Clima: scontro tra le imprese europee sugli obiettivi per il 2030

Il capo della confindustria francese MEDEF, Pierre Gattaz, è l'attuale presidente di BusinessEurope, l'associazione degli imprenditori dell'UE. [EPA-EFE/CHRISTOPHE PETIT TESSON]

La più grande associazione europea di imprenditori, BusinessEurope, ha messo in discussione “il valore e la credibilità” dell’analisi economica alla base del piano proposto dall’Ue per raggiungere i suoi obiettivi climatici entro il 2030. La dichiarazione ha scatenato un’immediata reazione da parte delle imprese a favore della lotta ai cambiamenti climatici.

La Commissione europea è stata troppo ottimista nell’analizzare i costi e i benefici nella definizione degli obiettivi climatici dell’Ue per il 2030, sostiene BusinessEurope in un documento che critica la politica climatica dell’esecutivo europeo.

Il documento mette in discussione l’affermazione della presidente della Commissione Ursula von der Leyen secondo cui politiche climatiche più stringenti definiranno la nuova “strategia di crescita” dell’Unione, affermando che ci sono troppe incertezze nella valutazione d’impatto della Commissione stessa per fare una tale affermazione.

“Ogni scenario di base” nell’analisi costi-benefici che accompagna il piano della Commissione per il 2030, “è condotto con dati pre-Covid-19 e non tiene conto degli impatti economici (della pandemia)”, sostiene BusinessEurope.

“L’analisi si basa sull’ipotesi di una rapida ripresa, ma cosa succede se dovesse richiedere più tempo del previsto?” chiede BusinessEurope. Secondo l’ultima previsione a livello globale dell’Agenzia internazionale per l’energia, che esplora lo scenario di una ripresa rallentata, emerge che nel 2030 l’economia globale sarà inferiore di quasi il 10% rispetto ad uno scenario di ripresa rapida.

Inoltre, i modelli utilizzati nell’analisi “non sono stati sviluppati o discussi in dettaglio” e non sono stati aperti al pubblico, sottolinea BusinessEurope, affermando che questo “indebolisce il valore e la credibilità dei risultati presentati per un processo decisionale informato”.

“A nostro avviso, occorre un approccio più ampio nell’attuazione del piano di ripresa dell’Europa e concentrarsi molto di più su come trasformare il Green Deal in un vero e proprio motore di crescita”.

I commenti di BusinessEurope hanno scatenato reazioni immediate da parte delle aziende favorevoli alla lotta ai cambiamenti climatici, che si sono fatte avanti in difesa del Green Deal europeo e hanno denunciato l’attacco alle politiche climatiche dell’Ue.

In una dichiarazione, il Ceo di Unilever, Alan Jope, ha dichiarato: “Una delle mentalità più pericolose al mondo è quella di creare una falsa dicotomia tra sostenibilità e crescita economica. La rivoluzione a basse emissioni sarà uno spazio in espansione per l’occupazione. Sosteniamo con forza l’obiettivo dell’Ue per il 2030 – un bene per l’ambiente, un bene per i mezzi di sussistenza, un bene per la crescita”.

L’European Corporate Leaders Group, una lobby aziendale pro-climatica gestita dall’Università di Cambridge, ha criticato BusinessEurope, dicendo: “C’è una corrente di pensiero che attraversa i settori economici e gli Stati membri dell’Ue e che identifica il Green Deal come la strategia di crescita dell’Europa e vuole vederlo attuato in modo rapido ed efficace”.

“Appare evidente che adottare un approccio ambizioso alla transizione climatica e sbloccare gli investimenti verdi può portare a risultati migliori in termini di crescita economica e di posti di lavoro, gestendo al contempo gli enormi rischi associati al cambiamento climatico”, ha dichiarato Eliot Whittington, direttore europeo di Clg Europe.

Questo scontro tra fazioni mette in evidenza le divisioni della comunità imprenditoriale circa l’urgenza di agire contro il cambiamento climatico.

Due anni fa, una nota interna trapelata da BusinessEurope ha rivelato i piani dell’associazione di “opporsi” a qualsiasi aumento delle ambizioni climatiche dell’Ue per il 2030, “usando il solito argomento” che l’Europa non può agire da sola. L’European Corporate Leaders Group ha reagito denunciando un “minimo comune denominatore estremo” che non rappresenta il loro punto di vista.

Eppure, BusinessEurope è molto più influente e rappresentativa. Attraverso le associazioni di categoria che ne fanno parte in 35 paesi europei, rappresenta 20 milioni di aziende. Il Corporate Leaders Group europeo, invece, conta solo 16 membri a pieno titolo.

Tuttavia, Lucie Mattera del think tank sul clima E3G ha affermato che c’è un crescente sostegno da parte delle imprese per un’ambiziosa azione in sostegno del clima, indicando una lettera di oltre 170 Ceo europei che chiedono un “obiettivo chiaramente definito per ridurre le emissioni di gas serra interne di almeno il 55% entro il 2030”.

“Sembra che BusinessEurope stia cercando di sollevare dubbi sulla valutazione d’impatto perché non ha una solida argomentazione contro l’inevitabilità della direzione generale di marcia”, ha detto Mattera, esortando le aziende a guardare invece al quadro generale.

“Il quadro generale è che l’Europa ha bisogno di una strategia per trasformare la sua economia e affrontare la minaccia esistenziale del cambiamento climatico, trasformare questa necessità in un’opportunità, progettare la giusta serie di strumenti e politiche per renderla socialmente equa”.

“Sarebbe più costruttivo se Business Europe si impegnasse su ciò che è necessario per plasmare e gestire la transizione verde”, ha detto Mattera.