali volti a stimolare il settore potrebbero aggravare ulteriormente questi dati.

Secondo il rapporto dell’AEA, nel 2018 le emissioni delle nuove auto immatricolate nell’UE, nel Regno Unito e in Islanda sono aumentate di 2,3 g di CO2 per chilometro. Tutto ciò pone la media del parco auto a 120.8 g, significativamente al di sopra dell’obiettivo di 95 g stabilito a livello europeo, che entrerà in vigore alla fine del 2020. Anche le emissioni sono aumentate nel 2017.

La risalita delle vendite di auto a benzina e l’aumento degli acquisti di grandi SUV hanno portato a un aumento di CO2, mentre gli automobilisti prendono distanze dalle auto diesel sulla scia dello scandalo delle emissioni della Volkswagen, scoppiato nel 2015.

“L’abbandono del diesel ha aumentato le emissioni medie, ma il suo effetto complessivo sulle prestazioni di ciascuna casa automobilistica dipende dalle caratteristiche del parco auto del costruttore”, spiega il rapporto.

Anche le emissioni dei furgoni sono cresciute di poco più di 1 g per km, dopo cinque anni di costante diminuzione. Il rapporto dell’AEA spiega che il picco è dovuto a “molteplici fattori”, tra cui l’aumento delle dimensioni dei veicoli e la limitata diffusione di modelli a zero o a basse emissioni.

Secondo i dati, ogni produttore di auto – a eccezione della casa automobilistica di lusso Lamborghini – ha effettivamente rispettato i parametri di riferimento per le emissioni del 2018, nonostante il picco a livello di flotta. Anche i produttori di furgoni hanno raggiunto gli obiettivi.

Ma ora l’attenzione si sposta verso gli obiettivi per il 2020, che l’AEA avverte risulteranno difficili da raggiungere per alcuni marchi, visto quanto sono lontani dai singoli parametri di riferimento.

I dati mostrano che Toyota, Hyundai, Renault, Nissan e Kia – che sono specializzate in auto compatte e hanno fatto notevoli passi avanti nella tecnologia dei veicoli elettrici – sono i cinque produttori meglio posizionati. Toyota deve solo colmare una lacuna di 5 g.

Jaguar Land Rover, Mazda, Volvo, Daimler e Audi sono i peggiori. I dati dell’AEA non tengono conto di alcune deroghe che diminuiranno gli oneri di riduzione delle emissioni di CO2, ma le prospettive per l’azienda giapponese Mazda, che è fuori quota di 39 g, sono ancora incerte.

Anche Fiat-Chrysler (FCA) ha del lavoro da fare, nonostante l’accordo con l’azienda statunitense Tesla, specializzata in veicoli elettrici, che vedrà l’azienda di Elon Musk mettere in comune i dati sulle emissioni con la società italo-americana.

Nelle ultime settimane FCA ha ricevuto numerose critiche per aver richiesto al governo italiano aiuti per oltre 6 miliardi di euro, nonostante la sede centrale della società si trovi in Olanda.

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Guai in vista?

L’epidemia di coronavirus ha sconvolto pesantemente l’industria automobilistica, poiché le misure di blocco hanno costretto le fabbriche a chiudere i negozi e tagliare le catene di fornitura globali. Anche l’impatto economico della pandemia incide nella diminuzione della domanda di nuovi acquisti, già in calo.

Nell’ambito dei piani di ripresa volti a rilanciare l’economia, i governi europei hanno iniziato a presentare misure specifiche per le case automobilistiche che differiscono notevolmente per portata e condizioni.

La scorsa settimana il governo francese ha svelato un programma da 8 miliardi di euro, che obbliga le proprie aziende a proteggere la produzione nazionale e a spostare la produzione in Francia quando possibile.

Il programma del presidente Emmanuel Macron impegna anche aziende del calibro di Renault e Peugeot a favore di una maggiore produzione di veicoli elettrici e di un maggiore coinvolgimento in una strategia paneuropea per le batterie.

Il pacchetto comprende anche incentivi per i consumatori, tra cui un sussidio per i veicoli elettrici e un programma di rottamazione per le auto a benzina e diesel, che i gruppi ambientalisti speravano venissero tagliati dall’offerta finale.

In Germania, il governo è sul punto di svelare il proprio piano di stimolo per la sua potente industria automobilistica, dopo i colloqui tra i partiti della coalizione durati fino a martedì sera (2 giugno).

I socialdemocratici hanno insistito per porre il veto a qualsiasi tentativo di includere i tradizionali motori a combustione nel mix, ma si dice che la fazione più grande dei CDU/CSU stia spingendo per la loro eleggibilità. Una decisione, a tal proposito, è attesa a breve.

L’organizzazione di ricerca dell’International Council on Clean Transportation (ICCT) ha dichiarato in uno studio della scorsa settimana che se Berlino deciderà di introdurre sistemi di rottamazione sovvenzionati per tutti i tipi di auto, le emissioni di CO2 aumenteranno dell’1%.

I dati dell’ICCT hanno aggiunto anche che se il governo punterà a sostenere solo i veicoli elettrici, le emissioni potrebbero diminuire del 62%.

I programmi “Cash for clunkers” – che prendono il nome da una politica statunitense di 3 miliardi di dollari – sono divisori, dato che le analisi economiche spesso mostrano il loro impatto limitato sullo stimolo della crescita o sul contributo agli obiettivi ambientali.

Un bilancio del 2018 relativo all’ultimo tentativo della Germania di attuare questa politica, alimentato con 5 miliardi di euro, ha rilevato che il sistema ha portato a un aumento delle emissioni, in quanto gli automobilisti hanno scambiato auto più piccole e più vecchie con modelli più nuovi ma più grandi.

“L’aumento delle emissioni nel percorso di vita dei nuovi veicoli potrebbe superare facilmente la riduzione delle emissioni di CO2 derivante dalla rottamazione di un veicolo datato, cosicché il premio ambientale risulterebbe come un danno per l’ambiente a lungo termine”, suggerisce lo studio.

Anche il Regno Unito sta per lanciare il proprio piano di ripresa. Come riportato dal Guardian, la lobby automobilistica britannica prevede uno schema da 1,5 miliardi di sterline, che sarà aperto a tutti i tipi di veicoli, non solo a quelli elettrici.

Le proposte prese in esame dal governo vedrebbero sul tavolo una riduzione di 2.500 sul prezzo di acquisto dei veicoli e sarebbero accessibili a 600.000 richiedenti.